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Matteo Renzi, l'ultima tentazione: congelare il suo Italicum

Matteo Renzi

Congelare l’iter per l’approvazione dell’Italicum fino al primo via libera per la riforma del Senato. Eccola l’ultima tentazione di Matteo Renzi. Una mossa che il premier motiverebbe con la volontà di superare il prima possibile la coesistenza di due sistemi elettorali diversi per Montecitorio e Palazzo Madama.

L’ipotesi su cui sta ragionando il premier in questi giorni prevede il sì della Camera all’Italicum al più tardi martedì mattina. A quel punto la legge per la riforma elettorale passerebbe al Senato. Dove, però, verrebbe messa in naftalina per lasciare spazio all’abolizione del bicameralismo perfetto, il cui disegno di legge costituzionale vedrebbe la luce tra una decina di giorni. Solo una volta partito il treno per la trasformazione di Palazzo Madama in camera delle autonomie, l’Italicum completerebbe il proprio iter con l’esame del Senato. Una road map che cozza con i desideri di Silvio Berlusconi, che punta all’approvazione dell’Italicum, seppur valido solo per la Camera, il prima possibile. Da qui i sospetti di Forza Italia sulle vere intenzioni del premier.

Agguati in vista
In attesa di conoscere le mosse di Renzi, i nemici dell’Italicum così com’è scritto da Montecitorio - e quelli del segretario all’interno del Pd - preparano le contromosse. L’obiettivo è quello di far approvare da Palazzo Madama le modifiche bocciate alla Camera. Sempre che il testo, una volta ottenuto il via libera dai deputati (domani sera o, più probabile, martedì mattina), sia esaminato senza ritardo dal Senato. Tre le direttrici lungo cui si muoveranno i senatori: preferenze, parità di genere e soglie di sbarramento.

A favorire eventuali blitz, pur in assenza del voto segreto, i numeri più esigui su cui può contare a Palazzo Madama la maggioranza che sostiene l’Italicum. L’asse tra Pd e Forza Italia può contare su 108 voti democratici e 60 forzisti, ma i senatori di stretta osservanza renziana sono non più di 20. Come se non bastasse, 51 seggi sono in mano ai gruppi minori come Ncd (32), Popolari per l’Italia (11) e Scelta civica (8), che potrebbero essere tentati di forzare la mano per prendersi al Senato la rivincita rispetto a quanto accaduto a Montecitorio.

Un rischio di imboscate arrivato alle orecchie di Renzi, che infatti sta meditando di giocare d’anticipo con il congelamento dell’Italicum.

Dopo l’altolà di Renato Schifani - «il Senato non sarà il notaio della Camera» - ieri dal Nuovo centrodestra è arrivato l’avvertimento del coordinatore nazionale, Gaetano Quagliariello. Sul tappeto, l’introduzione delle preferenze, mancata a Montecitorio per una trentina di voti. «Al Senato continueremo a batterci perché il prossimo Parlamento non sia un Parlamento di nominati e perché gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti», ha promesso Quagliariello.

Poi c’è la parità di genere. Un tema così spinoso da aver rallentato l’iter per l’approvazione dell’Italicum a Montecitorio, slittata proprio per l’assenza di un accordo sulle quote rosa. Il fronte femminile trasversale agli schieramenti ha già annunciato che, qualora la parità - o un rapporto 60-40% - nei listini bloccati non fosse sancita alla Camera, il tentativo sarebbe reiterato a Palazzo Madama. «O la si ottiene alla Camera, oppure sarà il Senato a votare il riequilibrio tra uomo e donna nelle liste elettorali», ha avvertito Alessia Morani, la responsabile giustizia della segreteria del Pd. «La nostra battaglia continuerebbe», ha confermato Renata Polverini, di Forza Italia. E ieri è arrivata una prima, parziale apertura in questo senso da Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme: «Se c’è la possibilità di migliorarla con la partecipazione di tutti gli attori ci proveremo fino in fondo».

Guerra alle soglie
A Palazzo Madama, l’ala dalemiana e bersaniana del Pd ha già annunciato la richiesta di modifiche alle soglie di sbarramento. Quella per i partiti coalizzati dovrebbe scendere dal 4,5 al 3%; quella per le liste non coalizzate dall’8 al 5%; quella per le coalizioni dal 12 al 10%. Per non parlare della soglia per accedere al premio di maggioranza, che molti vorrebbero alzare dal 37 al 40%. Tutte modifiche che incontrerebbero il favore dei partiti più piccoli e che porterebbero alla nuova riscrittura dell’Italicum. Un incubo, per Renzi.

 

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • blu521

    09 Marzo 2014 - 19:07

    Ma l'italicum non era il patto renzusconi? Adesso è diventato solo "suo"

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  • notavailable

    09 Marzo 2014 - 19:07

    Che dire, lo schifo è totale!

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  • Ely Bon

    09 Marzo 2014 - 19:07

    Continuano a giocare! A loro non interessa fare le regole per andare alle elezioni ma fare la regola che permette a tutti di pascolare. I grandi a "cambiare tutto perché nulla cambi" e i piccoli a fare sempre da ago della bilancia per farci vivere sempre in acque limacciose. Mi domando: quando scendiamo in piazza per una rivoluzione risolutiva?

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  • argo92

    09 Marzo 2014 - 17:05

    e loro continuano a giocare nel frattempo i piccoli imprenditori ed operai si ammazzano fate veramente SCH I F O

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