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L'editoriale

Belpietro: ecco chi arriverà al Colle

Belpietro: ecco chi arriverà al Colle

Addio presidente, lei non ci mancherà per una serie di motivi, il principale dei quali consiste nel fatto che lei lascia un’Italia più povera e debole di quella che ha trovato. Certo, il declino del Paese non è tutta colpa sua, ma diciamo che è anche colpa sua, perché, soprattutto negli ultimi tre anni, lei ci ha messo del suo, contribuendo a nominare governi che ai guai che l’Italia già aveva ne hanno aggiunti altri, alcuni dei quali non facilmente risolvibili. Se siamo in recessione, lo dobbiamo in gran parte alla sfiducia e alle tasse che gli esecutivi da lei tenuti a battesimo hanno imposto agli italiani e questo fardello non solo ce lo porteremo sulle spalle a lungo, ma sarà difficile dimenticarlo anche quando le cose - come ci auguriamo - andranno meglio.


Comunque, presidente, non vogliamo infierire facendo l’elenco degli errori commessi e delle forzature istituzionali compiute, anche perché lei è il passato e noi dobbiamo guardare al futuro. Dunque, voltiamo pagina e cerchiamo di capire quale sarà la prossima, nella speranza che sia più rosea di quella precedente. Purtroppo, le premesse non sono le migliori. Il suo successore come sappiamo sarà indicato da Matteo Renzi, il quale rivendica per il suo partito, cioè per sé visto che egli nel Pd fa e disfa ogni cosa, il diritto a designare la persona da spedire sul Colle. Gli alleati, quelli di governo come Scelta Civica e Nuovo Centrodestra, ma anche quelli  delle riforme come Forza Italia, hanno poca voce in capitolo. Probabilmente proveranno a indirizzare la scelta, ma alla fine, se si arrivasse a uno strappo, Renzi potrebbe decidere il presidente della Repubblica anche senza di loro, utilizzando i resti del Movimento Cinque Stelle o, addirittura, facendo gioco di sponda con le fronde che ci sono nei vari partiti. Chi sarà dunque il prescelto del presidente del Consiglio? L’ex Rottamatore è scaltro e anche un po’ spregiudicato e fino all’ultimo terrà coperta la sua carta per evitare di bruciarla, dunque c’è da giurare che tutti i nomi girati finora non sono quelli giusti. Prodi, Veltroni e perfino Fassino servono un po’ a fare scena e forse anche a spaventare gli alleati, i quali quando sarà il momento trangugeranno la medicina amara convinti di aver scampato quella amarissima.


Cosa ci spinge a credere che il professor Mortadella sia solo uno specchietto per le allodole? Innanzitutto il fatto che non sia un fantoccio. Si può dire tutto dell’ex presidente del Consiglio, ad esempio che nel corso della sua carriera politica abbia sbagliato parecchie cose a cominciare dalle modalità con cui decise di farci entrare nell’euro, ma di sicuro non si può sostenere che sia un tipo facilmente manovrabile. Prodi è uno che sa il fatto suo (lo dimostra come è riuscito a stare a galla tra la Prima e la Seconda repubblica, ricoprendo una quantità di incarichi di primo piano, senza finire mai nei guai) e che una volta al Quirinale lo saprebbe ancora di più. Per Renzi sarebbe un osso duro, soprattutto nei rapporti internazionali, tanto duro che rischierebbe di far ombra all’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Risultato, siamo convinti che Renzi usi Prodi solo come spauracchio, ma senza nessuna vera intenzione di sostenerlo. Ragionamenti più o meno analoghi anche per Veltroni e Fassino, i quali hanno entrambi l’aggravante di essere tutti e due ex segretari, l’uno del Pd, l’altro addirittura dei Ds. Troppo targati, ma soprattutto troppo legati a un passato che Renzi vuole che passi in fretta.


Il premier vuole qualcuno che non sia né forte né che dia l’idea del vecchio che avanza: visto che la sua forza sta nell’immagine di rottamatore anche al Quirinale gli serve una persona che rappresenti un segnale di cambiamento e di rottura con la tradizione degli antichi arnesi della politica. In pratica, quello di cui ha bisogno è un tipo incolore, che non dia troppo disturbo e che faccia il suo mestiere di tagliare i nastri e stringere le mani delle delegazioni in visita in Italia. Se così stanno le cose, ovviamente non c’è molto da essere allegri, perché invece sul Colle avremmo bisogno di un corazziere che tenga a bada il presidente del Consiglio, riportandolo un po’ con i piedi per terra.
Detto ciò, ci rimane una segreta speranza, che non è riposta nei colpi di mano o negli agguati parlamentari, ma nell’esperienza. Chiunque sia stato spedito al Quirinale, anche il più incolore degli ex presidenti, una volta seduto sul trono, da figura di terzo piano che era si è trasformato. La corona infatti dà alla testa. Prendete ad esempio Oscar Luigi Scalfaro: chi avrebbe detto che sarebbe diventato un capo dello Stato tronfio e decisionista? E lo stesso si può dire di Napolitano: era uno sconfitto, uno che nel Pci non aveva mai contato nulla e che il suo stesso partito aveva ormai mandato in pensione. Se fu ripescato lo si deve ai giochi parlamentari: D’Alema lo considerava un nome da buttare nel calderone in attesa che le fiamme si spegnessero e si decidesse chi votare. Come è finita si sa: nove anni di re Giorgio. Dunque, incolore o meno, confidiamo che alla fine un po’ di orgoglio spinga il prescelto a fare il presidente degli italiani e non solo il presidente di Renzi.


maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it
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Commenti all'articolo

  • sereno trapelli

    16 Gennaio 2015 - 17:05

    Ben detto, Belpietro la cosa pulita che potrebbe fare ora dopo tanti casini,è dimettersi da senatore a vita è il minimo che potrebbe fare.

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  • inestraus

    15 Gennaio 2015 - 22:10

    Vabbé....almeno un minimo di ipotesi avresti anche potuto fare....articolo insulso!

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  • irucangy

    15 Gennaio 2015 - 19:07

    Renzi non dovrà fare i conti con il Pdl, con sciolta cinica, con gli alfaniani, ma semplicemente con i non renziani del Pd che ci sono nel parlamento, sono quelli che hanno la maggioranza e che conteranno.

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  • 15 Gennaio 2015 - 19:07

    Io credo che una persona equidistante politicamente sia Casini, non è vecchio e una buona presenza. Giorgio

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