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La frecciata

Il Cavaliere striglia i suoi:
"Dovete imparare da Veltroni,
adesso fatevi da parte"

Berlusconi striglia i colonnelli e cita Walter e D'Alema: "Non possiamo lasciare al Pd la bandiera del ricambio generazionale. Chi ha la stessa anzianità politica vada a casa"
Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

di Salvatore Dama

Giocare su più tavoli. «Perché purtroppo noi un Renzi non lo abbiamo ancora trovato e bisogna tentarle tutte». Così Silvio Berlusconi ha spedito Angelino Alfano e Franco Frattini in Romania, al vertice del Ppe, per trattare con Casini, mentre lui (ufficialmente febbricitante) ha preferito rimanere a Milano, per tenere sotto controllo la crisi della Regione Lombardia e per chiudere l’accordo con i leghisti in vista delle elezioni anticipate. E, ovviamente, per continuare a lavorare alla organizzazione del suo nuovo partito. 

Non che il raccolto di giornata sia entusiasmante. I rapporti con l’Udc rimangono i soliti. Cordiali, ma nulla più. Ieri, a Bucarest, ci sono stati diversi abboccamenti. E anche un tentativo di mediazione del presidente del Ppe Martens, ansioso di vedere alleati i partiti italiani che aderiscono alla famiglia del popolarismo. Ma niente di fatto. Si sa cosa vuole Pier: nessuna intenzione di fare accordi con Berlusconi, nessuna voglia di credere che la dirigenza del Pdl, a partire da Alfano, sia capace di affrancarsi dall’incombrante presenza del Cavaliere. Quindi l’ex presidente della Camera va avanti per la sua strada, con l’obiettivo di puntare all’elettorato in fuga dal partito azzurro, invece di dare una mano per risollevarlo. 

Strategia plausibile. Ma che dà per scontata la parabola crepuscolare dell’ex presidente del Consiglio. Il quale invece punta al colpo di coda per mettere tutti in riga, subalterni di partito ed ex alleati. Con Casini, Silvio spera di regolare i conti il 28 ottobre quando si voterà in Sicilia. I sondaggi lasciano ben sperare sulla vittoria di Nello Musumeci. Ma soprattutto il Cavaliere auspica la disfatta dell’asse Pd-Udc che sostiene invece il candidato Rosario Crocetta. Può essere l’occasione per dire “te l’avevo detto” e  per risottolineare la sterilità elettorale dell’alleanza bianco-rossa. Basterà? Una vittoria elettorale ridà fiato. Specie dopo un filotto di bastonate, quelle prese dal Pdl alle ultime elezioni. Motivazioni analoghe (il ritorno al successo elettorale) hanno spinto l’uomo di Arcore a offrire la  Lombardia alla Lega, pur di recuperare le ragioni di un’alleanza, andate perse con il sostegno azzurro al governo Monti.

Una decisione che ha fatto infuriare mezzo partito. Anzitutto il “sacrificato”, cioè Roberto Formigoni, presidente in carica della giunta lombarda. Ma anche gli ex An, che non vogliono mollare un incarico così strategico ai leghisti. Sarebbe la terza Regione del Nord, dopo Piemonte e Veneto, a essere “regalata” al Carroccio. Troppo. Ignazio La Russa è critico sulla candidatura del leader leghista Roberto Maroni. E ieri ha proposto le primarie di coalizione, lasciando intendere di voler chiedere che una candidatura del Pdl (l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini) si contrapponga a quella dell’ex ministro dell’Interno. E che vinca il più popolare. 

Anche in questo caso gli ex An, ieri riuniti in un vertice-sfogatoio,  hanno avvertito il disagio di non essere coinvolti nelle scelte. Di subirle. E a questo punto iniziano a sospettare che ci sia una strategia per spingerli fuori dal partito. È così? Si sa che Berlusconi vuole dare vita a un grande ricambio generazionale. E certo non vuole lasciare al Partito democratico il primato del ringiovanimento della classe dirigente: «Se quelli lasciano a casa D’Alema e Veltroni, noi non possiamo portare in Parlamento chi ha la sua stessa anzianità politica». Tesi sostenuta anche dai quarantenni del Pdl come Fabio Rampelli, intervistato da Lettera 43.  E c’è chi, fiutata l’aria, toglie elegantemente il disturbo senza resistenze. «Non ho alcuna intenzione di ricandidarmi», ha annunciato l’ex presidente del Senato Marcello Pera alla presentazione del libro di Barbara Romano sul “caso Lusi”: «ho già dato, la mia stagione politica è finita».

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Commenti all'articolo

  • liberal1

    19 Ottobre 2012 - 07:07

    Casini ha vinto ha distrutto il PDL è la competizione bellezza è come una partita a tennis o si vince o si perde casini ha vinto sulla carta alle elezioni sarà trombato ma chi lo vota uno che sa solo blaterare? Ormai la gente sa che se voti casini o l'udc stai sotto a caltagirone. VOLETE LE RIFORME ITALIANI? NON ANDATE A VOTARE VEDRETE QUANDO SI ACCORGERANNO CHE L'80% NON HA VOTATO è NATO UN NUOVO PARTITO E SE ESCE IL MATTO L'UOMO FORTE QUESTI POLITICANTI SARANNO ARRESTATI TUTTI E CHI SCAPPA AVRA'MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA IL FALLIMENTO DELL'ITALIA. CHI VOTA FIRMA UNA CAMBIALE IN BIANCO CHI NON VOTA ACCELERA LE RIFORME DA 1000 A 300 DEPUTATI E SENATORI ABROGAZIONE DELLE PROVINCE FINANZIAMENTO AI PARTITI O RIMBORSI ELETTORALI TAGLIO DEI COSIGLIERI REGIONALI E COMUNALI TAGLIO DEGLI ASSESSORATI REGIONALI E COMUNALI TAGLIO DELLE CONSULENZE ESTERNE TAGLIO DELLE COMMISIONI PARLAMENTARI REGIONALI E COMUNALI CIOE' SENZA DARE SOLDI TAGLIO VERO DELLA POLITIC

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  • wilegio

    wilegio

    18 Ottobre 2012 - 18:06

    Fanno presto a dire che non si ricandidano: sempre meglio che una sonora trombata come quella a cui andressero sicuramente incontro. Tanto, si sa, il numero dei parlamentari che si eleggeranno nelle file del pdl si conterà sulle dita, quindi resteranno solo i soliti fedelissimi del Capo e pochissimi altri.

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  • piccioncino

    18 Ottobre 2012 - 18:06

    Ma..quale rinnovamento??!!..Attraverso l'affidamento della leadership..a..sbiaditi personaggi simil-democristiani balbettanti, offuscati, decadenti,..che vanno a Bucarest a tentare di intrallazzare..per raccordarsi..con volponi democristiani..sanguisughe, appestati e melassosi..di lungo corso parassitario..Ma..per favoreee!!

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  • feltroni ve le suona ancora

    18 Ottobre 2012 - 17:05

    Visto bananas? Ve lo dice anche il nanetto, imparate da me... Ps Ma io non ci casco, non cederò alle lusinghe di uno che non ha mai pagato una donna in vita sua

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