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Vi racconto il funerale di Di Pietro, il baciapantofole di Ingroia

Per la cerimonia non abbiamo nulla da indossare, a meno di indossare improbabili tonache arancioni

Vi racconto il funerale di Di Pietro, il baciapantofole di Ingroia

di Filippo Facci

C'è il funerale di Di Pietro e non abbiamo niente da metterci, a meno di indossare improbabili tonache arancioni. Mentre infiniti articoli descrivono le esequie di Berlusconi (uno che, se gli va malissimo, becca il voto di un elettore su cinque) stiamo trascurando la fine meritatissima del secondo personaggio a cui i media italiani, dopo il Cavaliere, hanno dedicato più spazio negli ultimi vent'anni.  Quasi non c'è gusto, su questa riva del fiume, a vederne galleggiare i pezzettoni e non un solo e goffo corpaccione, peraltro intubato dalle flebo che pochi talkshow pietosamente gli regalano. Vent'anni di sbattimento, una Repubblica troppo grezzamente abbattuta, innocenti sbattuti in carcere, sofferenze inflitte, tradimenti, voltafaccia, e tutto per che cosa? Per metter su qualche soldo, qualche casetta, per pesare meno di uno come De Magistris; per buttare alle ortiche partito e simbolo dopo un penoso fuggi fuggi generale; per salvare solo se stesso e due o tre mozzorecchi incapaci di intendere ma non di volere. Lui che alle Europee, tre anni fa, prese l'8 per cento. Lui che durante Mani pulite, una vita fa, giunse ad avere la fiducia del 95 per cento degli italiani, i quali - scusate - un po' rincoglioniti dovevano esserlo. Lui che domani, al Manette Show del teatro Capranica, stringi stringi bacerà la pantofola del finto tentenna del Guatemala: l'agonia continua. Ma siam qui sulla riva.

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Commenti all'articolo

  • Franco1234

    29 Dicembre 2012 - 22:10

    Sono iscritto a Italia dei Valori dal 2008 e alle prossime elezioni voterò Silvio Berlusconi. Sarebbe più corretto definirmi "agnello sacrificale"; io e gli altri siamo le migliaia di morti (in senso figurato grazie a Dio, ma politicamente lo siamo) da portare al tavolo delle trattative coi politicanti della domenica, con gli invasati che con la scusa della "società civile" e dell'associazionismo non ci hanno mai messo la faccia (e le braccia, e la schiena, e la salute) e con chi, nel 2012, si definisce, orgogliosamente, un comunista. Voterò Silvio Berlusconi perché non è come Di Pietro, Berlusconi non ha distrutto un partito e mandato a quel paese migliaia di persone che avevano creduto in un progetto, e ci avevano messo molto impegno. Perché non è come Di Pietro e Berani, Berlusconi non è disposto a svendere qualsiasi ideale basilare, qualsiasi principio fondamentale del proprio partito per pochi voti. Come in un romanzo il cattivo non è cattivo e l'assassino è insospettabile.

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  • manasse

    29 Dicembre 2012 - 13:01

    caro facci io ho settanta anni e non so quanti ne avevi tu nel 92 sono uno dei rincoglioniti che al momento pensava che FINALMENTE qualcuno aveva il coraggio di mettere le mani nei quartieri alti,ma il mio plauso è durato poco o niente quando ho capito che i quartieri non erano tutti ma mirati e mi sono cadute le braccia,questo per dire che tutti sono bravi DOPO come te ma allora..............

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  • tron39

    26 Dicembre 2012 - 07:07

    ma mi facci il piacere facci..parli proprio tu di baciapantofolai a proposito sei stato ultimamente ad hammanett ????

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  • lobadini

    25 Dicembre 2012 - 18:06

    La giusta fine di un magliaro senza arte ne parte

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