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Rivoluzione a Palazzo Madama

Ecco il nuovo Senato di Matteo Renzi

Ecco il nuovo Senato di Matteo Renzi

Il “nuovo” Senato di Matteo Renzi non sarà elettivo e non prevede nessuna indennità per i componenti. Il "nuovo" Senato di Matteo Renzi sarà composto da 150 persone: 108 sindaci dei comuni capoluogo, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della società civile che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato. A differenza di oggi, il "nuovo" Senato non potrà concedere o revocare la fiducia al Governo, facoltà che resterebbe appannaggio esclusivo dell'altra camera. Tuttavia Palazzo Madama conserverebbe molte prerogative e funzioni, alcune delle quali di fondamentale importanza.Si occuperebbe infatti di questioni come la revisione costituzionale, la Legge di stabilità, la legge comunitaria, le materie concorrenti Stato-Regione, fino a giungere al concorso nell’elezione degli organi di garanzia, a partire dal presidente della Repubblica.

I paletti di Matteo - A Palazzo Chigi ripetono come un mantra che il testo del governo è aperto, ma su questi paletti, presentati al Senato stesso il 13 marzo scorso e ribaditi oggi da Matteo Renzi nell'intervista al Corsera, c'è poco da discutere: non si cambia di una virgola. Un diktat che, abbracciando perplessità trasversali soprattutto sui punti che prevedono che i membri non dovrebbero essere eletti, né retribuiti, rischia però lo scivolone di Renzi. Al momento infatti il governo non avrebbe neanche la maggioranza assoluta dell'aula (161 voti). Il pericolo per il premier, spiega Dino Martirano sul Corriere della Sera, è incombente perché a breve verrà presentato un ddl costituzionale firmato forse da 20-30 senatori del Pd che, in corso d'opera potrebbero attirare come una calamita gli 8 di Scelta Civica, i 12 di Per l'Italia-Udc, i 6 fuoriusciti de M5s, l'intero gruppo del Ncd e anche un'aliquota di Forza Italia. Insomma il fronte trasversale per mantenere il Senato elettivo è forte e pure destinato a crescere.

Una proposta trasversale - Ma ci sarebbe, secondo il Corsera, una proposta trasversale di mediazione: i parlamentari si riducono dello stesso numero ipotizzato dal governo tagliando, però, sia alla Camera (che passa da 630 a 400 deputati) sia al Senato (da 315 a 150 ai quali si aggiungono i 20 governatori). Tutti i parlamentari, però, continueranno a essere eletti, a rappresentare la Nazione e ad essere retribuiti. Per quanto riguarda, invece, la divisione delle funzioni, il Senato si potrà occupare solo di materia costituzionale ed elettorale, di trattati internazionali, di diritti fondamentali e di commissioni di inchiesta. Alla Camera, che produce leggi su tutte le materie, spetterà infine il sindacato ispettivo (interrogazioni e interpellanze). Sulle funzioni, Renzi e il ministro Maria Elena Boschi (Riforme) sarebbero pronti a cedere anche perché il ddl trasversale in corso di elaborazione non si allontana di molto da quello governativo. Sul Senato dei non eletti, invece, il premier non torna indietro anche se nella titolazione il ddl del governo fa riferimento alla "riduzione del numero dei parlamentari" e non solo dei senatori.

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Commenti all'articolo

  • giancapenso

    01 Aprile 2014 - 18:06

    Inutile il Senato potrà votare una legge per sopprimersi? è impossibile. Ci vuole una entità esterna più forte che può essere solo......... ????

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  • Garrotato

    31 Marzo 2014 - 18:06

    Abbiamo bell'e capito, anche dell'abolizione del Senato non se ne farà nulla. La montagna partorirà un topolino rachitico e repellente ma voracissimo, credete a me. Per toglierci di mezzo questi sempiterni parassiti dovremo ricorrere a mezzi più convincenti, temo.

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  • fossog

    31 Marzo 2014 - 16:04

    il nuovo tipo di senato ''non lo credo utile'' MA pur di cancellare 300 e rotti parassiti inutili e dannosi sostengo l'iniziativa di Renzi/FI. Se non andrà in porto si Voti, si cancellino dalle liste i parlamentari che hanno votato contro e se ne nominino di Nuovi, più Civili e più Onesti. Altrimenti il cambiamento lo delegheremo a Grillo che questa vecchia monnezza vuole cancellarla tutta.

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  • arwen

    31 Marzo 2014 - 11:11

    Ho l'impressione che in questo gioco a chi "fa la rivoluzione prima" ci si stia dimenticando che la nostra Carta Costituzionale, al apri delle altre è stata costruita su alcuni principi. Tagliare i pilastri su cui la Carta è stata costruita, senza sostituirli e senza riformare genuinamente la macchina "costituzionale" porterà solo a ulteriori problemi. Con la demagogia non si risolvono i problemi!

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    • blu521

      31 Marzo 2014 - 12:12

      Stavolta mi ha meravigliato. Altri problemi, e che problemi. Ma ci pensa: 21 membri eletti dal P. d, Repubblica , nelle leggi di revisione costituzionale pesano eccome. E se poi ti cambiano l'art 138 il gioco è fatto. Un partito che ottiene alle elezioni il 37% dei suffragi , grazie al premio di maggioranza con la Costituzione ci fa quello che vuole. Bananas, ma bravo!

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