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La guerra dei simboli

Si può votare "Bunga bunga",
vietato "Liberi da Equitalia"

Dopo l'esame dei contrassegni al Viminale: allo Stato va bene tutto, dal comunismo alla gnocca, purché non si tocchi la sua pretesa di svuotare il portafoglio dei sudditi

Si può votare "Bunga bunga",
vietato "Liberi da Equitalia"

Gran lavoro per gli uffici del Viminale: in poche ore hanno dovuto esaminare ben 219 contrassegni elettorali. 16 sono stati respinti per carenza di documentazione e 34 sono stati “ricusati” per motivi vari. Le ragioni dei respingimenti sono piuttosto varie e per chi è fuori dalle ovattate stanze del potere risulta un po’ difficile percepirne la ratio. 

Non vi è dubbio che vadano cassati quelli che imitano in maniera palese simboli esistenti e in qualche modo consolidati. Più sfumate sono le ragioni che stanno dietro l’eliminazione di segni fotocopia di movimenti che non hanno rappresentanza parlamentare ma che sono comparsi solo in anticipazioni giornalistiche. La commissione ha cassato ad esempio le palesi taroccature dei contrassegni delle formazioni politiche che sostengono Monti e Ingroia, o dei neonati Fratelli d’Italia. Nessuno di loro si è però mai presentato a una competizione elettorale perché si tratta di novità assolute: perché allora punire chi ha imitato qualcosa che ancora non c’è? Perché dire che fra due simboli simili passa quello che viene presentato per primo (costringendo i promotori a nottate all’addiaccio e ad estenuanti code davanti al ministero) quando poi si favorisce quello che ha lo sponsor con le spalle più larghe? Si abbia l’onesta sfrontatezza di codificare la cernita per “raccomandazione” e non per ordine di presentazione. Perché il signor Samuele Monti di Cuneo deve vedere respinto il suo contrassegno a vantaggio di quello di Mario Monti di Varese, che è quasi uguale ma che è stato presentato dopo?

Se le regole del gioco sono quelle, le si rispetti. Che il signor Mario Monti di Varese passi anche lui qualche notte a presidiare il portone dell’ufficio con plaid e thermos come tutti gli altri. O paghi qualcuno più sobrio di lui che glielo faccia ma se poi arriva secondo sono cavoli suoi. Idem per i Fratelli La Russa e per i “rivoluzionari civili” di Ingroia. Diversa è la vicenda del simbolo grillino: non c’è in Parlamento ma è già stato presentato a un mucchio di elezioni. Non è neppure chiaro il criterio “morale” delle scelte. Imitazioni a parte, i soli motivi di esclusione dovrebbero essere  l’illegalità e la volgarità: parolacce, oscenità e insulti devono essere ovviamente banditi.

Ma perché allora sono stati esclusi i contrassegni dei movimenti  “Forza Evasori” e “Noi consumatori – Liberi da Equitalia” , che contengono intenzioni magari poco politicamente corrette ma beneducate e ampiamente condivise. Soprattutto il primo va evidentemente a toccare il nervo più sensibile dello Stato ladruncolo, che non può certo permettersi che pochi o tanti sudditi facciano un gesto pacato e civilissimo ma eversivo nel votare un simbolo del genere. Altri, come “Dimezziamo lo stipendio ai politici”, o “Recupero maltolto”, o “Fuoritutti” possono sembrare altrettanto radicali ma sono stati ammessi. Perché? Perché non interferiscono con il più sacro dei presunti diritti dello Stato-padrone e cioè infilare le mani nelle tasche dei cittadini-servi. È passato anche “Io  non voto” che è la negazione del civismo. Mentre è passato il contrassegno del “Movimento Bunga Bunga”.

Allo Stato va bene tutto, dal comunismo alla gnocca, purché non si tocchi la sua pretesa di svuotare il portafoglio dei sudditi.

di Gilberto Oneto

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