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Maggioranza alternativa?

I fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle
possono rendere Alfano ininfluente

I fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle
possono rendere Alfano ininfluente

Una maggioranza alternativa a quella fondata sull’asse con il Nuovo centrodestra. Ecco quale scenario si apre davanti a Matteo Renzi con il terremoto che sta sconvolgendo il Movimento 5 Stelle. La frattura tra i grillini, con una dozzina di senatori ribelli pronti alle dimissioni dopo la decisione dei colleghi di espellerli, crea le premesse per la formazione di un nuovo gruppo parlamentare.Le dimissioni da senatore, infatti, non sono immediatamente esecutive. Per diventare effettive, devono essere votate dall’Aula. Senza il via libera dell’assemblea, il dimissionario è costretto a restare al suo posto. In questa legislatura c’è già un precedente: quello della senatrice, proprio del M5S, Giovanna Mangili. Il 3 aprile dello scorso anno, infatti, Palazzo Madama ha respinto le sue dimissioni. Motivazione: troppo lacunose e vaghe le ragioni alla base della rinuncia. E Mangili continua a far parte del gruppo grillino. Nel 2006, l’allora ministro della Salute, la diessina Livia Turco, in sei mesi si vide respingere per ben tre volte le sue dimissioni dall’Aula. 

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Morale della favola: lasciare lo scranno da senatore è tutt’altro che facile. E in ogni caso i tempi sono lunghi, visto che le richieste di rinuncia al seggio devono essere votate singolarmente - a scrutinio segreto - e non in blocco. E in ogni caso nella prima votazione, per prassi, le dimissioni sono comunque respinte. Ecco perché i ribelli grillini, nell’attesa, sono pronti a dare vita a un nuovo gruppo parlamentare più dialogante rispetto al governo di Renzi. Una frattura che complessivamente potrebbe interessare, rivela con uno slancio ottimistico il grillino Roberto Cotti, «più di trenta senatori del movimento». Trenta su cinquanta, tanti sono gli esponenti del M5S a Palazzo Madama. Ai quali potrebbero unirsi gli altri quattro senatori già fuoriusciti nei mesi scorsi (Fabiola Anitori, Marino Mastrangeli, Paola De Pin e Adele Gambaro). Un «tesoretto» di seggi che Renzi è pronto ad accogliere a braccia aperte. Perché gli consentirebbe, sempre che i numeri della frana tra i pentastellati siano confermati (a ieri sera i dimissionari erano nove), di ragionare su una maggioranza alternativa rispetto a quella ereditata da Enrico Letta. Nella più ottimistica delle ipotesi, infatti, a Palazzo Madama i ribelli grillini peserebbero come il Nuovo centrodestra (31 senatori). E Renzi avrebbe tutto l’interesse ad avvicinarli alla maggioranza, visto che gli consentirebbe non solo di allargare i consensi del governo - al voto di fiducia di tre giorni fa i sì sono stati 169 - ma soprattutto di lanciare un segnale ad Angelino Alfano. Con il seguente messaggio: «Non tirare troppo la corda, perché posso benissimo fare a meno di voi». Con i ribelli grillini. Che a quel punto potrebbero fungere da apripista per la creazione di una maggioranza di centrosinistra aperta anche ai sette senatori di Sel.

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Commenti all'articolo

  • maxgarbo

    03 Marzo 2014 - 14:02

    non servono i grillini, ci riesce da solo a farsi fuori!

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  • ghorio

    27 Febbraio 2014 - 19:07

    Siamo seri: i dissidenti del movimento di Grillo non possono sostituire il partito di Alfano. Con questi giochetti Renzi, anche se sponsorizzato da Forza Italia, si giocherebbe la sua credibilità.

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  • DIEGO SICILIANO

    27 Febbraio 2014 - 16:04

    Angelino sta organizzando la svendita e riaprire assieme ad altri dispedaros provenienti dalla fronteras ed organizzare l'apertura di una nuova bottega che chiameranno i '' figli della grande balena '.

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  • carpa1

    27 Febbraio 2014 - 14:02

    NCD ha ormai assunto le sembianze di un partito abbastanza omogeneo per sopravvivere. Quelli che lo vorrebbero soppiantare sono rappresentati da un'accozzaglia eterogenea che non può andare da nessuna parte, somiglia piuttosto all'asino di Buridano, anzi peggio, perchè di direzioni da prendere non ne ha solo due, ma diverse.

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