Cerca

La mossa

Il paradosso del Pd: se Renzi stravince si torna al voto nel 2015

Il paradosso del Pd: se Renzi stravince si torna al voto nel 2015

Il partito e il governo. Sono questi i due piani su cui peserà il risultato che le urne assegneranno, oggi, al Partito democratico. E il fatto curioso è che potrebbero essere slegati l’uno dall’altro, come sa bene Matteo Renzi che in queste ore di silenzio elettorale già pensa a lunedì mattina. Nella sua Pontessieve, dove rimarrà anche oggi e dove voterà insieme alla moglie Agnese, il premier, infatti, già riflette sul dopo. E il primo paradosso, di cui ha ragionato coi suoi, è che gli effetti sul partito potrebbero essere diversi, persino opposti, a quelli sul governo. Vediamo perché.

Se il Movimento Cinque Stelle ottiene un grande successo, cioè se supera il 25%, e se il Pd va male, cioè sotto il 30%, paradossalmente Renzi avrebbe grandi problemi nel partito, meno nel governo. Nel senso che scatterebbe l’unione di tutte le forze responsabili per arginare i Cinque Stelle. Giorgio Napolitano non ci penserebbe a dimettersi, men che meno a sciogliere il Parlamento, nonostante le iniziative dei grillini. Non è nemmeno escluso che la maggioranza, nel caso di un exploit di Grillo, si possa allargare a Forza Italia, magari nella forma di un appoggio esterno.

È evidente, però, che se il Pd va male, e il M5S va bene, e cioè se la distanza tra i due si riduce, Matteo Renzi avrebbe problemi interni. La minoranza, ovviamente, userebbe il cattivo esito elettorale per mettere in discussione la leadership del segretario, per condizionarne le scelte politiche (tenendo conto che nei gruppi parlamentari i renziani non sono in maggioranza), per imporre correzioni sui principali dossier all’esame: dal lavoro alle riforme. Un Renzi indebolito, perciò, non metterebbe a rischio il governo, almeno non subito, ma ne azzopperebbe l’efficacia, rendendo più difficile l’azione del governo, che diventerbbe ostaggio della minoranza interna e degli alleati.

I sondaggi che anche ieri sono arrivati sulla scrivania del premier disegnano esisti diversi. Ci sono quelli che prevedono una forbice tra Pd e M5S di almeno 6 punti. Quelli che parlano, invece, di un testa a testa. La soglia psicologica, quella sopra la quale Renzi potrà dire di aver fatto un buon risultato, anche se ovviamente in questi giorni lo ha negato per ridurre le aspettative, è quella del 30%. Se ottenesse una percentuale del genere, ovvero cinque punti sopra quella ottenuta da Pier Luigi Bersani alle ultime elezioni politiche e quattro sopra quella presa dal Pd alle precedenti Europee, quando il segretario era Dario Franceschini, potrebbe dire di aver vinto. Avrebbe dimostrato di aver fatto guadagnare tra i 4 e i 5 punti al Pd in pochi mesi. Anche se il sogno di Renzi è un altro: fare il record assoluto, battendo quella che finora è la percentuale più alta mai ottenuta dal Pd. Ossia il 33,2% preso da Walter Veltroni alle Politiche del 2008.

Paradossalmente, però, se il Pd dovesse ottenere un grande successo, con Grillo comunque ben piazzato, attorno a una percentuale sopra il 25%, potrebbe rafforzarsi lo scenario di elezioni anticipate. È il paradosso di queste elezioni. In caso, infatti, di un buon risultato, magari superiore al 33,2% di Veltroni, Renzi potrebbe essere tentato dall’andare il prima possibile all’incasso. Come dice un fedelissimo, «se andiamo bene, Matteo potrebbe essere più motivato ad andare al voto l’anno prossimo, magari in contemporanea con le Regionali che si terranno a marzo, per non farsi logorare da Grillo». Un buon risultato, ma con il M5S più vicino rispetto alle ultime elezioni, sarebbe, infatti, un esito da non sottovalutare. Per dirla con il renziano, «non sarebbe facile andare avanti molti anni con un Grillo forte che punta a spolparci, le larghe intese che frenano le riforme e la minoranza interna che sfrutta ogni occasione per condizionare la linea». A quel punto, meglio puntare tutto sul Pd e tentare di fare il pieno alle elezioni, portandosi in Parlamento un gruppo di fedelissimi per poi fare un governo monocolore,più coeso e più forte.

Ma con quale legge elettorale? E qui c’è l’altra variabile da cui dipenderanno le prossime settimane e i prossimi mesi. La percentuale che otterrà Forza Italia, infatti, inevitabilmente inciderà sulle riforme, su quel patto tra Renzi e Berlusconi siglato al Nazareno. Se Fi dovesse andare molto male, scendendo sotto il 18%, Berlusconi potrebbe mandare all’aria l’accordo con Renzi o pretendere che sia pesantemente modificato. In caso si definisse un bipolarismo Pd-M5S che interessere avrebbe, infatti, a sostenere una legge elettorale con un ballottaggio che tanto escluderebbe Fi? Nessuno. Così come, più in generale, non avrebbe convenienza a regalare a Renzi un successo sul piano delle riforme.

A quel punto, l’Italicum, congelato al Senato, potrebbe essere pesantemente modificato in senso proporzionale. Renzi potrebbe fare a meno di Forza Italia, puntando ad approvare le riforme solo con la maggioranza, ma dovrebbe cedere ai condizionamenti dei piccoli partiti, a partire da Ncd, che chiederebbero prima di tutto di abbassare le soglie di sbarramento.

di Elisa Calessi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • giacomolovecch1

    25 Maggio 2014 - 15:03

    Se vince Mr. Bean sarà candidato all'Oscar.....pone.

    Report

    Rispondi

  • RaidenB

    25 Maggio 2014 - 12:12

    L'unica cosa certa è che se Renzi vince le europee la democrazia in Italia è finita. Forte del voto europeo Mr Bean farebbe approvare in fretta il Senato del PD e darebbe più poteri al premier. Elezioni nel 2015 che con altri brogli dà al PD la maggioranza anche alla Camera e via una bella dittatura a vita di Mister Bean. Napolitano dopo aver fatto altri senatori se ne andrà e verrà su Prodi.

    Report

    Rispondi

blog