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Consultazioni democratiche

Ordine agli immigrati: votate Bersani

In Campania i grandi proprietari terrieri hanno mobilitato i braccianti stranieri per il segretario

immigrati in coda in uno dei seggi allestiti ad Eboli

 

Peppe Rinaldi

Una grande festa democratica. La rivincita della partecipazione sull’antipolitica dilagante. Un successo che spiana la strada alla parte sana di quest’Italia imbruttita da vent’anni di becerume berlusconiano. Certo, come no. Chiedere, ad esempio, alle centinaia di povericristi reclutati nei campi della Piana del Sele, a sud di Salerno, costretti a dare il proprio contributo alla palingenesi del Paese nella rinnovata veste di democrats tutti d’un pezzo. Il punto non proprio trascurabile è che loro neppure sanno chi sia Bersani e, quando c’è, di Firenze hanno notizia perché magari da quelle parti vive uno loro parente, un amico, un familiare. Ma costretti da chi? Ovvio, dai loro «padroni», cioè da quelli che nella migliore delle ipotesi li pagano - quando lo fanno - 30 euro dopo un’intera giornata trascorsa a raccogliere finocchi, verza o scarola.

L’esempio Cgil  C’è stato un tempo in cui questo tipo di truppe le organizzava la Cgil: il delegato sindacale li caricava a bordo di bus presi in fitto e accompagnava le frotte di extracomunitari ai diversi appuntamenti democratici del caso. Oggi ci pensano direttamente i latifondisti: attraverso la solita rete di caporali, prelevano bulgari, marocchini e romeni vari disseminati sul territorio portandoli ai seggi dopo averli stipati negli stessi furgoncini che prima dell’alba, normalmente, si dirigono verso i campi. Democraticamente, s’intende. 

 

Sì padrone Eppure è successo domenica scorsa e, prevedibilmente, succederà anche la prossima. «Noi solo votare scheda padrone» dicevano a chi, spinto dalla curiosità di vederli in fila nell’unico giorno (forse) libero della settimana, se li trovava nei seggi organizzati per le primarie: il tutto sotto lo sguardo vigile del bersaniano locale che controllava l’andazzo. «Bersaniano» è solo un caso: se al potere locale ci fosse stato un renziano o un hitleriano, la scena sarebbe stata identica. Perché il latifondo - come la sinistra ci insegna da sempre - sta col potere. Eccolo spiegato il successone di Pier Luigi Bersani al Sud, non è che ci volesse tanto a capirlo. In uno dei seggi allestiti nel comune di Eboli, uno dei più estesi d’Italia, in località Corno d’Oro (cui si riferiscono le foto) la vicenda ha assunto tratti a dir poco surreali. La maggioranza politica che governa la città resa famosa da Carlo Levi è interamente schierata col segretario (naturale, ha in mano le chiavi delle candidature prossime al Parlamento). Il sistema di potere ha determinato il coinvolgimento diretto di grossi proprietari terrieri: i quali da un ente locale possono sempre aspettarsi concessioni edilizie e permessi vari per le attività che coinvolgono le grandi aziende agricole. Alla trafila burocratica per la partecipazione al voto ci hanno pensato loro, come pure l’obolo da due euro per la causa democratica è stato versato dai piccoli e grandi boss della terra della Piana: un pacchetto completo per non meno di quattrocento stranieri, tra comunitari e non, come si legge in uno dei verbali di contestazione immediatamente formalizzato da chi a questo spettacolo non intendeva piegarsi. Inutile dire che è un verbale cui nessuno farà caso: non sia mai che una tale festa della democrazia venga rovinata dalla puntigliosità di qualcuno. 

 

Cartoni misteriosi  Il bello è che mentre tutto ciò accadeva nella sterminata area della Piana del Sele, nell’altro seggio allestito nel centro cittadino si consumava una scenetta a metà tra l’esilarante e l’inquietante. Il sindaco Martino Melchionda, ex bassoliniano oggi bersaniano convinto (Bersani, dicono, pare abbia promesso incarichi di governo un po’ a tutti quelli che ha incontrato nel suo tour nel Mezzogiorno) è stato beccato insieme a un fornitore del comune mentre quest’ultimo stava per fare entrare nel seggio, da un ingresso secondario, due grossi cartoni, di quelli che si usano per contenere la pasta. Scoperto e imbarazzato l’esponente Pd non ha saputo inventarsi altro: «Stavo  allestendo un altro seggio, c’era troppa folla e volevo contribuire a farla smaltire». Ovviamente nessuno gli ha creduto, neppure i carabinieri intervenuti a sedare una prevedibile rissa con i renziani. Ma vuoi mettere: da qui rinascerà l’Italia.

 

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Commenti all'articolo

  • sardapiemontese

    30 Novembre 2012 - 15:03

    occasione, presa al volo dalla sinistra, per dimostrare la propria superiorità morale e culturale..... ma andate aff@@@@@@

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  • europol

    29 Novembre 2012 - 17:05

    Dov'è la novità? Già alla fine degli anni ottanta nelle provincie di napoli e caserta la cgil usava i primi immigrati clandestini per aumentare gli iscritti,attraverso i caporali (tramiti dei padroni terrieri)imponedo la partecipazione al sindacato se volevano lavorare.

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  • perfido

    29 Novembre 2012 - 16:04

    In Lombardia, almeno dove vivo io, gli immigrati fanno direttamente scalo e riferimento alla CGIL, per la qualsivoglia. Pertanto, le conseguenze sono quelle che poi vediamo nei fatti reali. Saluti.

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  • perfido

    29 Novembre 2012 - 16:04

    In Lombardia, almeno dove vivo io, gli immigrati fanno direttamente scalo e riferimento alla CGIL, per la qualsivoglia. Pertanto, le conseguenze sono quelle che poi vediamo nei fatti reali. Saluti.

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