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L'elezione del Capo dello Stato

Ecco perchè Renzi farà votare scheda bianca

La scalata del Nazareno al Quirinale era iniziata un mese fa, con Matteo Renzi che annunciava l’adozione del «metodo Ciampi». Che poi vuol dire nessun candidato di bandiera, nessun piano B, niente crash test dummies spediti a schiantarsi sui franchi tiratori nelle prime tre votazioni, quando per eleggere il capo dello Stato servono 672 voti su 1.009. Si parte puntando tutto subito sul candidato vero: proprio come come si fece con l’ex governatore di Bankitalia, incoronato al primo scrutinio con 707 voti. Una prova di forza che in teoria l’asse Pd-Forza Italia, allargato a Ncd e agli altri centristi, potrebbe replicare: messi tutti assieme, i loro grandi elettori sono più di 700. Ma le lacerazioni all’interno del Pd e di Forza Italia rendono suicida un simile calcolo, e infatti di «metodo Ciampi» non parla più nessuno.

Il realismo ha preso il posto delle smargiassate e così i contraenti del patto del Nazareno stanno ragionando su due soluzioni, agli antipodi rispetto a quella di allora. La prima consiste nel presentare nelle prime tre votazioni ognuno il proprio candidato di bandiera, per poi convergere su un candidato comune a partire dalla quarta, quando di voti ne basteranno 505 (e qui tutti gli indizi portano a Giuliano Amato). Le bandiere però, oltre che nobili, sono pericolose, perché permettono di contare chi le sventola. Antonio Martino, già indicato da Silvio Berlusconi, dovrebbe avere circa 150 voti, tanti quanti sono i grandi elettori azzurri. La domanda in casa del Cavaliere è: se ne ottiene 80, che figura ci facciamo? Ancora più improba la sfida per Renzi, che dovrebbe far convergere 450 voti su un candidato che non sarà quello vero.

E siccome il premier non intende rischiare, ecco che diventa interessante la seconda soluzione, avanzata ieri dal pragmatico Angelino Alfano: votare scheda bianca nei primi tre scrutini. Ragionamento che ha convinto subito anche i forzisti. «Presenteremo un candidato di bandiera solo se il Pd farà la stessa cosa», spiega uno di quei deputati che pure si erano spesi per Martino. «Ma siccome sono spaccati peggio di noi», chiosa, «alla fine non lo faremo né noi né loro».

Si fa forte insomma la tentazione di riempire le urne delle prime tre votazioni con tante schede intonse, che a differenza delle bandiere hanno il pregio di essere tutte uguali, rendendo impossibile distinguere quelle dem da quelle forziste e centriste: nessuna conta, nessuna figuraccia. La conta, semmai, sarà un’altra: quella dei voti presi dal candidato degli anti-Nazareno, che probabilmente sarà presentato già nel primo scrutinio e di certo pescherà consensi anche dentro al Pd. «Saremo uniti», dice il renziano Lorenzo Guerini, ma pare più un esorcismo che una convinzione.

Renzi, che secondo alcune voci avrebbe incontrato Pier Luigi Bersani già ieri, ha annunciato che le scelte saranno prese dopo il giro di orizzonte che farà da lunedì con tutti i partiti, iniziando dal Pd e inclusi i Cinque Stelle e Forza Italia (il rendez-vous col Cavaliere è previsto per martedì). Parlando alla segreteria del suo partito, per l’ennesima volta ieri è rimasto sul vago, limitandosi a dire che l’unica cosa che gli interessa è trovare un nome condiviso al termine del percorso.

Chi osserva con malcelata soddisfazione gli sviluppi dentro Forza Italia e tra i contraenti del Nazareno sono Alfano e i suoi, tornati ad assumere un ruolo di rilievo. «Dopo un anno vediamo le nostre scelte promosse a pieni voti», gongola l’ex ministro Gaetano Quagliariello. «Fitto, che dodici mesi fa faceva “il lealista”, ha finito per confermare quello che noi dicevamo di Forza Italia. Quanto alla linea da tenere verso il governo, Berlusconi oggi starebbe meglio o peggio se avesse cinque ministri?». La legge elettorale in gestazione, che assegna il premio di maggioranza alla prima lista e non alla coalizione, non sembra spaventare gli alfaniani, i quali puntano su una federazione di moderati assieme a Forza Italia che si presenti con una lista unica.

Intanto tra i forzisti, dopo le deflagrazioni dei giorni scorsi, c’è chi prova a ricomporre i cocci. Il presidente dei deputati, Renato Brunetta, ieri ha disinnescato una nuova miccia, annunciando che l’intero gruppo voterà gli emendamenti al disegno di legge per le riforme costituzionali presentati dai fittiani e da altre forze di destra in favore dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. Spiazzati quelli che confidavano nell’abbandono di una battaglia storica da parte di Forza Italia. Daniele Capezzone, vicino a Raffaele Fitto, se ne congratula, ma avverte i berlusconiani: «Abbiamo evitato di cestinare il presidenzialismo in cinque minuti. Spero ora che tutti i colleghi di Fi seguano l’adesione di Renato Brunetta». Sui fittiani sta comunque lavorando il solito Denis Verdini, specialista nelle operazioni di recupero. I numeri dei probabili rientranti sarebbero tali da confortare il Cavaliere, già ringalluzzito per essere diventato indispensabile a Renzi.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • Janses68

    27 Gennaio 2015 - 16:04

    Io ne sceglierei un oche non ci azzecca niente : Bud Spancer , che mette paura a tutti. O meglio , Cracco presidente ; con il suo sguardo accusatore mette tutti in riga ... parti a culo x tutti !! Anche per la Merkel.

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  • soleados

    26 Gennaio 2015 - 13:01

    Anna Maria campi: senza offesa... parlando ancora di comunisti tu NON hai capito nulla...renzi e il nuovo Pd e' comunista? Continua a votare per il pregiudicato ex cavaliere,Anna Maria campi... non puoi fare di meglio!

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  • mina2612

    26 Gennaio 2015 - 10:10

    Che cosa significa la mossa di Renzi? Semplicemente insicurezza, ignoranza e boria. Neppure i dettami della Costituzione riesce a seguire, grazie alla sua prosoposea, che vorrebbe che già dalla prima votazione si debba far conoscere il nome indicato dal capo del governo.

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