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Giancarlo Perna

Draghi serve alla Bce? Allora eleggiamo il suo sosia Bini Smaghi

Non ha importanza chi vorrei io al Quirinale: farei il nome di un paio di liberali che hanno zero possibilità di riuscita. Meglio un ragionamento.
Ho goduto giorni fa la prosa di un nostro lettore che candidava al Colle un ragioniere suo conoscente dell’onesta provincia italiana. Uomo equilibrato, amico fedele, bravo ciclista, allegro commensale. Approvavo il lettore che basava la sua scelta su queste qualità normali. Ma improvvisamente sono scoppiato in un riso cinico. In me era subentrata una certezza: nessuna delle virtù del mite ragioniere aveva senso al Quirinale.
Lassù ci vuole un marpione. Basta ripensare a Giorgio Napolitano per capire che sul Colle non c’è spazio per l’innocenza. Inganni e soprusi si sono susseguiti nei suoi nove anni. Talvolta anche necessari. Se non avesse fatto la volpe, Re Giorgio non sarebbe sopravvissuto. Ecco perché per il toto nomine del successore si è pensato solo a furbacchioni: Prodi, Amato, Rodotà, ecc. Vada dunque per le pellacce, trovando però un criterio per arrivare a un unico nome. Quale? Il nostro problema è l’Ue e va fronteggiato con la pedina adatta.
Si è parlato di Mario Draghi che ci è però più utile a Francoforte che sul Colle. A Roma, basterà un sosia. Ecco allora, Lorenzo Bini Smaghi, economista già in forza alla Bce. È il nostro uomo. Ha 58 anni, l’età giusta per fare la voce grossa sui marò con i turbanti di Nuova Dehli. È un conte. Sarebbe il primo nobile sul Colle repubblicano, titolo che va a fagiolo per un’istituzione sempre più monarchica. È fiorentino che, di questi tempi, è un assegno circolare. Non è di destra, né di sinistra (fu però collaboratore di Repubblica). Con il Cav, allora presidente del Consiglio, ebbe uno scontro nel 2011 quando rifiutò di lasciare il board della Bce. Dovendo infatti Draghi diventare governatore, Bini Smaghi era l’italiano di troppo che ne impediva la nomina. La faccenda si risolse dopo qualche mese e la smagliatura col Berlusca fu ricucita. L’episodio dimostra però l’autonomia di carattere di Bini che è spocchiosissimo e pieno di sé. Difetto che potrebbe però indicare spirito indipendente e neutrale. Col conte al Quirinale, infine, avremmo una first lady, l’economista Veronica De Romanis, in grado di giocare in proprio un utile ruolo. La contessa ha infatti scritto un libro in cui elogia Frau Merkel conquistandone le simpatie. La sola speranza che interceda per noi, merita che le sia spalancata, insieme al marito, la casa che sta per essere lasciata vuota.

di Giancarlo Perna

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