Cerca

Il commento della Maglie

Monti da una parte, Ingroia dall'altra: Bersani ora ha paura di perdere

Il blocco manettaro dell'ex pm potrebbe rosicchiare a Vendola voti preziosi per il Senato. E il Centrino è un'insidia per il Pd

Monti da una parte, Ingroia dall'altra: Bersani ora ha paura di perdere

 

di Maria Giovanna Maglie

Sarà l’attacco furibondo e minaccioso del magistrato Ingroia, che dice pure Berlusconi per Bersani, ops che lapsus,  neo candidato dell’estrema sinistra, al magistrato Pietro Grasso, neo candidato del Pd, il segnale dell’apertura di gravi ostilità e del rischio di pesanti perdite per Bersani and company? O sarà quella frase velenosa di Pietro Ichino, dal Pd di cui è ancora senatore passato all’agenda Monti, quando dichiara che Mario Monti su certi temi è più a sinistra di Pier Luigi Bersani? Il primo proclama con la verve velenosa che gli è abituale, e che fino a qualche tempo fa piaceva tra i vertici del Pd: «Siamo in un’emergenza democratica, dovuta allo strapotere dei sistemi criminali, dovuta alle insufficienze e alle inadeguatezza della politica. L’anomalia non sono io, l’anomalia sono gli altri, il Pd si trova dentro una politica antimafia che non ha mai avuto l’ambizione secca che abbiamo noi, ossia eliminare la mafia». Il secondo, Ichino, dice addirittura: «Ha una sua vocazione maggioritaria, non sarà un partito più piccolo del Pd. Se guardiamo l’operazione Monti con gli occhi dei giovani, delle donne e degli over cinquantacinque esclusi dal mercato del lavoro e di tutti gli outsider, oserei dire che è più dalla parte dei deboli e degli ultimi di quanto non sia il programma del Pd».

Fatto sta che le insidie sono molte, da sinistra e dal centro, come sirene che attirano col loro canto i manettari moralisti statalisti elettori di sinistra di qua, e i laburisti riformisti blairiani renziani elettori di sinistra di là. Metteteci il peso dei vari cardinali beneficati, gli editoriali di Avvenire, le  Acli e Sant’Egidio,  la Cisl, alcuni petali sciupati della Margherita, non si butta via niente nelle elezioni più pazze del mondo; dall’altra parte aggiungete al miscuglio infernale il movimento arancione, un po’ di sindaci come Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, gli avanzi di Diliberto, Ferrero e Di Pietro, la leggenda metropolitana dei parenti delle vittime di mafia trasformati in monumenti, insomma i Franco La Torre, i Salvatore Borsellino, non vi scordate Libera e l’organizzatore della marcia di Assisi, il Fatto quotidiano che un po’ era grillino ma ora si sta sinuosamente convertendo, e alla fine vedrete quali incubi popolano anzitutto i sogni di Pierluigi Bersani ma anche quelli del poeta della Magna Grecia, alias Nichi Vendola.

 Torniamo a Ingroia, candidato premier di  Rivoluzione civile, altro che Onu e Guatemala, per capire il senso di un’operazione che si pone come l’alternativa, poco di governo e molto di lotta, dell’alleanza tra i democratici e la Sel di Vendola, intercettando quello scontento diffuso nei confronti dei partiti tradizionali ma senza l’alterità grillina, che potrebbe valere la fatidica soglia del quattro per cento necessaria ad entrare in Parlamento. Sentite che dice della scelta eccellente di Bersani. «Pietro Grasso è quel magistrato nominato alla procura da Silvio Berlusconi e che a Silvio Berlusconi voleva dare un premio per l’impegno contro le mafie. Fu scelto al posto di Gian Carlo Caselli, che aveva messo sotto la lente di ingrandimento i rapporti tra politica e criminalità organizzata». Capito il trappolone tra sinistra e sinistra? Vogliono portare i vecchi veleni di Palermo a Roma investendo partiti e movimenti che sembravano fino a ieri stare sullo stesso fronte, facendo diventare la lotta alla mafia un tema di campagna elettorale, a colpi di chi è stato intransigente e chi no, di chi ha  ceduto alle lusinghe di Berlusconi e chi ha eroicamente resistito. Ci è cascata subito, o ha dovuto farlo, Anna Finocchiaro, senatrice severissima e magistrato siciliano del Pd, che parla di un «attacco scomposto» nei confronti di Grasso, e  di «debolezza culturale, ma anche il prodotto di anni in cui la politica è stata per molti solo uno strumento di affermazione personale, difesa dei propri interessi e a volte di mera celebrazione del proprio ego».

 Sul versante dell’agenda Monti scalpitano tutti i moderati e i renziani del Pd. Non solo perché la non vittoria di Bersani significa prendersi subito dopo quel partito sfuggito alle primarie con più di un sospetto, ma anche perché quel programma è perfetto, tra statalismo, antiberlusconismo, retorica della lotta all’evasione, piaggeria verso l’Europa, cattolicesimo politically correct. Assodato il sostegno delle Acli di Andrea Olivero. che si è dimesso dalla presidenza per potersi candidare, e della Comunità di Sant’Egidio del ministro Andrea Riccardi, continuano le trattative con il leader della Cisl Raffaele Bonanni, con Franco Miano, presidente dell’Azione cattolica,  tutti e due richiesti per i consensi, non come candidati. Franceschini si agita molto e attacca il personalismo di Monti. Come dargli torto? Gioiosa macchina da guerra già ingolfata

 

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • AGOUNTER

    31 Dicembre 2012 - 10:10

    Guarda che siamo in Italia,annno solare medio 2013. Siamo avanti, non siamo nel 1960. Ma dove vivi ???L'articolo della Maglie è incommentabile. Ma perchè certe cose si leggono solo su Libero ?? mah...

    Report

    Rispondi

  • ilsaturato

    30 Dicembre 2012 - 17:05

    Non è nemmeno cominciata ufficialmente la campagna elettorale e stanno già litigando! Ve lo immaginate quanti nanosecondi potrebbe resistere una coalizione-ammucchiata tra queste forze della poltrona in caso di vittoria elettorale? D’altra parte, Bersani è sufficientemente “navigato” da sapere perfettamente che Casini e amici sono quanto di meno affidabile esista nella storia della nostra disastrata Repubblica. Sa benissimo che i centrini hanno almeno la loro (Pd e Kompagni) stessa ossessione di okkupare poltrone e potere, ma con persino una maggiore dose di “faccia-di-tolla” che permette ai nipoti di De Mita e Andreotti piroette e tradimenti senza provare la minima vergogna. La certezza di non potersi affidare (di nuovo?!?) a leader solitari è assolutamente in linea col concetto di Soviet, un’identificabile consesso di oligarchi dove la colpa non è mai di nessuno e dove nessuno ha il fegato di prendere decisioni importanti mettendoci la faccia.

    Report

    Rispondi

  • ilsaturato

    30 Dicembre 2012 - 17:05

    Se la “impalpabilità” e l’ “indefinibilità” dell’ “Agenda Monti” irrita e infastidisce persino Bersani, si può facilmente immaginare cosa ne pensa la stragrande maggioranza degli Italiani dissanguati. Il Monti che non si schiera e non si mette in gioco apertamente sta seminando il panico nella sinistra che incomincia a vedere aleggiare di nuovo l’incubo del ’94 che schiantò la “gioiosa macchina da guerra di Occhetto”. E.. Bersani! Non si faccia vanto delle vostre primarie; anche i vostri inquadrati sostenitori hanno capito che sono solo un menù (esempio adatto alla scadenza di Capodanno, dove il cenone per molti sarà un “cenino” grazie a Monti e al suo svuotamento delle tasche degli ITALIANI) dove, da oligarchi incalliti quali siete, avete già deciso antipasto, primo, secondo e dolce lasciando agli “utili idioti” la scelta importantissima di chiudere con un normale caffè o un decaffeinato. Il vostro agitarvi e rincorrervi è il miglior sondaggio per Berlusconi….

    Report

    Rispondi

  • ilsaturato

    30 Dicembre 2012 - 14:02

    Vi eravate ormai autoconvinti di un “trionfo rosso”, avete operato nel più indegno dei modi per raggiungerlo, vi siete persino venduti al più indecente capitalismo speculativo associato a Monti e adesso vi tocca rifare i conti con il peggiore dei vostri incubi! Il problema che per voi è insormontabile è che non è nel vostro DNA operare per migliorare, spingere, crescere, aumentare la ricchezza di ognuno… per voi esiste solo il “CONTRO”, il “QUELLO CHE E’ TUO E’ DI TUTTI-MIO”, il “LIVELLAMENTO DELLA SOCIETA’” dove Stato significa assistenzialismo e dove l’economia reale NON PUO’ E NON DEVE avere spazio! Auguri…

    Report

    Rispondi

blog