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Allarme rosso: la lista Tsipras quarto partito

Allarme rosso: la lista Tsipras quarto partito

Gli ingredienti sembrano essere gli stessi delle esperienze fallimentari della Sinistra arcobaleno e di Rivoluzione civile: molte adesioni dal mondo della cultura, spaccature tra movimenti e partiti, leadership litigiosa e una proposta politica contrapposta al riformismo del Partito democratico. Eppure la lista «L’altra Europa con Tsipras» vola nei sondaggi. Secondo tutti i principali istituti demoscopici supera la soglia di sbarramento del 4%. La scommessa è quella di fare in Italia ciò che è riuscito ad Alexis Tsipras in Grecia, trasformare la litigiosa e frammentata sinistra post-comunista in un unico soggetto politico (Syriza) capace, in un periodo di forte crisi economica e sociale, di prosciugare il consenso della sinistra riformista.
Per l’istituto Ixé di Roberto Weber la lista nata sotto il nome del leader di Syriza è al 6,5% dei consensi, attestandosi come quarta forza politica dietro Pd, Forza Italia e M5S. Secondo l’ultimo sondaggio di Euromedia research invece è al 4,9%: «La situazione è molto movimentata» spiega Alessandra Ghisleri «la lista Tsipras toglie voti al Pd, il punto forte è il contrasto all’egemonia tedesca e all’austerity imposta dall’Unione Europa, ma bisognerà vedere se Renzi riuscirà a recuperare parte di quei voti». La nuova formazione di sinistra radicale non sembra per ora subire un calo nei consensi per le liti sulle candidature che hanno portato due fondatori come Andrea Camilleri e Paolo Flores d’Arcais ad abbandonare il comitato dei garanti. Né sembra soffrire l’assenza di una leadership riconoscibile, due problemi che però potrebbero pesare nel medio termine: «Le nuove formazioni nascono con un potenziale elettorale molto alto ma poi perdono l’effetto novità» dice Antonio Noto di Ipr marketing che dà la lista Tsipras al 4%, oltre la soglia, ma in calo rispetto a qualche settimana fa «La lista è entrata in conflittualità e non c’è cosa che allontani gli elettori più della litigiosità interna ai partiti. Inoltre manca la leadership: c’è Tsipras ma non si vede».

Tutte questioni da non sottovalutare, ma intanto questa sinistra magmatica ed acefala che unisce partiti e movimenti, associazioni e uomini di cultura, sindacalisti e ambientalisti continua a raccogliere consensi. E si sta caratterizzando soprattutto per la critica al nuovo corso renziano del Pd. Bocciatura del Jobs Act, «ennesimo tassello di un processo di precarizzazione del lavoro, che dietro la favola della flessibilità ha imposto bassi salari», stroncatura della nuova legge elettorale considerata «peggio della Legge Acerbo voluta da Mussolini» e attacco al taglio delle tasse proposto dal premier: «Il programma di Renzi è al 90% liberal-liberista» dice Luciano Gallino, uno dei fondatori della lista «e lui potrebbe candidarsi a guidare i Tea party». Le proposte della lista sono alternative a quelle di Renzi: sfondamento del tetto del 3% del deficit sul Pil, introduzione di una patrimoniale ulteriore all’Imu, riduzione delle spese militari, maggiore apertura all’immigrazione, aumento della spesa pubblica per ridurre la disoccupazione.

Due visioni di sinistra e due visioni di Europa. A differenza di Renzi che ritiene giusto e doveroso «fare i compiti a casa», la sinistra radicale chiede la fine immediata dell’austerità, un programma di ricostruzione economica finanziato dall’Europa che Barbara Spinelli ha chiamato «piano Marshall europeo», una banca centrale che possa monetizzare il debito e un taglio del debito pubblico per i paesi in difficoltà. Progetti praticamente irrealizzabili senza il consenso della Germania e degli altri paesi forti, ma che comunque pongono una sfida alla sinistra riformista e socialdemocratica. Come è irrealizzabile l’idea lanciata da Stefano Rodotà in un’intervista sul Manifesto di indire un referendum contro il pareggio di bilancio introdotto nell’art. 81 della Costituzione, visto che non è possibile abrogare con referendum una legge costituzionale, ma ha lo scopo dell’iniziativa è quella di mobilitare il popolo e i comitati che hanno portato al successo il referendum sull’«acqua bene comune».

La sinistra del Pd è l’area politica più colpita dalla concorrenza della lista Tsipras. Orfana di Pier Luigi Bersani e della flebile leadership di Cuperlo, si aggrappa a qualche dichiarazione di Fassina e Civati ma senza un reale progetto alternativo all’europeismo rigorista di Matteo Renzi. È vero che anche alla lista guidata da Barbara Spinelli, Luciano Gallino e Moni Ovadia manca una leadership riconoscibile e questo, nonostante un messaggio forte, potrebbe essere un vulnus quando la campagna elettorale si accenderà. Il leader naturale di quell’area doveva essere Nichi Vendola, ma è diventato un semplice portatore d’acqua dopo aver a lungo coltivato l’idea alternativa di confluire nel Pse del tedesco Schulz e dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sull’Ilva. La lista L’altra Europa intanto va avanti senza leader, come un Movimento 5 Stelle senza Grillo&Casaleggio, ma se dovesse trovare uno Tsipras italiano potrebbe rompere gli equilibri a sinistra e creare grossi problemi al Pd di Renzi.

di Luciano Capone

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Commenti all'articolo

  • marcello marilli

    28 Marzo 2014 - 08:08

    certo vedendo i volti dei tre brutti ceffi in copertina mi domando che solo a guardarli non è possibile votarli . basta sapere le loro storie e le loro provenienze .

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  • marcello marilli

    28 Marzo 2014 - 08:08

    totale disistima per questa donna indegna di fare il presidente della camera . lo avesse fatto uno di forza italia ci sarebbero già le camionette della polizia alla ricerca di B . alla guida però non poliziootti bensì magistrati in toga da combattimento

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  • Estero1

    27 Marzo 2014 - 17:05

    boldrini,corri a fare p....ni !

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  • routier

    21 Marzo 2014 - 12:12

    Il ritorno dei nipotini di Stalin ? Ma non facciamo ridere !

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