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Il consiglio

Renzi dalla Merkel, ora la Germania ha bisogno di noi

carlo pelanda
Ieri Hollande e Renzi a Parigi hanno ventilato, tra le righe, insincere intenzioni di convergere per bilanciare lo strapotere tedesco in Europa. In realtà Francia ed Italia hanno l’interesse nazionale divergente di instaurare con la Germania una relazione bilaterale privilegiata. Parigi vuole mantenere l’accordo (...)
(...) diarchico per un comando franco-tedesco sull’Europa ed ha bisogno di mostrare a Berlino che può avvalersi del sostegno di Italia e Spagna per bilanciarla e quindi che può trattare alla pari. Roma ha l’interesse ad instaurare una relazione diretta di reciproca utilità con Berlino, saltando Parigi, ma mostrando alla Germania che eventualmente potrebbe coalizzarsi con i francesi per bilanciarne la forza. In sintesi: Hollande ha tentato di dare il segnale che può allineare l’Italia, ma il nostro premier si è sfilato portando la retorica su un’Europa meglio funzionante, cioè sulla fuffa, preservando un rapporto buono, ma non vincolante, con Parigi. Ciò fa sperare che Renzi sappia machiavellare la ben più rilevante partita con la Germania. Sembra utile ricordargli che l’Italia è l’unica nazione entro l’Eurozona che, in teoria, ha la possibilità di bilanciare il potere tedesco, forzandolo a trattare. Sorprendente? In realtà è il motivo per cui Berlino da sempre tenta di «tenere sotto» l’Italia, in questo aiutata dal disordine politico domestico. L’Italia è una potenza industriale-manifatturiera-esportativa di molto superiore alla Francia e seconda solo di poco alla Germania nonché, sul piano europeo, un potere demografico il cui peso è amplificato dal fatto che il risparmio/patrimonio privato degli italiani è tra i più alti del pianeta, superiore a quello della Germania stessa. Volendo, l’Italia ha notevoli risorse di potenza nazionale «attiva». Sul piano della rilevanza geopolitica «passiva» (cioè di posizione) ora per l’Italia, anche se disastrata, è un buon momento: la Francia è debole; il Regno Unito è forte, ma può condizionare la Germania solo minacciando di andarsene, deterrenza non robustissima anche perché Washington mai glielo lascerà fare (per non perdere un alleato nella Ue); l’Italia è ancora forte ed è luogo primario per la tenuta dell’Eurozona. Soprattutto, la Germania ora ha bisogno dell’Italia per tre suoi interessi nazionali vitali: (a) gestire la ri-stabilizzazione delle relazioni tra Ue e Russia; (b) portare a termine entro il 2014 il Trattato transatlantico di libero scambio tra Ue ed Usa (TTIP) il cui 4° round negoziale si è appena concluso e che implica la formazione prospettica di un vero e proprio mercato unico euroamericano; (c) evitare che l’Italia prema per cambiamenti delle regole dell’Eurozona che scatenerebbero una reazione nazionalista, in vista delle elezioni europee di maggio, capace di destabilizzare il governo Merkel. Sul primo punto l’Italia è un mediatore chiave, mentre la Francia è irrilevante e Londra secondaria, per le buone relazioni tradizionali sia con la Russia sia con l’America. Merkel ha tentato di condurre da sola la trattativa con Putin, per il caso ucraino, ma questi la ha piallata obbligandola a chiedere aiuto. Sul secondo punto c’è l’interferenza della Francia che vuole mantenere protetti alcuni settori di mercato, mentre la Germania vuole il TTIP sia per mostrare a Mosca l’alleanza con l’America sia per bilanciare con l’accesso ad un vasto mercato «occidentale» la futura implosione, o per lo meno minor tiraggio, di quello cinese. L’America vuole il TTIP per isolare la Cina e condizionare la Russia. Per Roma e Londra il TTIP è un interesse vitale sia economico sia geopolitico. Qui è naturale la convergenza tra Washington, Berlino, Londra e Roma, ma questa deve essere ancora organizzata sul piano bilaterale italo-tedesco «contro» o «senza» Parigi. In conclusione: Renzi ha la possibilità di essere utile per Berlino (e Washington) e dovrebbe fare una lista delle cose da chiedere in cambio. La raccomandazione è di non chiedere la facoltà di sfondare il 3%, ma la complicità di Merkel per altre misure espansive «nascondibili» per loro tecnicità alle masse crucche e più efficaci per l’Italia: svalutazione del cambio dell’euro; politica monetaria più espansiva, ecc.. Infine la proposta/strategia principale di marca italiana potrebbe essere: estendere in futuro anche alla Russia l’accesso al mercato euroamericano in cambio della rinuncia di Mosca a (ri)espandersi ad ovest. Non so valutare se ciò sia troppo per un Renzi, ma se è veramente audace sappia che è un buon momento per riportare l’Italia dalla periferia al centro.

di Carlo Pelanda
www.carlopelanda.com

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