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Il voto

Senato, Forza Italia, almeno 18 dissidenti

Senato, Forza Italia, almeno 18 dissidenti

E' il giorno delle riforme. Oggi a Palazzo Madama inizierà la seduta per il voto finale sul ddl  che disegna il nuovo Senato e modifica il titolo V della Costituzione. Si tratta solo del primo passaggio, visto che occorreranno almeno altre tre letture tra Camera e Assemblea di Palazzo Madama, sempre che non intervengano modifiche. Non dovrebbero esserci sorprese sull’esito del voto, mentre c’è attesa per la presenza o meno in Aula del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

I dissidenti - Non dovrebbero esserci sorprese ma solo perché il voto è a scrutinio palese. Se invece fosse segreto, la riforma forse rischierebbe addirittura di non passare. Il voto palese la mette invece sotto chiave. All'interno di Forza Italia ci sono almeno 18 dissidenti. 13 senatori su 59. Alcuni saranno in aula e esprimere il loro dissenso, altri usciranno, altri ancora non si faranno vedere a Palazzo Madama. A questi bisogna - come ricorda La Stampa - 5 senatori con tessera Gal (Grandi autonomie e Libertà). Ci sono alcuni senatori che non condividono la riforma ma votano solo perché Berlusconi ha preso un impegno con Berlusconi. Molti dei senatori dissidenti fanno capo all'ex governatore pugliese Rallaele Fitto in rotta di collisione con l'x Cav. Sette come i pugliesi Zizza, Traquinio, Iurlando, D'Ambrosio, Perrone, Luizzi, Bruni. Poi si sono i campani Longo e Falanga oltr quelli di Gal D'Anna e Milo. I siciliani Gal ma con tessera di Forza Italia. Minzolini uscirà dall'Aula mentre tra i dissidenti c'è la veneta Bonfrisco e lombardi Pagnoncelli e Zuffada. Oggi in Senato verrà fuori quanto pesa veramente la fronda di Fitto e si ci saranno conseguenze.  

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Commenti all'articolo

  • tingen

    08 Agosto 2014 - 16:04

    Oggi in Forza Italia hanno votato quasi tutti compatti, però da notare la solita informazione faziosa che continua ad alimentare inesistenti divisioni in Forza Italia, perché evidentemente vuole vedere certe cose che non vedrà mai.

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  • kingapache

    08 Agosto 2014 - 12:12

    Questo e` un grosso guaio. Bisognerebbe cambiare la legge : chi non riesce a sedere in Parlamento non deve ricevere nulla dallo Stato, se sono abili si autofinanziano. In questo modo si evita il frastagliamento del panorama Partitico. Anche per i politici come per i Magistrati deve esserci la norma del Pagare se si sbaglia. Attualmente i politici sono nel Paese di Bengodi altro che America.

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  • kingapache

    08 Agosto 2014 - 12:12

    Questo e` un grosso guaio. Bisognerebbe cambiare la legge : chi non riesce a sedere in Parlamento non deve ricevere nulla dallo Stato, se sono abili si autofinanziano. In questo modo si evita il frastagliamento del panorama Partitico. Anche per i politici come per i Magistrati deve esserci la norma del Pagare se si sbaglia. Attualmente i politici sono nel Paese di Bengodi altro che America.

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  • kingapache

    08 Agosto 2014 - 12:12

    Allora a cosa e` valso lasciare il Partito di prima se poi si e` costretti ad essere insieme per non disperdere i voti? Quindi sarebbe stato meglio dissentire ma rimanere UNITI.Questo discorso vale per la destra come per la sinistra. Certo che c'e` anche l'aspetto finanziario e cioe` che se un Partito non supera il quorum non siede in Parlamento e pero`continua a prendere i soldi dallo Stato.

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