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le mosse di D'Alema

I rottami del Pd a caccia delle ultime poltrone

I rottami del Pd a caccia delle ultime poltrone

Il successo alle Europee non cancella le faide interne al Partito democratico. Sulle nomine, in particolare, la vecchia guardia democrat non vuole essere rottamata e prova ad arginare lo strapotere dei cosiddetti «renziani». Il duello ruota tutto intorno al ministero dell’Economia e alla agenzie fiscali (Entrate e Demanio).

La partita più delicata sembra quella sulla Ragioneria dello Stato dove, secondo voci di palazzo, è in corso un braccio di ferro tra il premier, Matteo Renzi, e l’eterno nemico Massimo D’Alema. Con quest’ultimo che vorrebbe piazzare una persona di sua fiducia al vertice del Dipartimento chiave di via Venti Settembre, quello che decide la sorte di tutti i provvedimenti economici del governo con la «bollinatura». D’Alema ha provato a infilarsi appena ha saputo che Renzi vorrebbe mandare a casa l’attuale numero uno, Daniele Franco (ex Banca d’Italia, nominato da Fabrizio Saccomanni) per cercare di promuovere il vice della Ragioneria, Alessandra Dal Verme, cognata dell’esponente Pd di rito «renziano», Paolo Gentiloni. L’ex premier sta caldeggiando al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, cui spetta l’eventuale decisione, Biagio Mazzotta, oggi ispettore capo della stessa Ragioneria e suo compagno di vacanze a Gallipoli in Puglia. Un assalto, quello di D'Alema, a cui Renzi potrebbe rispondere con un piano «B»: lasciare al suo posto Franco (che ha bollinato le incerte coperture sugli «80 euro» e si è messo in tasca una «cambiale» a garanzia del suo incarico) portando, però, la Ragioneria sotto il controllo di Palazzo Chigi. Una soluzione, dicono i ben informati, che consentirebbe di ridimensionare sia i «dalemian-pugliesi» - che a via Venti Settembre contano pure sul Capo di gabinetto, Roberto Garofoli - sia i «lettiani» (quelli di Enrico Letta) che hanno nel Capo della segreteria tecnica, Fabrizio Pagani, il massimo esponente della corrente. Due delle tante pedine ritenute estranee al gotha di Renzi, piazzate a febbraio nei posti chiave del più importante dicastero dalla vecchia guardia democrat che approfittò in qualche modo del fatto che il neo premier non aveva dimestichezza coi palazzi romani.

Ragion per cui, adesso, vuole andarci piano. Ecco perché tardano ad arrivare le delibere sia sull’agenzia delle Entrate sia sull’agenzia del Demanio. Per quanto riguarda le Entrate, va sostituito Attilio Befera, ma la promozione di Marco Di Capua, ora vicario, sembra meno scontata del previsto. Su Di Capua, come riferito ieri dal Fatto Quotidiano, sarebbero emersi legami con l’ex ministro Giulio Tremonti e a palazzo Chigi stanno approfondendo la questione. Quanto al Demanio, invece, è scaduto da alcune settimane il mandato dell’attuale direttore, Stefano Scalera. Il quale starebbe cercando in tutti i modi di trovare sponda nel sindaco di Torino, Piero Fassino, per restare seduto sulla sua poltrona e ottenere da Renzi il «bis». Fassino, però, non avrebbe ancora sciolto la riserva.

di Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • afadri

    05 Giugno 2014 - 12:12

    Possibile che sto vecchio ladro comunista che di nome fa Massimo, abbia ancora la presunzione di occupare posti in politica. Mandatelo a casa a calci in culo.

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  • alvit

    05 Giugno 2014 - 10:10

    Sporchi, brutti e komunisti, questo sono. Le poltrone fanno gola a tutti e se poi riescono a piazzare un parente, un amico, un complice, meglio. Baffetto è il genio di questo sistema, ma renzi il ciacola non è da meno. Che fine ha fatto l'inchiesta degli affitti non pagati ma regalati del pollo? Tutto messo a tacere cari giornalisti? Risposte mai, solo spiritosaggini.

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  • bizio49

    05 Giugno 2014 - 07:07

    Che lo faccia D'Alema o Renzi, non cambia il risultato che è l'occupazione di tutti i posti di potere e decisionali dello Stato hanno le banche, hanno i magistrati, hanno i giornali, hanno le TV, RAI1,2,3, RAInew24, le radio, i comuni le provincie e le regioni, hanno il controllo sul governo, hanno il loro Presidente della Repubblica, il CSM e la Corte Costituzionale, hanno De Benedetti lo squalo

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  • rendagio

    04 Giugno 2014 - 20:08

    tutti pronti ad incularsi a vicenda pur diprendersi una potrona ,che schifo questa politica ITALICA, al peggio non vi è limite, ma alla pasienza si..per cui speriamo molto presto

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