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Toghe politiche

Pietro Grasso si candida con il Partito Democratico

Il procuratore nazionale antimafia ha chiesto l'aspettativa al Csm per fini elettorali: scontato il "sì". Non sarà al fianco di Ingroia: scende in campo coN Bersani
Pietro Grasso

 

Anche il procutatore nazionale antimafia Pietro Grasso scende in politica. Il magistrato ha infatti chiesto al Csm l’aspettativa per motivi elettorali. Solo qualche giorno fa   Grasso non si allea con il massimo teorico della trattativa tra Stato e mafia, ma con il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani.

Dalla toga alla poltrona - I magistrati, i pm, i procuratori antimafia ormai hanno deciso di abbandonare il loro mestiere per fare politica. C'è chi come Ingroia si mette in pole position per guidare un intero movimento. La lista arancione in pratica se la sta cucendo addosso. Poi c'è chi la politica la fa da tempo con la toga appesa nell'armadio. Finocchiaro, Violante, Di Pietro e tanti altri come Caliendo, Centaro, Giuliano, D'Ambrosio, Della Monica, Nitto Palma, Maritati, Ferranti, Tenaglia, Lo Moro, Papa, Palomba, Emiliano. E non dimentichiamo De Magistris che è traino politico di Ingroia. Il salto dalla poltrona alla toga è semplice. Fai due-tre inchieste rigorosamente risolte con archiviazione e poi ti arriva la chiamata per la lista. Di sinistra, quasi sempre. Però i magistrati mica sono fessi. Il rischio della politica è alto. Può anche succedere che ci sia un flop dietro l'angolo.

Il paracadute -  E allora come mettersi al sicuro?. Basta chiedere l'aspettativa elettorale. Un'aspettativa che è un bel paracadute se le cose vanno male. Il potere giudiziario, insieme a quello legislativo, ed esecutivo costituiscono l'ossatura dello Stato e sono essi stessi bilancini per garantire l'indipendenza dei vari settori istituzionali. Quando qualcuno salta da un carro ad un altro è in palese conflitto d'interessi. C'è poco da fare. Non si può indagare su qualcuno con un'inchiesta politicizzata e dalla sera alla mattina entrare a piedi uniti in politica. Verrebbe a mancare la fiducia da parte dei cittadini nella magistratura che dovvrebbe essere al di sopra delle parti. Quindi garantire l'aspettativa ad un magistrato o ad un pm che va in politica è altrettanto grave. Il motivo? Chi ha la toga addosso ha una grande responsabilità. Se poi sceglie di fare una campagna elettorale per candidarsi ne ha un'altra, personale in quel caso, di sicura importanza. Durante le campagne elettorali si possono avere nemici, si può attaccare politicamente qualcuno, si contestano legittimamente le idee dell'avversario. Insoma per dirla in una parola: ci si scopre. Se poi le cose non vanno bene e non si viene eletti rindossare la toga ancora una volta potrebbe essere ulteriore segnale di poca coerenza. Ovvero si lascia sempre il sospetto che gli avversari politici in campagna elettorale possano essere perseguitati usando il potere giudiziario

Non tutti sono uguali - Tutti hanno diritto ad avere un'aspettativa per motivi elettorali. Ma andrebbe eliminata se l'incarico professionale riguarda uno dei poteri indipendenti dello Stato. L'aspettativa per i magistrati tutela in pratica il conflitto d'interessi. Un architetto che chiede l'aspettativa per fare politica, qualora rientrasse a lavoro non ha nel il potere nè il modo per consumare "vendette". Un magistrato sì. Sta sempre nella fiducia nella giustizia l'equilibrio di questa piccola anomalia. Il cittadino ha fiducia o meno nei magistrati e ne accetta sempre il verdetto. Ma di quelli che sono scesi in politica per poi risalire in magistratura, forse è un pò meno semplice da digerire.

 

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Commenti all'articolo

  • feltroni ve le suona ancora

    29 Dicembre 2012 - 18:06

    Dici: un altro allegro settantenne che viene in parlamento a predicare la legalità. Secondo me meglio di un losco settantenne che per vent'anni ha predicato l'illegalità e considerato l'evasione fiscale una cosa giusta. E poi vi lamentate dell'IMU! Se il nanetto torna dovrete venderla la casa! Capre che non siete altro... Ps E poi quale altra miglior immagine per il mondo che ci guarda stupito: da una parte è candidato il procuratore antimafia, dall'altra il boss mafioso Dell'Utri. Ricominciano già a ridere di noi come un anno fa, aiuto!

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  • girodipalle

    29 Dicembre 2012 - 15:03

    E' in tempi come questo che si comprende il benefico uso della ghigliottina.

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  • arwen

    28 Dicembre 2012 - 19:07

    Ehi, Bersani, perchè non lo fai decidere agli italiani se vogliono il sig. Grasso come loro rappresentante? Ah, già che sbadato, non avete voluto, in combutta con tutti gli altri partiti, riformare la legge elettorale, perciò ora vi sentite liberi di imporci tutto ciò che volete. Un altro boiardo di stato, un altro allegro settantenne che, invece di andarsi a godere la pensione d'oro, viene in parlamento a predicare la legalità che, nella sua carriera, non è mai riuscito ad imporre, visto che questo è uno dei paesi più corrotti e mafiosi del mondo!

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  • GINO47

    28 Dicembre 2012 - 14:02

    Il neo acquisto del PD, con la promessa delle chiavi di via Arenula già in tasca, parla di riformare la giustizia. E cita come capisaldi della riforma, il falso in bilancio, il voto di scambio e la prescrizione. Ecco, in pratica lo hanno messo là per CONSERVAZIONE. Se un valente Magistrato come lui non ha ancora capito - o non vuol capire - che in realtà la Riforma della Giustizia in Italia passa per altre vie quali l'ordinamento in sé e per sé della Istituzione medesima, nonché i suoi rapporti con gli altri poteri dello Stato, senza neanche citare la responsabilità civile e penale dei Magistrati, allora la sua discesa in campo si spiega da sola.

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