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Un duro come Bondi per vendere il Quirinale e far quadrare i conti

Un duro come Bondi per vendere il Quirinale e far quadrare i conti

Enrico Bondi: eccolo il perfetto candidato per la Presidenza della Repubblica. Ha l’età giusta avendo appena compiuto ottant’anni. È disponibile subito perché, a quanto risulta, al momento la sua principale occupazione è occuparsi della tenuta agricola che possiede ad Arezzo. Si chiama «Il Matto». Qualcuno potrebbe anche scambiare la geografia per l’indole del personaggio. L’area in realtà era il mattatoio del capoluogo. In ogni caso, come diceva Montanelli, altro toscanaccio, solo chi ha carattere può averlo cattivo. E quello di Bondi è pessimo. Però non c’è dubbio: è l’uomo che serve per dare una bella sistemata al debito pubblico dell’Italia che non vuol saperne di scendere. E di debiti Bondi se ne intende. Ha passato gli ultimi vent’anni a trattare con banche e creditori. Aveva cominciato nel 1993 chiamato da Cuccia a vedere se riusciva a venire a capo della Montedison che Raul Gardini, poco prima di spararsi, aveva lasciato con un debituccio da 30 mila miliardi di lire. Di fatto (lui che si proclama un chimico) cancella la chimica e trasforma la Montedison in un gruppo elettrico. E il lavoro di restyling riesce così bene che quando se ne accorgono i francesi di Edf si azzuffano con mezza finanza italiana per accaparrarsela. Da quel momento finiscono sul suo tavolo tutti i casi disperati dell’industria italiana in cui ci sono più creditori che azionisti: Lucchini, Telecom, gruppo Ligresti.
Ma il suo capolavoro comincia l’8 dicembre 2003 quando viene chiamato a occuparsi di Parmalat: 14 miliardi di debiti, lo 0.7% del Pil italiano. Un crack di dimensioni planetarie. Otto anni dopo i conti correnti dell’azienda hanno cancellato i debiti per far posto a una liquidità da 1,4 miliardi. Tanto per cambiare i primi ad accorgersene sono dei francesi. Si tratta di Lactalis che già possiede Cademartori e Galbani e dopo l’operazione Parmalat si azzufferà con la Consob e con un paio di Procure. Medico di casi disperati Bondi si occupa anche dell’Ilva e fa anche un breve passaggio nella burocrazia di Stato come commissario alla spending rewiew. Ma senza poteri quella poltrona non serve a nulla. Vogliamo mettere la differenza se Enrico Bondi diventasse Commissario per l’Italia come Presidente della Repubblica? Possiamo anche immaginare i primi atti: vendere il Quirinale che è troppo grande e mantenerlo costa un sacco di soldi mentre a lui basta un ufficietto. E poi i Corazzieri: belli ed eleganti, per carità. Con le loro uniformi, gli spadoni, elmi e pennacchio. Ma a che servono? Non sono forse Carabinieri: e allora che scendano da cavallo, si mettano sulle volanti e si occupino di delinquenti e ordine pubblico.

di Nino Sunseri

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