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Linea dura

Ddl riforme, il governo usa la ghigliottina: l'approvazione entro l'8 agosto

Maria Elena Boschi

Dopo la promessa - "Lavoreremo tutta estate, anche di notte" - la maggioranza sceglia la strada più drastica per chiudere sulle riforme il prima possibile: il contingentamento dei tempi del dibattito in aula, ossia la famigerata "tagliola", già adottata alla Camera da Laura Boldrini per l'approvazione del decreto Imu-Bankitalia, lo scorso dicembre. Il governo di Matteo Renzi, dunque, stabilisce che entro l'8 agosto ci sarà il voto sul ddl riforme: di fatto, la Casta - dopo i proclama - si salva le vacanze. Dopo l'8 agosto i lavori saranno finiti, tutti liberi di andare in villeggatura. Questa la "dura" risposta dell'esecutivo e della maggioranza alle opposizioni che avevano aperto alla riduzione degli emendamenti in cambio di alcune garanzie sul Senato elettivo - il punto più contestato -, il riequilibrio tra le due Camere e referendum.

Una giornata tesissima - Questo, dunque, l'epilogo dell'ennesima giornata di tensione a Palazzo Madama, giornata dedicata interamente al disegno di legge Boschi di riforma costituzionale, quella che il premier definisce "la madre di tutte le riforme", riforma che però era ostaggio degli emendamenti, oltre 7.800, con cui le opposizioni avevano architettato l'ostruzione al provvedimento (su 900 di questi emendamenti, inoltre, era stata avanzata la richiesta di voto segreto). In Senato la seduta è stata convulsa sin dal principio, con un'immediata sospensione di 20 minuti. Quindi, a rilento, un paio di voti su emendamenti bocciati. Poi il presidente Pietro Grasso, intorno alle 11, ha nuovamente bloccato i lavori dell'aula per convocare la capigruppo e trovare una soluzione. Il clima, riferiscono, nella capigruppo era tesissimo: i grillini si sono piazzati davanti alla stanza dove si svolgevano i lavori "per fare pressione - spiegava il loro ufficio stampa - in modo che non approvino contingentamenti dei tempi o altri strumenti per zittire l'opposizione".

Il blitz e la tagliola - Dopo due ori di lavoro, la sospensione della capigruppo. La Boschi, uscendo dalla riunione, ha rivolto un aut-auto al M5s, Sel e dissidenti: "O si ritirano in maniera sostanziosa gli emendamenti oppure si va avanti senza mediazioni per approvare il ddl entro agosto, perché così non si può discutere, è un ricatto". L'ipotesi della tagliola, dunque, cominciava a farsi concreta. Immediata la risposta di Nichi Vendola: "E' inimmaginabile. Spero che si tratti di uno scherzo, spero che non provino neanche a pensarla una cosa del genere, perché veramente questo ha una puzza insopportabile". Mentre le opposizioni si riorganizzavano - grillini, Sel, Pd, Lega Nord, frondisti di Pd e Forza Italia - nei fatti è stata confermata la tagliola, il cosiddetto contingentamento. E' stata infatti fissata la data di chiusura del ddl all'8 agosto. Il calendario è stato approvato alla capigruppo a maggioranza e ora dovrà essere sottoposto al voto dell'aula.

Le proteste - Come prevedibile, la decisione di ricorrere alla "tagliola" ha fatto esplodere l'aula. Le opposizioni in ebollizione. Duro l'intervento del capogruppo della Lega Nord, Gian Marco Centinaia, che annuncia il ricorso al Quirinale: "Dopo il voto sul calendario andremo dal presidente della Repubblica perché il presidente del Consiglio non rappresenta più nessuno". Durante il suo intervento le grida del collega Sergio Divina, che ha iniziato ad agitare la Costituzione urlando: "Ne fate carta straccia, ne fate carta straccia". Divina è stato richiamato all'ordine dal presidente Grasso, ma subito dopo si sono uniti alle proteste anche i grillini Moronesi e Santangelo.

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