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Maggioranza spaccata

Giustizia, oggi il ddl Orlando in Consiglio dei Ministri: tutte le divisioni tra Renzi, Alfano e Berlusconi

Giustizia, oggi il ddl Orlando in Consiglio dei Ministri: tutte le divisioni tra Renzi, Alfano e Berlusconi

Renzi rischia-tutto, nuovo atto. Dalla scuola alla giustizia, sono giorni caldissimi per Matteo Renzi decisionista e intenzionato ad andare avanti sulle riforme nonostante le opposizioni di suoi ministri, alleati di governo e opposizioni più o meno collaborative. Fabio Martini, su La Stampa, avanza l'ipotesi che dietro questo tour-de-force tra tweet e consigli dei ministri ci sia in realtà l'intenzione di porre un aut aut al Palazzo: o si fa come dico io o si torna alle urne. E l'obiettivo del voto anticipato nella primavera 2015, suggerisce Martini, non sarebbe nemmeno così tanto sgradito al premier. Lo staff di Palazzo Chigi smentisce, di sicuro però sulla riforma della giustizia gli attriti con Angelino Alfano (e Silvio Berlusconi) restano eccome. Sul tavolo del CdM è attesa la bozza della riforma, che però verrà approvata con calma. Per la giornata di oggi, venerdì 28 agosto, è atteso solo il via libera alla responsabilità civile dei magistrati, che mette d'accordo Pd e Ncd. E' su tutto il resto, però, che la maggioranza si divide. Forse per questo Renzi preferisce puntare mediaticamente sulla giustizia civile, dal dimezzamento degli arretrati alla guerra alle ferie delle toghe.


Prescrizione - Il Ddl studiato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando innanzitutto congela i tempi della prescrizioni, prevedendo un "bonus di sospensione": quello iniziale è di due anni, dopo la condanna di primo grado l'Appello dovrà essere concluso entro quei tempi o il reato verrà estinto. In caso di nuova condanna, ecco una sospensione ulteriore di un anno mentre in caso di assoluzione il bonus verrà "riassorbito" nel conteggio. Una linea "mediatrice" che non piace comunque né a Forza Italia né al Nuovo Centrodestra, che per bocca del sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa (ex Pdl) ha definito tutto l'impianto di Orlando "poco garantista" perché "sacrifica il principio della ragionevole durata del processo. L'incombenza della prescrizione è uno stimolo per il giudice ad accelerare i tempi". Il capogruppo forzista Renato Brunetta, invece, è tranchant, definisce la riforma un "patto di Ponzio: me ne lavo le mani, decida il popolo dei manettari con il suo sinedrio di magistrali".

Intercettazioni - Anche qui il Pd appare agli occhi degli alfaniani troppo "morbido" con i manettari. Secondo il Ddl le intercettazioni che riguardano soggetti terzi coinvolti fortuitamente nelle indagini non dovranno più essere trascritte nei verbali dei magistrati (che normalmente finiscono poi su molti quotidiani, per gli amanti del gossip e del voyeurismo giudiziario). Ci sarebbe poi una delega al governo per impegnarlo a garantire la riservatezza sul contenuto delle intercettazioni: come vuole Ncd, non sarà più possibile trascrivere e pubblicare integralmente le conversazioni intercettate, ma solo riassumerne il senso.

Responsabilità civile dei magistrati - Su questo punto, più ancora che sulle intercettazioni, Ncd non vuole rompere con il Pd, perché il tema è popolare anche a destra: la responsabilità civile sarà "indiretta" e le toghe non saranno punite per la loro libera interpretazione della legge, ma lo Stato si rivarrà sulla metà del loro stipendio in tre anni, fatta salva l'azione disciplinare.

Rischio al Senato - Il guaio per Renzi è che oltre ai maldipancia di Alfano annunciano battaglia in Senato anche Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Con loro sarà quasi impossibile trattare, e dunque restano i 169 voti della maggioranza, appena 9 in più di quella assoluta. Occhio ai franchi tiratori, e proprio per questo il premier teme che torni a saldarsi l'asse tra Ncd e Forza Italia sulla giustizia. Ecco perché lo spauracchio del ritorno al voto è sempre lì, pronto ad essere agitato nei momenti difficili.

di Claudio Brigliadori
@piadinamilanese

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Commenti all'articolo

  • spalella

    28 Agosto 2014 - 14:02

    Renzi si è già COMPRATO il voto di una parte di lavoratori con gli 80 euro. Ora cerca di comprare Altri voti con 100.000 assunzioni nella PA fatte A DEBITO. Se questa è Democrazia io sono un marziano. Mi sembra di vedere piuttosto la FIDELIZZAZIONE DI FRANGE DI DELINQUENTI TRAMITE SPARTIZIONE DEL BOTTINO, ELARGITO DAL ''CAPO-BANDA''. E il popolo pecora bela fiducioso ai politici e ai preti.

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