Cerca

Addio Monti

Berlusconi: consumi, pil, tasse e lavoro
Così sarà la campagna elettorale

Berlusconi denuncia cifre da incubo e, su questi argomenti, attaccherà il Pd e l'esecutivo dei Prod

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

 

di Sandro Iacometti

Forse non è esattamente il baratro, come dice Silvio Berlusconi, ma ci siamo molto vicini. Ieri Confcommercio ha calcolato che la stretta sui consumi porterà l’italia indietro di 15 anni, mentre il reddito disponibile nelle nostre tasche ci farà tornare addirittura al 1985, 28 anni fa. Ma le categorie spesso esagerano, lanciano allarmi eccessivi, manipolano i numeri a proprio vantaggio. Bene, prendiamo allora i documenti ufficiali compilati dagli esperti del ministero dell’Economia e delle Finanze guidato fino a qualche mese fa dallo stesso Mario Monti ed ora dall’ex direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.

Il quadro che emerge dal Documento di economia e finanza, così come modificato dalla nota di aggiornamento presentata dal governo lo scorso settembre, non lascia davvero spazio ad alcun tipo di entusiasmo. Soprattutto se ci avventuriamo in un confronto con gli indicatori dello scorso anno. L’elenco è lungo e, tranne il rapporto tra deficit e pil, che migliorerà grazie alle stangate micidiali che ci sono arrivate sulla schiena negli ultimi dodici mesi, tutti hanno un’evoluzione negativa. Il prodotto interno lordo chiuderà l’anno sotto del 2,4% rispetto ad un +0,4% del 2011. Il tasso di disoccupazione è schizzato al 10,8% contro l’8,4% registrato lo scorso anno. I consumi privati precipitano del 3,4% (0,1% nel 2011) e la domanda interna crolla del 5% (-1%). Male anche i crediti in sofferenza delle banche, saliti dai 104,3 miliardi del 2011 ai 117,6 miliardi di quest’anno. Inutile parlare della pressione fiscale, schizzata dal 42,5 al 44,7%.

E le cose non dovrebbero andare un granché bene neanche nei prossimi mesi. 

Secondo le previsioni d’autunno, diffuse qualche settimana fa dalla Commissione europea, nel nostro Paese è in atto «una recessione profonda» che non mollerà il colpo fino alla seconda metà del 2013, quando «una tiepida ripresa» potrebbe rimettere in moto il ciclo economico. Ma il ritmo, avverte la commissione, sarà «ancora debole», considerato che i consumi privati dovrebbero contrarsi ulteriormente anche il prossimo anno, «per tornare in territorio positivo solo nel 2014».

Tradotto in cifre, la Commissione stima un pil in calo dello 0,5% anche per il 2013. Se poi le tensioni sui mercati finanziari dovessero allentarsi, cosa nient’affatto scontata, l’Italia potrebbe acciuffare uno 0,8% di crescita nel 2014. Il prolungamento della recessione avrà effetti devastanti sul mondo del lavoro. La disoccupazione è, infatti, destinata ad aumentare ancora nei prossimi due anni, passando dal 10,6% del 2012 all’11,5% del 2013 fino all’11,8% del 2014.

A mettere in ginocchio il Paese, ha spiegato il commissario Ue Olli Rehn, è stato il combinato disposto delle manovre correttive e delle «pressioni al rialzo sui tassi di interesse», che hanno «amplificato l’impatto depressivo del consistente consolidamento di bilancio sulla domanda interna».

Ed ecco il bello: malgrado la cura da cavallo, neanche i conti sono a posto. La Commissione europea ha infatti confermato che l’Italia otterrà il pareggio di bilancio strutturale nel 2013 (-0,4%), ma sarà solo un miraggio. Per il 2014, a politiche invariate, il deficit salirebbe di nuovo a -0,8%. 

Quanto al debito (previsto al 126,5% nel 2014), Rehn ha avvertito che «il ritmo rallentato di riduzione» rispetto a quanto previsto in primavera, «è fonte di preoccupazione soprattutto nel contesto di una prospettiva di crescita lenta».

Il risultato è drammatico quanto scontato: altre correzioni ai conti pubblici. Il commissario agli Affari economici e monetari ha detto chiaramente che «è importante continuare gli sforzi di consolidamento oltre il 2013» ed è «specialmente importante che l’Italia raggiunga e conseguentemente mantenga il pareggio di bilancio in termini strutturali e centri gli obiettivi di riduzione del debito pubblico».

Di identico tenore l’outlook pubblicato una sttimana fa dall’Ocse, in cui tra le altre cose, si sottolineava che le misure di austerità varate dal governo hanno causato il maggior calo dei consumi registrato in Italia dal secondo conflitto mondiale.

Per il resto, anche l’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita economica per l’Italia, mostrando particolare preoccupazione per la traiettoria di riduzione del debito, che potrebbe avanzare meno rapidamente del previsto e rendere necessario un nuovo aggiustamento fiscale nel 2014.

La prospettiva di ulteriori stangate, con conseguente contrazione dei consumi, crollo delle vendite, frenata della produzione industriale, aumento della disoccupazione, forse non è il baratro, ma sembra comunque qualcosa da cui stare il più possibile alla larga.

twitter@sandroiacometti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • marco50

    06 Gennaio 2013 - 15:03

    Quanti sinistri a parlare male di Silvio! ma avete paura ? Forse il nervosismo inizia a serpeggiare tra le file comuniste......Mi immagino La Repubblica.. "Per favore un PM ad indagare qualcuno della Lega, un altro ad indagare uno del PDL ...cazzo muovetevi, fate presto" Veramente non vi capisco, se non vi piace Silvio votate Bersani, Casini, Ingroia,adesso avete pure Monti! Ma così siete patetici.

    Report

    Rispondi

  • marco1927

    12 Dicembre 2012 - 14:02

    per ora a calci nel culo hanno preso te e continuano a farlo.... paga e stai zitto! idiota, non ti viene in mente che ci sono Italiani veri che hanno le palle piene di essere spremuti da Monti e compagnia ed a solo vantaggio di burocrazie fittizie? l'economia reale è finita e le persone che la fanno pure... osserva i contenuti prima di scrivere ed ascolta quello che dicono i singoli personaggi per poi fare lo schizzinoso semmai.

    Report

    Rispondi

  • maverick100

    10 Dicembre 2012 - 17:05

    Eccerto infatti la Russia vende e gas e petrolio all'italia per l'amicizia che putin ha con silvietto nostro. Non è che l'ENI ha rapporti con l'URSS dagli anni '60 no eh. Studiati un po' la storia di Mattei e dell'Italia tutta.

    Report

    Rispondi

  • marco 72

    09 Dicembre 2012 - 14:02

    'sto coglione ancora non ha capito che deve lasciare l'italia al più presto o verrà preso a calci in culo

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog