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Le strane operazioni del renziano

Tangente Pd: "I soldi del deputato per affari coi narcos"

Tangente Pd: "I soldi del deputato per affari coi narcos"

Il mistero della sparizione dell’imprenditore romano Alfredo Guagnelli e della presunta tangente per il deputato del Pd Marco Di Stefano si infittisce e assomiglia sempre di più a un intrigo internazionale sulla rotta Montecarlo-Sud America. In questa storia ogni giorno emerge una sorpresa. Spuntano pure hotel a cinque stelle messi a disposizione dei politici per i loro consessi amorosi. In questo nuovo romanzo criminale, dopo le soubrette televisive e i potenti di ogni schieramento, non potevano mancare i gangster, quelli veri. Nomi pesanti, impegnati nel traffico della droga, sulle rotte che dall’Italia conducono Oltreoceano, dal Messico alla Colombia. La notizia, però, non emerge dalle carte depositate recentemente in procura, ma da un vecchio fascicolo polveroso di cui sino a oggi l’esistenza era segreta.

Libero ha scoperto che già nel 2009 la procura di Roma e in particolare il pm Maria Cristina Palaia aveva messo sotto indagine Di Stefano per l’affitto euromilionario dei palazzi di via Serafico 107 e 121 nel quartiere Eur di Roma. All’epoca i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci cercarono riscontri a una notizia ricevuta da fonte confidenziale e dopo due anni di indagini trasmisero in procura i risultati delle loro ricerche. Un’informativa in cui era già nitidamente definito l’affaire adesso di dominio pubblico.

MAZZETTA NASCOSTA
Per l’Arma era più che un’ipotesi che dietro alla locazione da circa 50 milioni di euro pagata dalla Lazio service al Gruppo imprenditoriale Pulcini si nascondesse una super mazzetta. Ma che fine ha fatto quel fascicolo? Sappiamo solo che nel 2012 Palaia, affiancata dal collega Corrado Fasanelli, ha inaugurato un altro procedimento, il 53498, con le stesse ipotesi di reato contro Di Stefano, Guagnelli, Claudia Ariano (compagna di Di Stefano ed ex fidanzata di Guagnelli), gli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini e che, probabilmente, i fascicoli sono stati riuniti.

Va detto che quanto emerso sui media sino a oggi è quasi nulla se confrontato con quello che i testimoni hanno raccontato ai carabinieri nel 2009-2010. Per esempio dopo la sparizione di Alfredo venne sentito suo fratello Bruno che svelò retroscena inquietanti. Con Libero accetta di ricordare quanto già riferito agli investigatori e in particolare la vicenda del tesoretto in contanti che suo fratello andò a recuperare a Montecarlo: «Anche io vidi quei biglietti viola da 500 euro. Li teneva a casa in una piccola borsa blu da mare. Erano circa 1,3 milioni in mazzette da 50 mila euro. Mi disse che 1 milione glielo aveva prestato Di Stefano». Ma perché dovette andare a recuperarli in Francia e soprattutto perché cash? «Mio fratello mi riferì che l’amico politico aveva un conto nel Principato di Monaco e che quei soldi erano un anticipo per un grosso affare che Alfredo doveva realizzare. Di Stefano glieli avrebbe prestati con la promessa di lauti interessi».

Il tipo di business in questione lo avrebbe indicato il factotum di Alfredo, Enrico Marcolini: «Mio fratello nell’ultimo periodo mi disse che quell’uomo custodiva tutti i suoi segreti e per questo, dopo la sua scomparsa, chiesi a Enrico di conoscerli». Anche agli investigatori venne svelato l’arcano: il presunto prestito del deputato Pd più un ulteriore milione recuperato presso altri "amici" sarebbero stati consegnati a dei narcotrafficanti e in particolare a un esponente di spicco della malavita romana: Alessandro Capriotti. Quando si persero le tracce di Alfredo, Di Stefano telefonò a Bruno e chiese di incontrarlo per negare di aver fatto al fratello l’ingente prestito, una voce di cui era venuto a conoscenza.

Il milione di Montecarlo in biglietti da 500 non sarebbe comunque la tangente per l’affare di via Serafico. Di quella Alfredo parlò in un’altra occasione: «Poco prima di sparire mi confessò che aveva incassato 300 mila euro per una questione legata a un palazzo della Regione, disse così, e che per lo stesso affare Di Stefano aveva preso 1,6 milioni. Mi sembrarono cifre spropositate per me che vivevo del mio lavoro». Alfredo riferì che quei soldi erano stati consegnati dentro a una valigetta, senza aggiungere ulteriori particolari.

Nel 2010 Bruno ha consegnato ai carabinieri computer e contabilità del fratello: «Dagli estratti conto ho scoperto movimenti persino da 500 mila euro per volta. Mi domando se, in base alle severe norme antiriciclaggio, siano stati segnalati a chi di dovere». Qual era l’istituto di credito coinvolto? «La Banca popolare di Spoleto. Mio fratello andava a giocare al casinò di Montecarlo insieme con l’ex presidente Giovannino Antonini, quello arrestato l’anno scorso (per una presunta corruzione in atti giudiziari; è sotto inchiesta per la gestione dell'istituto, successivamente commissariato, ndr)». Fiumi di denaro di cui avrebbero approfittato pure numerosi politici: «Il consigliere regionale Michele Baldi dice di essere andato ai Caraibi insieme con mio fratello a proprie spese? Michele con Alfredo non pagava nemmeno il caffè. Per esempio bisognerebbe domandargli chi abbia acquistato i lampadari da 10-12 mila euro che ha in casa e di cui ricevetti la fattura».

CONTO SEMPRE APERTO
Guagnelli a questo punto narra un ultimo aneddoto che potrebbe mettere in ansia più di un politico: «Uno di loro (un esponente del centro sinistra di cui Libero conosce l'identità, ma che per questioni di privacy non rivela ndr), dopo la scomparsa di Alfredo mi chiamò per chiedermi di pagare una fattura da 7 mila euro al Grand hotel Parco dei principi. Lo mandai a quel paese». In quel magnifico albergo romano c’era un conto sempre aperto per i soggiorni con amiche al seguito e cene a lume di candela dei potenti sodali di Alfredo. Gli stessi che in queste ore staranno tremando.

di Giacomo Amadori

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Commenti all'articolo

  • Nat1944

    17 Novembre 2014 - 08:08

    ........................poi i parla di tassare i conti correnti dei risparmiatori e l'Italia crolla per il rischio idrogeologico!!!!!!!! E' una vergogna!!!!

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  • Chry

    17 Novembre 2014 - 04:04

    Strano, per Libero non bastano cento inquisiti a far vacillare il partito Forza Italia, mentre ne basta uno a sinistra per far tremare il PD...

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    • alvit

      17 Novembre 2014 - 10:10

      vai a mettere la zuppa di cipolle e scarti raccolti nei cassonetti sul fuoco, povera bifolca veneta. Vai a pulire le stalle dei maiali, dove puoi conversare con i tuoi simili. Il pd, forza di governo, calato con un golpe piovuto dall'alto, per merito del komunistone pannolonato, purtroppo è fatto di ominicchi di infima serie, ladri più degli altri e pian piano si scopriranno.

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  • rendagio

    17 Novembre 2014 - 02:02

    sono i soldi che fanno la guerra, ma per i compagni tutto ´legale...quando vittorio togliatti traffiucava diamante com la ex unione soviética..era tutto regolare per i compagni ehehhehehe

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  • brunicione

    16 Novembre 2014 - 22:10

    Politici Italiani ONESTI, cercasi......

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