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Pd rosso di vergogna

La farsa di Genova seppellisce le primarie

La farsa di Genova seppellisce le primarie

La cosa strepitosa è che questa storia delle primarie in teoria doveva servire a mietere figuroni con l’opinione pubblica. La trasparenza, la vicinanza tra eletto ed elettore, la buona politica che fa partecipare il cittadino, le sacrosante istanze del territorio, la rivolta ideale contro la vergogna delle liste bloccate e via sviolinando: erano il lavacro dei mali del mondo, le primarie, e pareva che da sole dovessero redimere d’un colpo tutte le brutture della casta e della vecchia politica.

E invece è andata a schifìo. Partite sotto auspici così così (l’esordio in grande stile data 2005 per incoronare Prodi candidato premier dell’Unione, ed andò talmente bene che ad oggi numero e generalità dei votanti sono ancora avvolti nel mistero più insondabile), nel tempo le primarie si sono trasformate in un formidabile catalizzatore di jella, polemiche e litigate, imponendosi come strumento più efficace a disposizione per ottenere brutte figure in mondovisione agli occhi dell’elettorato.

Quanto avvenuto domenica in Liguria è solo l’ultimo capitolo di un romanzo che ormai potrebbe pubblicarsi a puntate: cinesi, rom e altre minoranze assortite che scoprono d’un tratto la ardente passione politica e la sicura fede democratica e si recano in massa ai seggi a votare questo o quello; candidati che si rimpallano veleni e responsabilità accusandosi l’un l’altro di essere stati i beneficiari di questi curiosi pacchetti di voti last minute; partito nazionale in evidente affanno ed entusiasta quanto si può intuire davanti alla prospettiva di doversi inventare il modo per comporre una faida tra maggioranza e minoranza che rischia di riverberare in modo sanguinolento sulla incipiente partita per il Quirinale.

A complicare le cose ci si è messo anche il destino cinico&baro, il quale ha voluto che la delicata questione delle primarie liguri si sovrapponesse con l’emergenza terrorismo. In forza del’infelice coincidenza, il Pd ha pertanto dato di sé un’immagine vagamente schizofrenica: da un lato la difesa oltre i limiti del grottesco dell’immigrazione musulmano a maggior gloria dell’integrazione e del no all’islamofobia; dall’altro gli attacchi a testa bassa contro l’inquinamento etnico del sacro rituale delle primarie e la denuncia delle storture dell’immigrazione fuori controllo e degli stranieri che vengono qui a votare i candidati che gli italiani non vogliono più votare. Risultato, mentre tutto il partito si mostrava compatto in difesa degli islamici a rischio intolleranza, sulle agenzie compariva una durissima presa di posizione della comunità islamica ligure che accusava i dem di avere tenuto un atteggiamento «offensivo e razzista» nei confronti dei maomettani.

Quale che ne sia l’esito, la vicenda ligure è dunque la conferma che le primarie alle vongole non funzionano. Soprattutto, è la conferma che non funziona il modello di primarie impostosi nell’era di Renzi. Perché se è vero che le primarie cosiddette aperte si erano fatte anche prima dell’avvento del Rottamatore, lo è anche il fatto che è con lui che la formula si è istituzionalizzata. Il punto di svolta, come si ricorderà, si era avuto nel 2012 con le primarie Renzi vs. Bersani per stabilire chi dovesse essere il candidato premier alle elezioni. Settimane di scontro al calor bianco tra la ditta che premeva per una rigorosa selezione all’ingresso ed i renziani che invece spingevano per allargare la platea dei votanti al di fuori del recinto pd. Era andata a finire con Bersani - il quale era comunque certo di vincere - a darla vinta a Renzi più che altro per fare la figura di quello tutto fair play e correttezza. Da allora, nel Pd di Renzi (che sulla mistica delle primarie ha letteralmente campato per una vita), le primarie in formato open sono diventate un marchio di fabbrica. Stesso destino toccato - ma si tratta sicuramente di curiosa coincidenza - alle figure in bemolle rimediate davanti a tutti perché c’è stato qualcosa che non ha funzionato in quelle stramaledette primarie.

di Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • giusepperisato

    15 Gennaio 2015 - 13:01

    Ma questi personaggi del PD, ex sindacalisti... non gli basta stare seduti a Bruxelles... cercano sembre poltrone nuove!!!!! "che "vergogna"....

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    • TOCAI

      17 Gennaio 2015 - 16:04

      E non è il solo a cercar "fortune nuove" : guarda un pò la Moretti, appena eletta e già vuole rimanere a casa a caccia della poltrona della regione veneto. D' altro canto, si può capire, poverina ! Deve stare vicina vicina al Giletti che la ama tanto !

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  • sidereus40

    14 Gennaio 2015 - 11:11

    Questi continuano a dimostrare che si okkupano a tempo pieno delle loro poltrone ma che degli italiani non gliene frega un bel nulla.

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  • heinreich

    14 Gennaio 2015 - 07:07

    l'importante è che il comunistone kofferati sia stato battuto perché è vecchio, comunista e non ha mai lavorato.

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  • aquila azzurra2

    13 Gennaio 2015 - 18:06

    il "cinese" battuto? va bene , si consoli ,fra qualche giorno si eleggerà il PDR , si dia da fare , non si sa mai... forse è meglio una sana pensione.... avrà pensato il rottamatore....era ora.

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