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Strategie perdenti

Monti non vuole aggredire il debito pubblico

Al Tesoro e in Bankitalia forti resistenze ai piani di abbattimento, i tecnici preferiscono affidarsi al fiscal compact

Monti non vuole aggredire il debito pubblico

 

di Franco Bechis

Respinti al mittente. Non solo quello di Angelino Alfano, inviato in bozza una decina di giorni fa. Ma anche tutti i piani per la riduzione del debito pubblico italiani inviati dai vari think tank, da quello di Paolo Savona a quelli di Andrea Monorchio, Franco Bassanini (un intervento articolato in sei mosse  che entro il 2017 dovrebbe dare un gettito ipotizzato in 178 miliardi) e altri. Il governo di Mario Monti ha chiuso di fatto le porte a ogni soluzione tecnica per mettere al riparo l’Italia dal suo vero e unico tallone di Achille: il debito pubblico. A operazioni choc da 150-200 miliardi di euro sono contrari sia Monti sia il suo ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. È stato lui, incontrando esponenti del Pdl, a spiegare perché no: sarebbe a suo dire molto più rilevante pensare al deficit piuttosto che al debito. Bisogna raggiungere più in fretta possibile il pareggio di bilancio e poi mantenerlo. Al debito si penserà nel tempo, con le manovre obbligate di riduzione annuale, a cui l’Italia è costretta dalla firma del trattato europeo sul fiscal compact. Grilli, illustrando la contrarietà del governo Monti a quei piani di riduzione choc del debito, sostiene che la convinzione è la stessa che ha il Governatore della Banca di Italia, Ignazio Visco. È possibile che sia vero. Ma non per questo la ragione deve stare dalla loro parte.

Prima osservazione: questo grande insistere del governo Monti e dei suoi ministri sul deficit svela quel che già avevamo capito: la manovra salva-Italia non solo non ha salvato nulla, ma ha peggiorato i fondamentali dell’economia italiana. Questo governo è stato la malattia, non la medicina dei conti pubblici nazionali. Alla fine il decreto salva-Italia ha dunque allontanato invece di avvicinare il pareggio di bilancio promesso. La manovra così ha depresso tanto il tessuto economico e non ha potuto fare nulla (lì non è colpa di nessuno, semmai era vanagloria pensare che chiunque potesse fare) sullo spread e sulla spesa per interessi. Risultato: si è scelto di imboccare la strada chiesta dalla Germania e dalla Ue, facendo un buco nell’acqua, mentre nulla è cambiato sulla vulnerabilità dell’Italia davanti ai mercati e alla speculazione che li percorre.

Realtà più forte delle ideologie Ha senso quindi rigettare le proposte di Alfano, Bassanini etc (come nella sostanza si vuole fare, anche se Pier Ferdinando Casini per propaganda dice il contrario) per inseguire ancora testardamente quella caccia al deficit piuttosto che al debito?  Grilli e Monti sostengono di sì, che quello vogliono i mercati e che per ridurre il debito servono piccole manovre annuali, altrimenti il mercato stesso si rifiuterebbe di assorbire l’offerta eccessiva di beni mobili e immobili. Questi argomenti sono già stati usati mille volte in questi anni, quasi sempre a sinistra e da parte di chi non vuole cedere patrimonio pubblico perché su quello e sui relativi sprechi campa una classe di politica parassita. Fa un certo effetto sentire usare le medesime argomentazioni da tecnici che per una vita hanno professato la libertà economica e di mercato. Come sempre però la realtà è più forte delle ideologie. Ed è la realtà a dirci oggi che la caccia al deficit è fallita e destinata a fallire ancora in queste condizioni. Lo spread fa lievitare la spesa per interessi e i piani di pareggio vanno a farsi benedire. È un gioco da ragazzi per chi vuole metterti ko stringerti come è stato fatto in una via senza uscita, visto che con due attacchi speculativi ti mettono a terra come vogliono.

Debito pubblico L’unico modo per uscire dall’angolo e disarmare la pistola dello spread: togliere dal mirino una mole consistente di debito pubblico, tutta insieme. Il piano Alfano ha furbizie per farlo immediatamente e vendere poi lentamente per non ingolfare di offerta il mercato, altri propongono diverse soluzioni tecniche di una certa validità. Ma la sola strada percorribile è quella: l’esatto contrario delle scelte fin qui compiute: solo se disarmi lo spread potrà ridursi il deficit e quindi diventare realtà il pareggio di bilancio. Bisogna togliere dal mirino il corpaccione del debito, così gli speculatori resteranno senza cibo e l’Italia potrà svincolarsi dal giogo altrui. O se ne convincono Monti e Grilli, o c’è da sperare arrivi qualcuno al posto loro.

 

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Commenti all'articolo

  • giorgio_collarin

    12 Agosto 2012 - 22:10

    l'equità di monti, una farsa!!! l'imu sulla prima casa pagata con mutuo 25ennale, una tassa obbrobria!!! le accise sulla benzina, vecchie e nuove, una triste sequenza di tassazione mascherata da buonismo!!!

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  • pasquino del3mi

    11 Agosto 2012 - 10:10

    Come si pretende di vendere i beni dello stato? a chi?visto che le case non si vendono, non ce nessuno che investa con la situazione creata dalle meravigliose tasse.Tutti questi laureati, ma in scienze confuse, non hannno capito che se si vuol far partire l'economia si devo dimezzare le tasse,e togliere tutta questa burocrazia che vige solo in italia

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  • isolalta

    09 Agosto 2012 - 17:05

    Credo che tutto sommato lei sia l'unica persona a cui si può fare riferimento in relazione al taglio delle spese, ovviamente un suo fallimento sarebbe catastrofico purtroppo non abbiamo altre persone di validità manageriale come lei, abbiamo solo facendieri credo che in un paese serio si sarebbero dimessi volontariamente quasi tutti, e quasi tutti noi italiani avremmo dovuto vergognarci di aver eletto simili individui. Lo sò sarà solo un mio sfogo che non servira a niente.

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  • 22101938

    09 Agosto 2012 - 16:04

    A questo punto è necessario trovare il modo per accusare di alto tradimento il professore e i suoi collaboratori( il ministro Barca ,mesi addietro, sostenne che mai questo governo avrebbe attuato l'abbattimento del debito pubblico tramite la vendita del patrimonio immobiliare dello Stato).

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