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I costi della casta

I sindaci spendaccioni
via da politica per 10 anni

La norma, al vaglio del Consiglio dei ministri, prevede l'incandidabilità per coloro che la Corte dei conti ritiene responsabili di dissesto finanziario

Il divieto di candidarsi è esteso anche ai presidenti delle Province. In Sicilia ben 76 dei 90 consiglieri uscenti che hanno condotto l'isola sull'orlo del fallimento sono in corsa per le regionali del 28 ottobre
I sindaci spendaccioni
via da politica per 10 anni

La norma che il Consiglio dei ministri si appresta varare nell'ambito del decreto sulla finanza e il funzionamento degli enti locali (cioè sui cosiddetti costi della politica) potrebbe essere chiamata norma anti-Sicilia. Perchè alle ormai imminenti elezioni regionali isolane sono candidati ben 76 dei 90 consiglieri che in questi anni hanno messo in ginocchio i conti della Sicilia. Dice infatti la norma che "gli amministratori che la Corte dei conti ha riconosciuto, anche in primo grado, responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire per un periodo di dieci anni incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati". Non solo: "I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili ai sensi del periodo precedente, inoltre, non sono candidabili, sempre per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonchè di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo". Per dieci anni, cioè, resteranno fuori dalla politica.

Spese bloccate agli enti in disavanzo - Agli enti locali che presentino, nell’ultimo rendiconto deliberato, disavanzo di amministrazione "ovvero indichino debiti fuori bilancio per i quali non sono stati validamente adottati i provvedimenti di cui all’articolo 193, è fatto divieto di assumere impegni e pagare spese per servizi non espressamente previsti per legge. Sono fatte salve le spese da sostenere a fronte di impegni già assunti nei precedenti esercizi".

Controlli sulle spese ogni tre mesi - Le sezioni regionali della Corte dei conti verificheranno, con cadenza trimestrale, la legittimità e la regolarità delle gestioni nonchè il funzionamento dei controlli interni ai fini del rispetto delle regole contabili e del pareggio di bilancio di ciascun ente locale. A tal fine il sindaco, relativamente ai comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, o il Presidente della provincia, trasmette trimestralmente alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti un referto sulla regolarità della gestione e sull'efficacia e sull'adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, sulla base delle Linee guida deliberate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti. Il referto è altresì inviato al Presidente del consiglio comunale o provinciale.

Nel 2012 niente tagli ai Comuni - Per il 2012 non si applica il taglio di 500 mln di euro ai Comuni, previsto dalla spending review, ma le risorse non ridotte sono utilizzate dai Comuni esclusivamente per l'estinzione anticipata del debito. 

 

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Commenti all'articolo

  • encol

    22 Ottobre 2012 - 17:05

    Perchè via per 10 anni? Chi non sa gestire va a casa e basta fuori da ogni futuro incarico pubblico. Questo significa fare pulizia. Tutte le altre scelte sono stupidaggini inutili e dannose.

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  • sommesso49

    04 Ottobre 2012 - 22:10

    Non mi risulta che tale organo di controllo sia mai intervenuto, ancorchè reiteratamente richiesto, a censurare e/o condannare. Assolutamente assente!

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  • sommesso49

    04 Ottobre 2012 - 22:10

    Perchè anche gli illustri bocconiani attualmente al governo si rifiutano di reintrodurre il controllo sugli atti degli enti locali. Quel controllo che fu soppresso dal comunista Bassanini e che è servito a portare l'Italia allo sfascio. E a proposito del debito italiano, mi chiedo se la cifra indicata dal governo comprenda anche i debiti delle società partecipate (quelle spa fatte fra Comuni, province e regioni con Italia Lavoro)

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  • marari

    04 Ottobre 2012 - 20:08

    Chi ha sperperato denaro pubblico per fini privati ed ha male amministrato, o meglio, rubato, se ne deve andare a casa per sempre e SENZA INDENNITA', altro che dieci anni. Come sempre trovano le scappatoie, ma si sa al tavolo del consiglio dei ministri c'erano i presidenti delle regioni e potevamo prevedere i risultati! VERGOGNATEVI!

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