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I guai del governo

La rivolta contro Renzi,
100 parlamentari del Pd
vogliono licenziarlo

La rivolta contro Renzi,
100 parlamentari del Pd
vogliono licenziarlo

«Provano a farmela pagare sulla legge elettorale, ma non ci riusciranno. L’accordo con Forza Italia regge. E domani si va avanti dando una mano alle famiglie». Alla fine di una giornata tesissima, durante la quale l’Italicum ha rischiato più volte di essere impallinato e non è saltato solo per una ventina scarsa di voti, con mezzo Pd a votare contro le indicazioni del gruppo, Matteo Renzi insiste a vedere il bicchiere mezzo pieno. Anche se i problemi non mancano. Nonostante ieri mattina avesse incontrato tutti i deputati per serrare le fila, lanciando un avvertimento al limite dell’ultimatum («Chi non vota la legge, lo dica ora e lo spieghi fuori di qui»), nonostante avesse spiegato che il problema non era mantenere «un patto con Berlusconi, ma un impegno che come partito abbiamo preso in modo chiaro», perciò «vi chiedo di chiudere oggi o questo ricadrà su di noi», nonostante tutto questo il gruppo parlamentare mai come ieri si è lacerato. Nell’emendamento Gitti sulle preferenze con parità di genere, tra i 70 e i 100 deputati del Pd hanno votato contro la linea decisa dal partito. E si è evitato il peggio grazie a 23 tra sottosegretari e ministri, spediti in fretta in furia in Aula. A tentare il sabotaggio dell’Italicum è un’area formata da bersaniani, lettiani, cuperliani e donne arrabbiate per la bocciatura delle quote rosa. Un partito nel partito che ha deciso di muovere guerra al premier-Rottamatore. E che tenterrà l’assalto al Senato, dove i numeri sono più risicati.

La guerra è palese, se è vero che prima Pierluigi Bersani ad Agorà, poi Rosy Bindi e Gianni Cuperlo a Montecitorio hanno detto chiaro e tondo che al Senato la legge elettorale va cambiata. E se a Berlusconi non sta bene, ha detto l’ex segretario del Pd, parafrasando Renzi sui sindacati, «dovrà farsene una ragione pure lui». Bindi è stata poi protagonista, durante l’assemblea dei deputati, di un botta e risposta con Renzi, intimandogli che «l’uomo solo al comando» è una ricetta che non va, il Pd è un «partito che ha una idea diversa di democrazia».
Il bollettino serale, perciò, segna «nuvole». Come ammettono i fedelissimi del premier, «al Senato sarà un Vietnam parlamentare», «vogliono dimostrare che Matteo non riesce a realizzare quello che ha promesso, che è come tutti gli altri». Tra i renziani di stretta osservanza si riflette anche sul fatto che forse è stato un errore «avere un atteggiamento dialogante» verso chi ha perso il congresso.

Renzi, però, tira diritto. «Si va avanti a oltranza fino a quando non si approva», ha ordinato ai deputati. E così la seduta a Montecitorio è continuata fino a notte, con l’obiettivo di arrivare oggi in consiglio dei ministri con la riforma elettorale approvata almeno alla Camera dei deputati. Nel frattempo il premier ha passato la giornata a Palazzo Chigi per limare i provvedimenti che presenterà questa mattina. In particolare quello sulle tasse. «Il patto con Forza Italia», rifletteva a sera coi suoi, «regge, questo è l’essenziale. Se vogliono ritardare il cambiamento, facciano. Ma è inesorabile. Intanto io domani parlerò direttamente agli italiani, restituendo per la prima volta un po’ di soldi nelle loro tasche». Il riferimento è al decreto di dieci miliardi per abbassare l’Irpef dei lavoratori. Ieri ha lavorato tutto il giorno con il ministro Pier Carlo Padoan, Graziano Del Rio e il viceministro Enrico Morando per definire gli ultimi dettagli. Stabilito che l’intervento riguarderà i redditi medio-bassi, le coperture dovrebbero essere queste: 5 miliardi presi dalla spending review, 2,5 dall’accordo con la Svizzera per il rientro dei capitali e altri 2,5 in parte da impegni di spesa non realizzati, in parte dai risparmi ottenuti grazie al calo dello spread. Poi verrà presentato un piano casa, con la cedolare secca sugli affitti al 10% e procedure per vendere gli immobili di edilizia popolare e coi soldi ricavati costruirne di nuovi.

La strategia è chiara: se il Palazzo fa resistenza, lui si rivolge al Paese e prova a fare le cose. Intanto la riforma elettorale è passata alla Camera. Poi si vedrà. Anche se le «nuvole» restano e non promettono nulla di buono.

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • sparviero

    12 Marzo 2014 - 20:08

    Bersy, ma allora te le cerchi! Nelle tue condizioni devi fare il pensionato, assumere tutti i giorni le medicine e non fare strapazzi. Vieni fuori dal cesto di crotali nel quale ti trovi prima che sia troppo tardi. Pensa alla tua salute, ma se vuoi morire accomodati pure.

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  • pinux3

    12 Marzo 2014 - 14:02

    Volevano "silurare" Renzi o solo cambiare la legge, che così com'è indubbiamente fa abbastanza schifo?

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  • angryant

    12 Marzo 2014 - 13:01

    i comunisti mangiano i bambini? peggio sono cannibali ! e ora vogliono renzi.....la cricca di bersani ritiene che chiunque prova a fare politica senza la loro approvazione e' un nemico , anche se della stessa famiglia....questi sono completamente pazzi anzi,pericolosi !!! sono una "minoranza" senza scrupoli e potentissima ...e se renzi non si pieghera' sara' distrutto !!! brrrrrr!!!!

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  • albatros57

    12 Marzo 2014 - 12:12

    Renzi, se ti scocciano i c......i, rivolgiti al paese, e vedrai che sorprese. Dai Matteo, insisti.

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