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Fabio Fazio intervista Giorgio Napolitano sull'Europa: tutte le domande che non ha fatto

Fabio Fazio intervista Giorgio Napolitano sull'Europa: tutte le domande che non ha fatto

Un'intervista con il presidente della Repubblica non capita tutti i giorni. Purtroppo, se l'intervista la conduce Fabio Fazio, il risultato è soporifero. Il padrone di casa di Che tempo che fa si auto-invia al Quirinale per un faccia a faccia di 20 minuti con Giorgio Napolitano: si parla di Europa, in occasione dell'uscita del libro La via maestra, scritto da Re Giorgio a quattro mani con il giornalista di Repubblica Federico Rampini. I temi, e le domande, sono scolastici. Le risposte del Capo di Stato, come prevedibile, misurate e un po' dottorali. Il sempre mansueto Fazio spazia tra temi altissimi, quasi filosofici (i valori dell'Europa unita, la democrazia e lo stato sociale a rischio) a ricordi personali (il viaggio negato negli Usa al comunista Napolitano, nel 1976, o la prima volta Oltralpe da giovane studente nel 1946). Peccato che come al solito manchino le domande più piccanti: che dire del rapporto tra Partito comunista italiano, filo-Urss, ed Europa filo-Usa? Una parolina sull'appoggio di Napolitano e dei comunisti italiani all'occupazione sovietica dell'Ungheria nel 1956? L'insipienza del governo italiano nel recentissimo caso diplomatico dell'Ucraina? Di questo, nell'intervista di Fazio a Napolitano, non c'è traccia.

Democrazia, diritti ed euroscettici - Nella sala del Quirinale Napolitano difende il "sogno" dell'Unione europea. "Innanzitutto, l'Europa non è solo austerità. E' nata 60 anni fa e ha garantito la pace nel cuore dell'Europa, brutalmente strappata per due volte nel corso del Novecento. Riconciliare Francia e Germania fu il primo capolavoro di chi progettò l'Europa unita". Essere europei non è questione meramente burocratica: "significa riconoscere un insieme di valori culturali comuni. Da 6 paesi siamo passati a 28, unificando poi un continente". Di fronte agli entusiasmi iniziali, e a quelli degli storici, c'è però la delusione della gente comune in tempi di crisi galoppante. I motivi sono due: "L'incapacità dell'Ue di dare una risposta soddisfacente alla crisi mondiale scoppiata nel 2008, ci si era abituata all'idea che l'Europa significasse star meglio, ogni anno si cresceva di più, c'era più occupazione, c'erano più diritti. Di fronte alla crisi, l'Unione ha reagito tardi e a volte in modo discutibile. La seconda fonte di delusione è l'incapacità di comunicare e coinvolgere i cittadini europei". L'elezione a suffragio universale di un presidente Ue potrebbe essere una svolta, riavvicinare gli elettori ai vertici continentali: "E' una prospettiva da tenere aperta. Già ora i partiti possono designare i candidati alla presidenza della commissione europea, è un primo passo". Un eventuale successo dei partiti euroscettici alla imminenti elezioni non spaventa Napolitano: "La controffensiva europeista deve partire dalla radicazione di quello che si è costruito in Europa in 60 anni: la comunità economica, il mercato comune, le conquiste sociali, il diritto comune, un ruolo internazionale serio e comune. Se vincono gli euroscettici diventerebbe più faticoso questo cammino, ma non credo a un'Europa che torni indietro. Forse qualcuno di quegli euroscettici sarebbe anche conquistato. Di sicuro non possono distruggere quanto costruito in questi 60 anni".

Il Muro di Berlino - L'unico spunto potenzialmente polemico arriva quando Fazio accenna alla caduta del Muro di Berlino. Poche pre prima quell'evento epocale che iniziò a far sgretolare anche i comunisti italiani, Napolitano incontrò il cancelliere tedesco occidentale Brandt. "Noi del Pci lavoravamo per avvicinarci ai grandi partiti socialdemocratici europei - ricorda il presidente -. In quelle due ore di confronto non avemmo la minima percezione di quello che stava per succedere. Un ministro tedesco dell'Ovest poi mi disse che in Germania orientale si stava manifestando in maniera straordinaria per la libertà. Non disse per l'unità, ma per la libertà". Fazio osserva rispettoso. Peccato non abbia chiesto a Napolitano se in qualche modo sia pentito che quell'avvicinamento ai socialdemocratici sia stato troppo lento e incerto per cambiare il corso della storia, europea e italiana. Un'altra occasione persa da aggiungere all'elenco.

di Claudio Brigliadori

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Commenti all'articolo

  • Enzo47

    14 Aprile 2014 - 11:11

    Il gatto e la volpe, indovinate chi è il Pinocchio da incastrare? Ho smesso di ascoltare il presidente che non conosce i problemi degli italiani, ma neppure quelli degli ungheresi se è per quello, però io gli avrei chiesto: Se il vostro "CO-CO-CO" compagno comunista combattente Cesare Battisti sta a farsi la bella vita in Brasile, perché questo non vale anche per Dell'Utri ? Enzo B. Varese

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  • 14 Aprile 2014 - 11:11

    Su via biasimare un SERVO,fazioso, ma lo avete visto che prebende gli paga con i nostri soldi il REGIME COMUNISTA!!! Offerte.a cui non appunto nessun SERVO, può rifiutare in fondo il REGIME SONO LORO,noi Bue Italiani, paghiamo e basta!!! I LORO AGI!!! CRIMINALI!!!

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  • seve

    14 Aprile 2014 - 08:08

    Il signore del Colle ,ci risparmi stupidaggini o le riservi per i suoi Comunisti ,La Pace tanto cara a parole non è stata assicurata dall'eUROPA PER 60 ANNI COME VA DICENDO , Ma dalla bomba atomica con la quale non ci sarebbero ne vinti ne vincitori.L'Europa che Lui sostiene tanto ,visto che fa parte di una certa compagnia Monti eccetera ha causato più danni di una guerra ma non certo per Lui .

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  • andrea.toscano757

    14 Aprile 2014 - 08:08

    Solo l'Italia poteva avere un presidente della Repubblica appartenente ad un partito che per tutta la guerra fredda è stato connivente con l'Unione sovietica.

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