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Stipendi d'oro

Manager pubblici, il taglio arriva a 65mila euro l'anno

Attilio Befera

Questi potrebbero essere gli ultimi assegni pesanti dei super dirigenti. Nel Def, infatti, è fissato a 238mila euro, cioè tanto quanto guadagna il presidente della Repubblica, il loro compenso annuo. Una sforbiciata che però, secondo quanto rivela il Messaggero, potrebbe essere solo l'antipasto. Il decreto legge sull'Irpef in arrrivo la prossima settiman, infatti, conterrebbe un'ulteriore taglio per le retribuzioni d'oro dei funzionari della Pubblica Amministrazione. Due le ipotesi al vaglio di Palazzo Chigi. La prima prevede un prelievo del 6% per gli importi superiori a 90mila euro lordi e del 18% per quelli che superano i 180mila euro l'anno. La seconda si baserebbe invece su tagli progressivi a partire dagli stipendi sopra quota 70 mila euro l'anno. Obiettivo del governo è di incassare in tutto due miliardi di euro. La metà dei quali verrebbe utilizzata per garantire il turnover nella PA e effettuare nuove assunzioni. Per ora si tratta soltanto di ipotesi. Di certo c'è che direttori, segretari generali di ministeri, vertici dalle autority da un giorno all'altro perderanno almeno un quinto dello stipendio.

Così il direttore generale delle Entrate, Attilio Befera, il Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, il dg dell’Inps Mauro Nori, il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella e quello dell’Agcom Marcello Cardani che oggi si mettono in tasca 302.900, dovranno rinunciare a 65mila euro. Qualcosa di meno perderà il capo della Polizia Alessandro Pansa che oggi guadagna 301.344, il segretario generale della Farnesina Michele Valensise e il capo di gabinetto del Viminale, Luciana Lamorgese che hanno uno stipendio di 301.320 euro.

A palazzo Chigi, riporta la Stampa, su 32 super manager, solo il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli, sfora il nuovo tetto con uno stipendio di 296 mila euro. Tutti gli altri oscillano tra 200 e 218 mila. Al Tesoro, oltre a Franco, dovranno «tirare la cinghia» anche il Direttore generale Vincenzo La Via (293 mila euro di stipendio annuo), mentre il dg delle Finanze Fabrizio Pecorella (279.148) e il capo del dipartimento Amministrazione generale Giuseppina Baffi (279.780) perderanno solo 40mila euro. Al ministero dell’Agricoltura sforano Gianluca Maria Esposito, capo dipartimento Politiche competitive e qualità (274.647), Giuseppe Blasi, capo dipartimento Politiche europee (274.679), Francesco Ruffo Scaletta (presidente agenzia sviluppo ippico, 251.679), Giuseppe Cacopardi (capo dipartimento Sviluppo rurale, 248.551), oltre a Mario Catania (in aspettativa in quanto eletto in Parlamento, 242.624 euro) e Giuseppe Serino, che sino all’anno passato guadagnava ben 293.364 euro l’anno.

Poi è finito indagato nell’ambito di inchiesta su mazzette e mozzarelle ed è andato in pensione. Tra i fuori quota, quando ministro era Nunzia di Girolamo, anche il capo di gabinetto del dicastero, Michele Corradino (293.370). Al ministero della Salute il capo dipartimento Sanità pubblica Romano Marabelli viene pagato con 277.448 euro. Dietro di lui il capo programmazione sanitaria Filippo Palumbo (244.451 euro) e il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Fabrizio Oleari (242.911). Al ministero di Grazia e giustizia sono in 4 i «fuori quota», alla Farnesina due, e allo Sviluppo solo una: Sabina de Luca, capo dipartimento coesione, soprannominata anche "la signora dei fondi europei" che prende 262.400 euro.

Questi i "vecchi". I nuovi ancora non sanno quando andranno a prendere. Ma c'è anche chi ha rinunciato alla propria indennità. E' Roberto Garofoli, il nuovo capo di gabinetto di Padoan: si fa bastare lo stipendio di magistrato del Consiglio di Stato.

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Commenti all'articolo

  • skyroll

    14 Aprile 2014 - 09:09

    ridotti in grameglie dalla cattiva sorte,agogneranno speranzosi di poter ricevere i fantasmagorici 80 euro per riassestare il magro bilancio famigliare. Un grazie di cuore alla munificenza di un governo siffatto: Renzi vede e provvede.

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  • vacabundo

    14 Aprile 2014 - 09:09

    Renzi,deve spiegare al paese,se ne è capace e ne ha le palle perchè non può tagliare gli stipendi ai super magistrati,se non potesse significa che non vuole, o non può,in qualsiasi caso ce lo dovrebbe spiegare.Se non vuole,è un pagliaccio,tutti devono contribuire al risanamento del debito pubblico a cominciare dal Presidente della Repubblica ma se non può ,cosa significa?Se così non c'è democrazi

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  • Estero1

    10 Aprile 2014 - 16:04

    gente, non verranno mai tagliati questi stipendi, gli interessati faranno ricorso,ci sarà un processo (a nostre spese) e lo stato restituirà il tolto con interessi e scuse. ma quando mai un magistrato dell'alta corte ,che dovrà decidere, si da una martellata sulle palle e permette che taglino gli stipendi (compreso il suo,e quello della cricca a cui appartiene) svegliatevi !! solo fumo

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  • alarut

    10 Aprile 2014 - 15:03

    e dei super-ultra-manager come Moretti, Brandelli e co. che ne è stato?

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