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I sindaci spendaccionivia da politica per 10 anni

La norma, al vaglio del Consiglio dei ministri, prevede l'incandidabilità per coloro che la Corte dei conti ritiene responsabili di dissesto finanziario

Matteo Legnani
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La norma che il Consiglio dei ministri si appresta varare nell'ambito del decreto sulla finanza e il funzionamento degli enti locali (cioè sui cosiddetti costi della politica) potrebbe essere chiamata norma anti-Sicilia. Perchè alle ormai imminenti elezioni regionali isolane sono candidati ben 76 dei 90 consiglieri che in questi anni hanno messo in ginocchio i conti della Sicilia. Dice infatti la norma che "gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire per un periodo di dieci anni incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati". Non solo: "I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, sempre per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonchè di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo". Per dieci anni, cioè, resteranno fuori dalla politica. Spese bloccate agli enti in disavanzo - Agli enti locali che presentino, nell'ultimo rendiconto deliberato, disavanzo di amministrazione "ovvero indichino debiti fuori bilancio per i quali non sono stati validamente adottati i provvedimenti di cui all'articolo 193, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge. Sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi". Controlli sulle spese ogni tre mesi - Le sezioni regionali della Corte dei conti verificheranno, con cadenza trimestrale, la legittimità e la regolarità delle gestioni nonchè il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascun ente locale. A tal fine il sindaco, relativamente ai comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, o il Presidente della provincia, trasmette trimestralmente alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti un referto sulla regolarità della gestione e sull'efficacia e sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti. Il referto è altresì inviato al Presidente del consiglio comunale o provinciale. Nel 2012 niente tagli ai Comuni - Per il 2012 non si applica il taglio di 500 mln di euro ai Comuni, previsto dalla spending review, ma le risorse non ridotte sono utilizzate dai Comuni esclusivamente per l'estinzione anticipata del debito.   

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