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Il passo indietro

Berlusconi, quando Silvio diceva: "Non mi candidato, facciamo le primarie"

Berlusconi, quando Silvio diceva: "Non mi candidato, facciamo le primarie"

 

Silvio Berlusconi alla fine ha scoperto le sue carte. Sarà lui il candidato premier del Pdl. Alle prossime elezioni dovrà vedersela contro il leader del Pd Pier Luigi Bersani, ma ancora prima contro il governo Monti. Una mossa tutt'altro che scontata visto che meno di due mesi lo stesso Cavaliere con un video messaggio aveva decretato la fine della sua carriera politica annunciando le primarie del Pdl per trovareil suo successore. Era il 25 ottobre e Silvio sostenne che il suo passo indietro, era dettato dall'amore per l'Italia. "Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva", diceva annunciando le primarie per il 16 dicembre. 

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"Non ripresenterò la mia candidatura a premier",spiegò Berlusconi, "ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po' di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività. Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell'individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi".

Ieri il passo indietro. L'accelerazioni alla ridiscesa in campo nasce da una serie di valutazioni: la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata sicuramente la decisione del Consiglio dei ministri di negare l'election day e di approvare, senza modifiche, la legge sulle cosiddette 'liste pulite'. Ufficialmente però il Cavalieri ha sostenuto fin da mercoledì sera che la sua candidatura è solo per il bene del Paese. "Non posso consentire che il mio Paese preciti in una spirale recessiva senza fine" visto che la situazione di oggi "è ben più grave di un anno fa", ha detto. Insomma, il ritorno sarebbe dettato dalla crisi economica, aggravata dal governo tecnico di Mario Monti che invece l'avrebbe dovuta risolvere.

 

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