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La riforma di Matteo

Senato, ecco la legge che lo cambia

Senato, ecco la legge che lo cambia

Il nome, almeno questo il presidente di Palazzo Madama Piero Grasso lo porta a casa, resta quello: «Senato». Con un’integrazione, però, visto che se il disegno di legge costituzionale del governo completerà il proprio iter, a Palazzo Madama avrà sede il «Senato delle autonomie». Con meno della metà dei senatori attuali, che passano da 315 a 148, e compiti rivoluzionati: niente più voto di fiducia all’esecutivo, sforbiciata sulle competenze legislative e addio al voto sulle leggi di bilancio.
La novità più grande riguarda la composizione: il nuovo Senato non sarà più elettivo, ma espressione delle «istituzioni territoriali». A Palazzo Madama occuperanno i seggi i presidenti delle giunte regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano; i sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e di Provincia autonoma, nonché, per ciascuna Regione, due componenti eletti dal consiglio regionale e due sindaci designati da un collegio elettorale formato dai sindaci della Regione. A loro si aggiungeranno ventuno «cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario», che saranno nominati dal presidente della Repubblica per un periodo di sette anni. I nuovi senatori a vita, in pratica.
I componenti del «Senato delle autonomie» non godranno di alcuna indennità. In virtù del superamento del bicameralismo paritario Palazzo Madama perde, salvo nei casi di leggi di revisione costituzionale e di altre leggi costituzionali, il potere di iniziative legislativa. Il Senato delle autonomie, tuttavia, potrà deliberare proposte di modifica alle leggi che, in alcuni casi (ad esempio le norme generali sul governo del territorio, l’ordinamento di Roma Capitale, dei Comuni e delle Città metropolitane, l’intera disciplina dell’autonomia finanziaria regionale e locale) potranno essere superate solo con una deliberazione a maggioranza assoluta dei componenti della Camera. Restano le prerogative del Senato su elezione e messa in Stato di accusa del capo dello Stato e su elezione dei componenti il Csm e la Corte costituzionale.
Per velocizzare l’iter legislativo, la riforma prevede l’«introduzione dell’istituto del voto a data certa»: il governo potrà chiedere alla Camera di deliberare che un proprio disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro sessanta giorni dalla richiesta.
Completano il quadro del pacchetto riforme la riscrittura del titolo V della Carta per superare l’«attuale frammentazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni» - nasce la «clausola di supremazia» a favore della legge statale - e l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

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Commenti all'articolo

  • antonietta basso

    01 Aprile 2014 - 11:11

    Credo che Renzi non riuscirà nella sua impresa, ci saranno mokti Senatori contrari. Ha già al suo fianco tutti Ministri e sottosegretari scelti da lui senza passare al voto dei cittadini. inoltre sento dire che tutti i cittadini vogliono cambiare, mi chiedo quali, non saranno forse quelle delle primarie? esempio la Seracchiani è sempre a Roma come fa a fare il governatore del Friuli?

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  • ketaon_01

    01 Aprile 2014 - 10:10

    Non aver paura Renzoi di quei 4 rinco. Poi dimezza la camera e togli dalla palle la Boldrini.

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    • blu521

      01 Aprile 2014 - 15:03

      E poi un caffè con panna!

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