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In Parlamento il vero terzo polo è quello dei sindacalisti

In Parlamento il vero terzo polo è quello dei sindacalisti

A fermarsi alle loro biografie, sembrerebbero otto su seicentotrenta e rotti inquilini di Montecitorio, una percentuale accettabile. I sindacalisti-deputati eletti alla Camera, invece, sono quasi quattro volte tanto. A loro bisogna aggiungere i sindacalisti-senatori, che si contano sulle dita di due mani e, a sorpresa, sono anche nel centrodestra. Se il Parlamento dovrebbe contenere adeguata rappresentanza di tutte le categorie professionali, di certo ce n’è una che, non da oggi, sembra molto più presente delle altre: i sindacalisti. Sarà che grazie al loro lavoro hanno molti rapporti con gli elettori e i partiti ne approfittano, fatto sta che nella scorsa legislatura i sindacalisti-parlamentari erano una settantina e le liste per le Politiche di un anno fa piene zeppe di ex dirigenti Cgil, Cisl e Uil. Solo i flop di Mario Monti, che ha lasciato a piedi l’ex segretario confederale cigiellino Gianni Baratta, quello di Antonio Igroia, costato il seggio agli ex Fiom Maurizio Zipponi e Giovanna Marano, e del Psi, che ha esposto alla trombatura nientemeno che l’ex segretario Uil Pietro Larizza, e l’exploit del Movimento 5 Stelle hanno evitato che i numeri fossero quelli del passato.

Non che Cgil, Cisl e Uil possano lamentarsi, s’intende. Capofila dei sindacalisti alla Camera dei deputati è certamente Guglielmo Epifani, ultimo segretario della Cgil prima di quello attuale, successore dell’eurodeputato piddino Sergio Cofferati, che è stato segretario traghettatore del Pd e, contemporaneamente, presidente della commissione Attività Produttive. Due ex confederali di prima fila sono entrati nel governo di Matteo Renzi: Pier Paolo Baretta, ex Cisl, è sottosegretario all’Economia, mentre Teresa Bellanova, ex Filtea Cgil, è sottosegretario al Lavoro con delega, tra l’altro, alle Pari Opportunità. Qualche anno fa, a Cesare Damiano era andata ancora meglio: era stato lui, che proveniva dal sindacato di Corso d’Italia, ad occupare la poltrona di ministro del Lavoro. Nella partita sul provvedimento del governo Damiano ha giocato un ruolo da protagonista: è presidente della commissione Lavoro a Montecitorio. Ne fanno parte altri piddini con trascorsi nell’organizzazione di Corso d’Italia: Valeria Fedeli, già segretario dei tessili, Luisella Albanella, ex segretaria provinciale di Catania, Cinzia Maria Fontana, segretaria dei pensionati a Cremona, Marialuisa Gnecchi, segretaria generale pubblico impiego, Anna Giacobbe, segretario generale dei pensionati in Liguria, Monica Gregori, segretario funzione pubblica in Lazio. E ancora: Patrizia Maestri, segretario generale commercio, Marco Miccoli, segretario generale lavoratori comunicazione, Giorgio Piccolo, responsabile settore energia in Campania, Giuseppe Zappulla, segretario provinciale Fiom a Siracusa e Maria Grazia Gatti, segretaria provinciale di Pisa. Viene dalla Uilm, cioè dai metalmeccanici della Uil, il deputato Antonio Boccuzzi, rimasto gravemente ferito nell’incidente alla TyssenKrupp.

Fin qui tutti eletti nel Partito democratico, ma anche Sinistra ecologia e libertà non è da meno. Lo scorso febbraio il partito di Nichi Vendola ha portato a Montecitorio Ciccio Ferrara, segretario nazionale della Fiom, e Giorgio Airaudo, pure lui ex dirigente dei metalmeccanici di Corso d’Italia. Sindacalista del settore assicurazione e credito della Cgil piemontese, Fisac, è la deputata Titti Di Salvo, mentre Gianni Melilla è stato segretario provinciale del sindacato a L’Aquila. Sul fronte opposto c’è Renata Polverini, già segretario generale Ugl, poi governatrice del Lazio e oggi deputata di Forza Italia.

Al Senato, dove ieri si è cominciato a discutere il testo che dovrebbe superare la riforma di Elsa Fornero, il Pd ha eletto l’ex segretario confederale Cisl Giorgio Santini, Anna Maria Parente, ex responsabile del Coordinamento Nazionale donne della Cisl. Anche a Palazzo Madama ci sono due sorprese: “sindacalisti” sono il senatore del Ncd, Andrea Augello, ex Ugl, e il forzista Giancarlo Serafini, ex Uil.

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • rendagio

    06 Maggio 2014 - 18:06

    sono una BANDA di criminali, quella vecchia megera stronzetta della CAMUSSO, aspetta solo che gli passino una potrona al governo, come tutti I suoi predecessori, in culo ai lavoratori, fessi , che pagano la quota sindacale al PCI.....

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  • BO45MARPASS

    04 Maggio 2014 - 20:08

    certo che questi sindacalisti sono politici strni ,come cofferati ,che dopo il flop a bologna ,per non ricandidarsi e correre il rischio di non venire rieletto si e' inventato la storiella della vicinanza alla a genova ,per poi candidarsi al parlamento europeo come se bruxelles o strasburgo fosse piu' vicino di bologna .bella figura .

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  • osicran2

    04 Maggio 2014 - 18:06

    Ho sempre considerato i sindacalisti degli opportunisti. Si entrava nel sindacato solo per godere di maggiore libertà, minor carico di lavoro e maggiori possibilità di avanzamento. I sindacati ci facevano, prima scioperare, sulla nostra pelle, e poi stipulavano patti con il datore di lavoro poco remunerativi per i lavoratori, sia quanto al salario-stipendio sia quanto al regolamento interno.

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  • fofetto

    04 Maggio 2014 - 15:03

    Ecco perchè andiamo a escort!

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