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Il retroscena

Maurizio Belpietro, le ultime novità dal toto-Colle: i veleni e i segreti nella corsa al Quirinale

Maurizio Belpietro, le ultime novità dal toto-Colle: i veleni e i segreti nella corsa al Quirinale

Di sicuro c’è solo che nelle prossime settimane il Parlamento nominerà il prossimo presidente della Repubblica. Per il resto, ogni parlamentare cui si chieda lumi sull’identità del prescelto è convinto di saperla più lunga dei colleghi e di avere il nome in tasca. C’è chi assicura che alla fine la scelta cadrà su Prodi e sostiene il convincimento con una serie di argomentazioni, la prima delle quali si basa sulla constatazione che il professor Mortadella è il solo a disporre di un curriculum adeguato, con agganci importanti in ogni superpotenza, a cominciare dalla Cina. Vero, verissimo. Si dà il caso però che Xi Jinping, ossia il presidente della Repubblica Popolare cinese, a Roma non abbia diritto di voto e che per il presidente di quella italiana sia ancora richiesto il consenso di un migliaio di peones, i quali raramente - e soprattutto in modo anonimo - hanno la possibilità di esprimersi senza avere il fiato sul collo dei capi partito. Dunque, anche se Prodi sulla carta ha ottime possibilità, non è detto che riesca, perché un conto è la teoria e un altro la pratica.

Altra tesi a sostegno dell’ex presidente del Consiglio e della Ue è che la minoranza del Pd lo ha candidato. Bersani infatti ha invitato il premier a partire da lì. Vero, ma ha detto partire, non arrivare. Perciò, anche se i vecchi del Pd lo indicano, non è detto che poi abbiano intenzione di portarlo fino sul Colle. È vero che il Movimento Cinque Stelle potrebbe scegliere di votare il nome di Prodi sin dall’inizio, sommando i propri voti a quelli dei dissidenti anti renziani, ma i Grillini alla fine che ci guadagnerebbero? Di mandare al Quirinale uno che accusano di averci portato nell’Euro e di essere uno dei più forti sostenitori della Unione Europea? Poco probabile, anche se ognuno è libero di suicidarsi come meglio crede.

Oltre a quello di Prodi, un altro nome citato spesso fra i papabili è quello di Giuliano Amato. Il giudice costituzionale pare che piaccia molto sia a Renzi che a Berlusconi, i quali lo ritengono abbastanza moderato da non dar fastidio a nessuno dei due. Ci sono però un paio di controindicazioni. La prima è che Amato ha un curriculum lungo più o meno come quello di Prodi e se dunque è una garanzia di esperienza non lo è certo di novità. La seconda è che l’autorevole esponente della Consulta non gode di molta popolarità fra gli italiani, i quali lo ricordano per il prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti e per il numero delle sue pensioni. Insomma, sapere che sul Colle c’è un tipo che si è fregato i loro soldi non crediamo metta tranquilli gli italiani, soprattutto se mentre a loro si chiede di tirare la cinghia l’aspirante presidente ha accumulato più vitalizi di quanti ne possa spendere. Per questa serie di considerazioni, nonostante siano date in ascesa, le ambizioni di Amato a noi paiono in discesa.

Non molto meglio va con Veltroni, il quale è sponsorizzato da quasi tutti i giornalisti di sinistra, i quali lo considerano uno di loro. L’ex sindaco di Roma, passato indenne nello scandalo di Roma Capitale nonostante agli arresti sia finito il suo ex capo di gabinetto, alle pr si è sempre dedicato molto, curando con attenzione i rapporti con la stampa, al punto da meritarsi la copertina dei settimanali e varie articolesse ogni volta che mandava in libreria un racconto. A leggere le cronache culturali pareva che l’ex segretario fosse pronto se non per il Nobel almeno per il Pulitzer. Ma al di là della buona stampa di cui gode, anche Veltroni non è molto popolare. Un po’ perché al pari dei succitati sta in scena da quando aveva i pantaloni corti, avendo fatto di tutto, e un po’ perché ha promesso talmente tante volte di andarsene in Africa che in molti italiani aspettano il viaggio come una liberazione.

Ma se né Prodi né Amato né Veltroni riusciranno a spuntarla, restano le seconde linee e qui il numero degli aspiranti si amplia, perché si va da Piero Fassino, ex segretario Ds che non vede l’ora di tornare a Roma liberandosi di Torino e dei debiti della città, a Sergio Mattarella, un ex Dc che in attesa di tempi migliori si era, come Amato, fatto parcheggiare alla Consulta. Né l’uno né l’altro paiono di prima fila, ma quasi sempre a spuntarla sono le seconde. E posizionate in questa batteria ci sono anche due signore che, se la scelta dovesse cadere su una donna, qualche chance l’avrebbero. La prima è Roberta Pinotti, attuale ministro della Difesa, il cui nome è circolato già mesi fa ma era precipitato a causa di un volo militare che l’aveva accompagnata nella natia Genova, una questione che certo per Renzi non è ostativa visto che lui l’aereo di Stato l’ha preso per andare a sciare, ma che comunque prontamente proprio ieri è stata archiviata dalla Procura di Roma. La seconda aspirante papessa è invece Anna Finocchiaro, ex magistrato che più dei tribunali ha frequentato il Parlamento anche nelle file del Pci. Il suo nome si è fatto spesso, ma pure lei ha alle spalle qualche piccolo incidente: il primo riguarda un’indagine a carico del marito, il secondo un carrello della spesa spinto fra gli scaffali dell’Ikea dalla scorta dell’allora capogruppo Pd. Sia per Pinotti che per Finocchiaro quelle riferite sono piccole macchioline, schizzi finiti sui giornali ma che non ne hanno sporcato l’immagine. E infatti le signore ci contano.

Sta di fatto che la lista di aspiranti presidenti è lunga e né Renzi né Berlusconi si decidono a fare il nome che vorrebbero. Entrambi sanno che i primi a girare rischiano di essere impallinati, come è accaduto quasi ogni volta. Dunque è probabile che nessuno degli elencati sarà il predestinato. Per questo, alla fine, chi pensa di avere davvero qualche possibilità scongiura i cronisti di non nominarlo. Essere fuori dai toto-giochi non è una garanzia di salire sul Colle più alto, ma una buona partenza di certo sì.

di Maurizio Belpietro
maurizio.belpietro@liberoquotidiano.it
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Commenti all'articolo

  • tommaso43

    16 Gennaio 2015 - 10:10

    Ma la verità non c'è un uomo degno di fare il presidente della Repubblica Italiana. Questi politici sono stati capaci di creare un vero vuoto fra loro e i cittadi, percui dovrebbero slogiare tutti dalle istituzioni, o in un modo (indolore) o nell'altro.. Questi vecchi volponi della politica , che pensono solo alle loro carriere remunitive.

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  • Chry

    16 Gennaio 2015 - 09:09

    Non capisco che c'entri Berlusconi? il governo lo abbiamo fatto il nuovo centro destra di Alfano, mica uno dell'opposizione, e oltretutto c'è il movimento 5stelle. Belpietro, sveglia!!!

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  • mariano1963

    16 Gennaio 2015 - 09:09

    Sara' Amato... lo sanno tutti.

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