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Coalizione da svegliare

Pdl, sveglia in Lombardia
si può vincere
Ma a patto che...

A Milano il centrodestra iniziò a crollare, ora ha la chance di confermare l'asse del Nord. Con un candidato unico Lega-Pdl

Pdl, sveglia in Lombardia
si può vincere
Ma a patto che...

 

di Massimo de' Manzoni

Che nel Popolo della libertà, dopo le ultime batoste e le frequenti giravolte, serpeggi la depressione e scarseggi la lucidità è comprensibile. Ma non per questo un elettore che fa riferimento all’area del centrodestra troverà tollerabile che si diano per perse in partenza anche battaglie  che si possono ancora  vincere, se solo   non ci si avviluppa in veti incrociati e ripicche da fine impero. Per scendere nel concreto, parliamo della Lombardia. Di quella regione, cioè, che nelle meste chiacchiere dei politici pdl raccolte dai cronisti parlamentari viene accomunata al Lazio nella prospettiva di una disfatta elettorale, al punto che la volontà di arrivare a unificare regionali e politiche ha come sua prima motivazione proprio il tentativo di evitare che la débâcle nelle prime si riverberi di lì a due mesi sulle seconde, appesantendo ulteriormente un risultato che si prevede poco meno che catastrofico. Meglio un tonfo unico, si mormora: una botta secca che, nei calcoli bizantini delle segreterie, potrebbe (forse) consentire di preservare qualche punto decimale, garantendo (magari) una manciata di seggi in più in Parlamento. Ma le cose stanno davvero così? Probabilmente no. Non in Lombardia, comunque.

È vero che la giunta Formigoni è caduta sotto il peso di svariati scandali giudiziari, proprio come quella laziale. Però è altrettanto vero che i lombardi sono stati amministrati in modo più che egregio, in certi casi eccellente, per quasi vent’anni dai partiti di centrodestra. E, al momento del voto, queste sono cose che pesano anche in tempi in cui soffia forte il vento del rinnovamento a tutti i costi. Inoltre, il centrosinistra, che si propone come alternativa naturale, non ha un condottiero irresistibile. Dopo molti tentennamenti si è deciso di puntare su Umberto Ambrosoli, brava persona, figlio di cotanto padre, ma totalmente privo di esperienza amministrativa, non proprio popolarissimo e, a prima vista, non dotato di un carisma tale da farne un trascinatore di folle. Ulteriore elemento di debolezza: è un «moderato». Il che lo espone al concreto rischio di farsi erodere il consenso a sinistra dal rampante movimento di Grillo, stimato dai sondaggi oltre il 20% e grande incognita della consultazione.

È evidente che un centrodestra unito e con un candidato di valore avrebbe le carte in regola per giocarsi la partita con buone chance di successo. Invece che succede? Formigoni impegna la coda del suo mandato a ostacolare le ambizioni dell’alleato,  la Lega, e alla fine sponsorizza la candidatura dell’ex sindaco ed eurodeputato Gabriele Albertini proprio in chiave anti Carroccio. E i lumbàrd, dal canto loro, proclamano di voler correre da soli e lanciano il pezzo da novanta: nientemeno che il segretario federale, l’ex ministro Roberto Maroni. In pista ci sono dunque due cavalli di razza, che però divisi non hanno la minima possibilità di vincere. Buon senso vuole che si trovi un’intesa. E difatti la Lega ci ripensa e propone la soluzione giusta: facciamo le primarie di coalizione, lasciamo che siano gli elettori a decidere.

La risposta di Albertini è un no secco, accompagnato dalla minaccia di stracciare la tessera del Pdl. Peccato. Ma anche pazienza: nel senso che è il caso di farsene una ragione e voltare pagina. L’ex sindaco non è certo l’unico esponente di prestigio che il Pdl è in grado di mettere in campo. Così, di primo acchito, vengono in mente almeno quattro nomi, diversi tra loro, ma accomunati dalla giovane età e dal fatto di godere di buon consenso tra gli elettori: l’ex ministro Mariastella Gelmini, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, l’europarlamentare Carlo Fidanza, il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, il formattatore. Sicuramente ce ne saranno altri. Tocca al partito vagliarli, sceglierne uno e proporlo per la sfida lanciata da Maroni. Primarie vere, all’americana. Poche regole, un patto chiaro che preveda ruoli amministrativi e peso politico adeguato anche per chi non la spunta e poi via: scelgano i lombardi.

Da una competizione così uscirebbe un candidato forte a capo di una coalizione altrettanto forte. La vittoria non sarebbe affatto un miraggio, anzi. Le implicazioni non possono sfuggire. Innanzi tutto, l’alleanza Pdl-Lega terrebbe l’asse del Nord, ovvero Veneto-Lombardia-Piemonte, in una legislatura in cui il governo nazionale sarà in grado di decidere pochissimo, prigioniero dei vincoli europei, e grande importanza assumeranno invece le realtà locali. Uno sbocco «bavarese», in modo da dare respiro all’area più produttiva del Paese, potrebbe aprirsi in tempi più rapidi di quanto non si sospetti, a condizione che questa zona conservi una guida politica omogenea. Rischia di essere un passaggio storico.

Inoltre, non va sottovalutata la spinta psicologica. Dopo due anni di ceffoni, il centrodestra potrebbe ripartire proprio da dove iniziò la caduta verticale: Milano, elezione del sindaco. Cioè quando Libero titolò profeticamente (ma inascoltato): «Pericolo, caduta voti». Sarebbe la chiusura simbolica del cerchio, il fondo toccato per poi risalire. Non provarci nemmeno è un delitto. Per questo, al diavolo chi non ci sta. La posta in gioco è troppo alta per tutto il vasto popolo che in qualche modo si rifà al centrodestra («solo» la maggioranza degli italiani) per consentire a ubbìe o ambizioni personali di mettere i bastoni tra le ruote al progetto. 

 

 

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Commenti all'articolo

  • futuro libero

    17 Novembre 2012 - 12:12

    occorre trovare una persona che possa essere un pò del PDL e un pò della Lega, Albertini per me è una persona giusta.

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  • imahfu

    16 Novembre 2012 - 23:11

    Mandiamola in Sicilia ad imparare. Lì - come ha gia' fatto - l'esame é piu' facile. Un sorriso a u' picciotto, la barritta e u mafiusu, innamurato. Lupi mandiamolo in Spagna a imparare le regole dell'Opus Dei.

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  • arwen

    16 Novembre 2012 - 19:07

    E che è una partita di calcio, una sfida a bocce tra amici? Qui non si partecipa per vincere, ma per assumersi la responsabilità del governo di una regione. Ci sono le idee? Ci sono i progetti? ci sono gli uomini e le donne di valore per reggere la responsabilità e non cadere nel trappolone del magna magna? Questo è veramente importante! Sono anni e anni che ogni schieramento scende in campo per "vincere", peccato che poi si dimentica di governare. E' ora di invertire la tendenza!

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  • wilegio

    wilegio

    16 Novembre 2012 - 19:07

    Tutto giusto ciò che lei scrive, De Manzoni, ma c'è un piccolo problemino: quei nomi da lei citati sono degli esimi signori nessuno! Politicanti di bassa lega (non Lega Nord) incapaci di guardare al di là del proprio naso. Hanno puntato tutto sulla persona sbagliata e hanno perso Milano, e adesso stanno facendo lo stesso in regione, pur di non darla vinta alla Lega. Quindi ne usciranno sconfitti i Lombardi, ma anche tutti gli Italiani, perchè quello che lei definisce "sbocco bavarese" sarebbe enormemente utile a tutto il Paese. Ma il pdl si è già suicidato da tempo e a questo punto è inutile insnstere con l'accanimento terapeutico: lasciamolo morire, dopodichè avremo cinque anni per provare a riorganizzare un Centro Destra decente. Ma adesso non si può fare, perchè le ferite sono ancora troppo fresche e la gente ha bisogno di più tempo per dimenticare i danni fatti da Berlusconi & his band.

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