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Pansa: elogio del Gufo, unico antidoto alla dittatura del renzismo

Pansa: elogio del Gufo, unico antidoto alla dittatura del renzismo

Mamma mia, i Gufi! Allarme, arrivano i Gufi! Troppi Gufi volano attorno a Palazzo Chigi! È urgente mobilitare l’esercito, la marina, i carabinieri, le guardie forestali! Questi uccellacci del malaugurio vanno sterminati! È facile prevedere che la parola Gufo sarà la parola dell’anno 2014 che sta per finire. Verrà premiata da una giuria di linguisti e una medaglia d’oro andrà al suo inventore. All’uomo che ha fatto uscire i gufi dai boschi, dai parchi, dai prati dell’Italia e dell’Europa. E li ha indicati agli elettori come il simbolo malvagio di chi obietta, rema contro e dice no, invece di allinearsi al servizio del potente che, per il momento, occupa il palazzo del governo: Matteo Renzi.

Ma chi sono i Gufi per il nostro presidente del Consiglio? Sono i tanti che hanno sempre da ridire su quanto fa quel genio, quel martire, quel santo sceso da Firenze a Roma per sistemare i grandi guai provocati dalla Casta politica che l’ha preceduto. Sono gli obiettori che rifiutano la divisa renzista. I rompicoglioni in servizio permanente effettivo. I refrattari che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto e mai il tazzone mezzo pieno. I cercatori fanatici del pelo nell’uovo. I politici, gli intellettuali, gli economisti, i manager, i giornalisti che si sono impossessati del vecchio intercalare di un altro fiorentino, il campione ciclista Gino Bartali. Lui ripeteva all’infinito: «Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare!».

Se il grande Ginettaccio fosse vissuto nel tempo di Matteo nostro, il premier avrebbe annullato tutte le sue vittorie e poi l’avrebbe spedito al confino. Ma Renzi sarebbe prontissimo a rinchiudere in un’isola, con il trattamento del 41 bis, quello usato per i big di Cosa Nostra, pure i Gufi che lo infastidiscono.

Fonti vicine a Palazzo Chigi mormorano che il Premier stia rivelando ogni giorno di più d’essere afflitto da una compulsione maniacale. È quella che lo spinge a dichiarare di continuo ciò che lui ritiene una verità assoluta. Spacciata ogni giorno, nelle comparsate televisive, nelle interviste, nelle conferenze stampa, nelle concioni in luoghi sicuri, come certe aziende che quando arriva il Renzi mettono in libertà gli operai, affinché non possano fischiarlo.

E a sentire il premier, l’Italia è la nazione più forte in Europa, la meglio governata, il suo destino sarà di guidare l’Occidente, da noi tutto funziona a dovere, le tasse si vanno riducendo, le grandi aziende in crisi saranno salvate dallo Stato, gli evasori fiscali e i corrotti finiranno in galera. E prima o poi, il governo Renzi deciderà che ogni settimana sarà composta da quattro sabati e da tre domeniche.

Renzi non vuole Gufi neppure dentro il suo governo. Lo si è compreso martedì 23 dicembre, dopo l’attentato all’Alta velocità ferroviaria nei pressi di Bologna. Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha detto subito la verità agli italiani: «Si è verificato purtroppo ciò che temevo: un nuovo atto terroristico contro la Tav. Questo e non altro è l’incendio doloso di questa mattina a Bologna». Conosciamo bene Lupi. Non è tipo che parli a bischero sciolto. È un politico riflessivo, dotato persino di quel cicinino di cautela che distingue quanti sono cresciuti nella parrocchia di Comunione e liberazione. Eppure il premier ha preso cappello. Si sarà detto: un Gufo dentro Palazzo Chigi? Non sia mai! E ha subito smentito Lupi: «Terrorismo? Non voglio evocare parole del passato!».

Davvero tosto, questo Renzi! Prima o poi rottamerà i dizionari d’italiano, a cominciare dall’illustre Devoto-Oli. Il capo del renzismo non può accettare che la sua Italia possa covare qualcosa di simile a quanto era accaduto nel Paese sfasciato delle prime due repubbliche. C’è da giurare che, toccando ferro, se mai si presenterà sulla scena qualche imitatore delle Brigate rosse in versione anarco-insurrezionalista, il premier si affannerà a spiegare che è soltanto una faccenda da nulla. Aggiungendo che in tutte le nazioni bene ordinate esiste sempre qualcuno che si diverte a far saltare in aria i treni e a rendere insicuro chi ci viaggia.

Volete l’opinione del Bestiario? Certo, i Gufi esistono. E il Gufismo è una realtà necessaria quando troppa gente sta accorrendo a testa china in soccorso del vincitore. Renzi rivela ogni giorno di più una curiosa idea della democrazia. Consiste nel dire sempre di sì al generalissimo di turno. Di conseguenza, chi non dà garanzie di saper praticare un’obbedienza cieca, pronta e assoluta, va licenziato, boicottato, discriminato, mandato nell’angolo dei cattivi, senza lavoro né incarico. Sta già avvenendo e prima o poi qualcuno racconterà nei particolari questo nefando modo di procedere.

Nefando perché rammenta la volgarità feroce di tutti i regimi autoritari. Una volgarità che s’incrocia con l’ignoranza a proposito delle grandi tragedie sofferte dagli italiani. Mentre smentisce il ministro Lupi, il premier mostra di non sapere in che modo nel ventennio tra il 1970 e la fine degli anni Ottanta si è imposto il grande terrore delle Brigate rosse, insieme al terrore di seconda fila delle bande nere.

Le Br di Renato Curcio & C non hanno cominciato ammazzando subito quanti consideravano servi dell’imperialismo delle multinazionali. No, i primi passi sono stati qualche incendio nei depositi di un paio di aziende o piccoli sequestri lampo, da pubblicizzare con fotografie destinate ai giornali. I sequestri veri e i tanti delitti sono venuti dopo. La prima esecuzione, per di più doppia, è del giugno 1974 a Padova. Anche la strage di Piazza Fontana, nel dicembre 1969, è stata preceduta da azioni meno cruente. E senza cadaveri, se escludiamo l’assassinio di un agente di polizia, Antonio Annarumma, ucciso durante una battaglia di strada nel centro di Milano.

È gufesco rammentare questi dettagli al premier? A sentir lui sì, dal momento che il suo slogan preferito recita: “Tutto va bene, madama la Marchesa!”. Eppure il gufo è un uccello indispensabile a qualsiasi democrazia. Renzi forse non lo sa, perché ormai è in pieno trip da potere assoluto. Ma qualcuno dovrà spiegargli che il sale di ogni regime liberale è certamente la capacità di decidere. Però va accompagnata dal rispetto per chi non è d’accordo e lo dichiara. In una parola, per l’opposizione.

Il dissenso, lo scontro, la battaglia, le scelte condivise, persino le buone maniere lessicali che impongono di non deridere gli avversari, sono tutte componenti fondamentali di un rapporto pulito con quanti non stanno dalla parte di chi comanda. Se Renzi fosse un politico astuto, dovrebbe tessere anche lui l’elogio del gufo. Secondo gli zoologi, è un rapace notturno, di piccole dimensioni, appena trentacinque centimetri. Secondo Matteo, invece, è un uccellaccio del malaugurio, pronto a sputare anche su Gesù Cristo in croce, un formidabile portatore di iella. Ragion per cui, il duello tra il premier e i tanti Gufi italiani potrebbe finire nel modo seguente.

Un giorno del 2015, dappertutto appariranno cartelli che ordinano: “Vietato gufare!”. Però sarebbe una mossa davvero suicida. Un vecchio detto inglese spiega: “Se sotto il cartello “Vietato fumare” vengono pescati tre disobbedienti, arrivano tre multe. Ma se a fumare sono in cento, il cartello viene tolto”. Buon 2015 a tutti i lettori di Libero.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • Max938

    Max938

    03 Gennaio 2015 - 17:05

    Caro Giampaolo ti ho sempre seguito con rispetto e amicizia ma non mi privare della primogenitura della risposta a Matteo Renzi . Il giorno dopo la sua prima invettiva contro i "gufi" io ho risposto : "i gufi sono selvatici nobili e bellissimi ..." . Con affetto Max938

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  • ezechiele9991

    02 Gennaio 2015 - 12:12

    Condivido pienamente tutte le riflessioni, prevedo complicazioni, mi chiedo anche come evitare l'eventuale successione a Renzi magari vestita in divisa col compito iniziale, tipico di tutte le dittature, di riportare l'ordine nella nazione, siamo in un brutto momento !!!!!

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  • nick2

    30 Dicembre 2014 - 11:11

    Arwen, non ho votato Renzi e mai lo voterò. L’articolo potrebbe starmi bene, se l’autore non avesse usato peggior metodo di quello che rimprovera al premier per difendere il suo padrone. Spesso mi chiedo se siete tutti ottusi (molti lo sono palesemente) o se mi ingiuriate solo per il gusto di farlo.

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  • encol

    29 Dicembre 2014 - 14:02

    @claudia42, hai perfettamente ragione però non dimenticare che il 40,8% sbandierato ad ogni opiè sospinto è fortemente inquinato dalle recenti rivelazioni dei Buzzi, Carminati and Co. così come le ridicole primarie dei KOM-

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    • arwen

      29 Dicembre 2014 - 22:10

      Vorrei far notare che è il 40% del 60% degli aventi diritto. Un altro 40% se ne è rimasto a casa disgustato....

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