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Conti azzurri

Silvio Berlusconi, Forza Italia: debiti e fidejussioni per 100 milioni

Silvio Berlusconi, Forza Italia: debiti e fidejussioni per 100 milioni

Il solo politico di centrodestra che in questi giorni ha avuto il coraggio di parlare di quella cosa volgare chiamata denaro è Silvio Berlusconi, che guarda caso è anche l’unico che stacca gli assegni. Gli altri impegnati nel durissimo confronto sul futuro di Forza Italia e dell’alleanza preferiscono dedicarsi a temi molto più nobili. L’accordo tra le sigle di centrodestra dovrà ispirarsi all’Union pour un mouvement populaire gollista o all’intesa post-franchista della Coalicion popular? Il leader dovrà essere scelto con le primarie, con un congresso o tenendo conto dei risultati elettorali di questi anni?
Tutte questioni importanti, per carità. Ma arrivati al dunque non si potrà non fare i conti con lo sterco del demonio: come si fa a sfilare il partito più grande dell’alleanza dalle mani di Berlusconi, se questo partito è tenuto in piedi dai beni personali di Berlusconi?

Più che i manuali di storia politica, insomma, bisogna leggere da pagina 339 a 398 del Supplemento alla Gazzetta ufficiale del 9 ottobre scorso, dove è riportato l’ultimo rendiconto dell’esercizio del «Movimento politico Forza Italia». Lì si apprende che i debiti del partito, che a fine 2012 ammontavano a 88,2 milioni, sono coperti da fidejussioni per 102.720.617 euro, integralmente sottoscritte da Berlusconi.

Il Cavaliere è convinto che chi in questi giorni gli chiede di fare un passo indietro la soluzione al problema l’abbia trovata: Berlusconi continua a garantire per il partito e il nuovo arrivato prende il comando. Nella mente del fondatore è come se qualcuno realizzasse una scalata ostile alle sue aziende facendone pagare il conto a lui. Si può storcere il naso all’idea del miliardario che tratta il proprio partito come una società per azioni, ma il disappunto del leader di Forza Italia è comprensibile.

Sotto questo aspetto l’ipotesi Marina - al di là del fascino del cognome e del valore della persona, ancora da testare nel campo della politica - rappresentava la soluzione perfetta. Lo stesso vale per Barbara. Ma il Cavaliere ha appena sfilato ogni membro della famiglia dalla partita per la successione. Se non ci ripensa, occorre trovare un’altra strada.

Ci sarebbe quella del leader calato dall’alto (cioè scelto da Berlusconi), che garantirebbe il fondatore di Forza Italia dal rischio di usare i propri soldi per finanziare un partito in cui non si riconosce. Ma è un ipotesi che non sta in piedi. Sia perché candidati graditi a Berlusconi in giro non se ne vedono più (a seconda delle versioni o sono stati liquidati dal loro stesso mentore o messi alla prova si sono dimostrati incapaci: in ogni caso il risultato non cambia). Sia perché negli altri partiti e persino dentro Forza Italia la spinta a un metodo di selezione diverso e (almeno in apparenza) più democratico è forte, e l’ascesa di Renzi sembra dare ragione a chi vuole scegliere il prossimo capo del centrodestra con una bella selezione darwiniana tra esponenti di tutti i partiti dell’alleanza. Però non è affatto detto che dalle primarie esca vincitore qualcuno per cui Berlusconi voglia continuare a firmare garanzie per cento milioni.

Resta una sola soluzione in grado di tenere insieme nuova leadership e sopravvivenza di Forza Italia: il confronto realistico, l’accordo. Berlusconi si rende conto che su qualcosa deve cedere e che non potrà continuare a essere lui, in eterno, il leader del partito che ha creato. Mentre il suo successore, chiunque sia e comunque venga scelto, riconosce al fondatore il ruolo di padre nobile e mantiene il partito lungo la linea tracciata da Berlusconi.

Non un’investitura, ma un accordo tra due che magari non si piaceranno fino in fondo, non saranno padre e figlio, ma hanno l’intelligenza di capire che ognuno ha bisogno dell’altro. E magari anche la generosità di fare tutto questo per qualche milione di italiani. Un percorso molto difficile, ma altri percorribili non se ne vedono.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • kappa12

    02 Giugno 2014 - 08:08

    Da ciò si capisce la gestione fallimentare dei suoi governi. Un imprenditore pensa alle proprie aziende, non al proprio paese.

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  • carlo1956

    02 Giugno 2014 - 07:07

    Forse ancora molta gente non si è resa conto che F I esiste perché esiste Berlusconi. Se non si troverà altra persona carismatica che potrà sostituirlo F I finirà come il suo fondatore. Alcuni hanno valutato il risultato delle ultime lezioni una sconfitta e non si sono resi conto invece che è stata solo una flesssione dovuta al fatto che Berlusconi sia stato VOLUTAMENTE impedito in questa campagna

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  • marcopcnn

    02 Giugno 2014 - 06:06

    A me sembra un buon motivo per chiudere il partito. E' mai possibile che un uomo condizioni qualsiasi dibatti politico interno ad un partito perchè, in pratica, l'ha comprato. Ora si spiegano tanti incredibili voti dei parlamentari PDL nel corso degli ultimi 10 anni. Silvio aveva le cambiali in mano

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  • iltrota

    01 Giugno 2014 - 22:10

    FI, praticamente una società sempre sull' orlo del fallimento!!! Buffoni....

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