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Cofferati si rottama: "Lascio il Pd". E chiama a raccolta gli anti-renziani

Cofferati si rottama: "Lascio il Pd". E chiama a raccolta gli anti-renziani

Da Cinese a borghese (borghese piccolo piccolo, diciamo). Stride un po’ osservare che Sergio Cofferati, l’Ho Chi Minh d’Italia, il sindacalista genetico, la gloriosa e potente incarnazione di un comunismo che fu, oggi strappi «un partito così, in cui non posso più restare»- durante una conferenza stampa dal vellutato foyer del teatro dell’opera Carlo Felice, l’emblema stesso della buona borghesia genovese.

Cofferati, dunque, molla il partito che negli anni 90 l’aveva reso onnipotente offrendogli una leadership mai colta; e lo fa per essere stato sconfitto alle Primarie del Pd dalla rivale, Raffaella Paita (4 mila voti di distacco), in odore di brogli. «Ci sono 13 seggi annullati», afferma il Cinese «una parte in cui ci sono fascisti non pentiti interviene in casa dell'altro per proporre o imporre un modello di governo, non mi sorprende che lo proponga quella parte, inaccettabile è il silenzio del mio partito». Senza entrare nel merito di uno scazzo tutt’interno al Pd, dell’invettiva dello sconfitto e del commento dei renzisti (Deborah Serracchiani: «Non si può far parte di una comunità politica dicendo: se vinco resto, se perdo me ne vado»), be’, vale la pena ragionare sulle conseguenze. La dipartita dal Pd del cofondatore dello stesso Pd Cofferati apre scenari fantascientifici degni del suo scrittore preferito Philip K.Dick, quello che pensava di vivere nel sogno della sorellina morta inalando Lsd. Ecco. Cofferati, per un attimo, probabilmente aveva immaginato di vivere nel sogno di un centrosinistra al potere con Sel, Bersani e Civati e senza Renzi; ma poi s’è svegliato. E ora, il congedato illustre ufficialmente si dedicherà, come un D’Alema qualsiasi, a «una fondazione culturale». Ma molti dalla parti del Nazareno ritengono che il sottoscala della politica non s’attagli ad uno della sua gloria. E lo danno come prossimo punto di coagulo della sinistra antirenziana -ruolo a cui pareva finora destinato Maurizio Landini- che sta spiegando le proprie falangi (oddio, falangi: falangine...) in attesa della battaglia per l’elezione del Presidente della Repubblica. Tutto può essere. Compresa un’ennesima, masochistica scissione dell’atomo -da opposizione interna ad opposizione dell’opposizione- in stile scissione del ’21; anche se non vedo da una parte o dall’altra del partito un Bordiga, o un Turati.

C’è da dire che Cofferati nulla avrebbe da perdere; e sarebbe fedele alla sua vocazione di politico mutaforma, quel doloroso oscillare d’un’anima alla ricerca del suo punto d’appoggio, come direbbe Montanelli. C’è da dire pure che Cofferati, dopo i fasti assoluti della sua segreteria alla Cgil, ha praticamente perso tutti i treni che potevano spingerlo a evolversi se non in un altro Togliatti, in un nuovo Berlinguer. Dal 2002, quando portando un milione di lavoratori in piazza contro la legge Biagi contrinse il governo Berlusconi a cancellare quella riforma del lavoro che oggi ha realizzato Renzi, il Cinese si è sempre accontentato di inspiegabili situazioni di ripiego. Per capriccio, nel 2004, si fece candidare a sindaco di Bologna per sostituire Giorgio Guazzaloca. E lì smise l’abito marxista per scoprirsi sceriffo alla Rudolph Giuliani - o alla Tex Willer, il suo fumetto preferito- , nell’uso del pugno di ferro contro i «lavavetri aggressivi», le manifestazioni Rave anti-proibizioniste, i graffittari e il piercing nelle zone genitali.

Fu un sindaco abbastanza di destra. Ma si stufò presto e, per seguire il nuovo amore Raffaella Rocca, si trasferì a Genova mollando un probabile secondo mandato a Palazzo D’Accursio (sempre che i bolognesi avessero avuto voglia di rieleggerlo). «Mi voglio dedicare alla famiglia», confermò. Infatti, nel 2009, si fece eleggere all’Europarlamento e riconfermare nel 2014, giusto per aggiungere una nuova indennità parlamentare. In poco meno di un anno la noia di Strasburgo e la frenesia per la politica politica hanno ricominciato a divorarlo. E Cofferati, mentre i giochi interni al Pd ligure parevano fatti, ha chiesto di candidarsi contro la candidata di Renzi alla presidenza di una Regione che bazzica per amore. Il notorio concetto geografico della meritocrazia. «Ma è normale che se uno s’innamora di una città, o cambia fidanzata, voglia fare sempre il sindaco o il governatore del posto dove elegge domicilio?...», fu il dubbio della conduttrice Myrta Merlino a La7, condiviso dai suoi ospiti, peraltro quasi tutti del Pd. Ora dal palco di un foyer prestigioso l’ex rivoluzionario annuncia l’ennesimo addio: «Esco dal Pd e non lo faccio per fondare un altro partito». Ne dubito. Nel 2004 Cofferati scrisse un libello dimenticabile: A ciascuno il suo mestiere. Il suo, di mestiere, non ha ancora capito quale sia...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • BO45MARPASS

    19 Gennaio 2015 - 15:03

    apprezzavo COFFERATI come sindacalista ,ma quando si e' confrontato con il fare(come sindaco a BOLOGNA ) a mio giudizio si e' rilevato un parolaio come quando ha dichiarato di non candidarsi per avvicinarsi alla sua (NUOVA) famiglia ,poi guarda caso e' andato a STRASBUGO che non mi senbra piu comoda o piu vicino di BOLOGNA. ma a casa MAI!!!!!!.CERTO E' FATICA RINUNCIARE ALLA LUCE DEI RIFLETTIRI

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  • filadelfo

    19 Gennaio 2015 - 11:11

    Parlate di coerenza per un piddino? Ma quando mai. In lui come in tutti del PD la coerenza è come l'araba fenice: che vi sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa

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  • Karl Oscar

    19 Gennaio 2015 - 09:09

    Se lascia il P.D.dovrebbe anche dare le dimissioni da quelle cariche (europarlamentare,20.000 € al mese) che ha ottenuto dai voti P.D..Forse il Komunista da quell'orecchio non ci sente.La coerenza in certi casi è un opzional

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  • 18 Gennaio 2015 - 20:08

    Vuol fare l'intelettuale con 20000 euro al mese senza aver fatto niente di buono per il ns. paese, anzi ha creato danni. Giorgio

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