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Il Bestiario

La ditta dei Due Premier è un regime che spaventa. Speriamo in un Pertini

La crisi politica italiana avanza a grandi passi. Procede con gli stivali delle sette leghe, dunque risulta persino più veloce del suo attore numero uno, Matteo Renzi. Lo sfacelo dei nostri partiti ci fa toccare record mai conosciuti prima. Da qualche giorno abbiamo in casa un mostro che non esiste in nessun’altra nazione del mondo: il governo dei due Premier. Al ragazzone fiorentino si è aggiunto il vegliardo di Arcore, Silvio Berlusconi. Ormai l'Italia è in mano a una nuova diarchia. La vera Ditta è questa, non il catorcio in rovina del povero Pier Luigi Bersani. Siamo alla Ditta Renzi & Cav, un regime da paura.
Anche da solo il signore di Firenze era pericoloso. I lettori di Libero conoscono la mia opinione su di lui. Un giovane con tutti i difetti dei principianti che arrivano al vertice del potere politico sotto la spinta di un’ambizione sfrenata e un concorso di circostanze irripetibili. Nessuna esperienza parlamentare. Niente apprendistato in un governo. Ignoto all’Europa. Ma sin dall’inizio della sua premiership Renzi ci ha spiegato che fare la carogna in politica paga sempre. Ha tradito e assassinato Enrico Letta. Poi ha portato nelle stanze di Palazzo Chigi tutto il peggio della fiorentinità.
La passione per le congiure. Il clientelismo senza vergogna, a favore degli amici, da premiare anche al di là dei meriti. La minaccia vendicativa. L’assenza di rispetto per gli avversari. Sino a costruire il baraccone di oggi. Dove contano soltanto la fedeltà, l’obbedienza pronta, cieca e assoluta, secondo l’antica formula mussoliniana, l’uso del dileggio e dell’insulto. Il tutto in un clima ridanciano, goliardico e muscolare, che la televisione ci porta in casa tutti i santi giorni, sino alla nausea. Per il momento mancano la veline, ma prima o poi arriveranno anche loro.
Eppure la crisi dei partiti italiani è ormai più forte di qualsiasi premier. Quasi tutte le parrocchie stanno alla canna del gas. La guerra civile è diventata l’ossessione di tutte le loro giornate. Anche i bastioni in apparenza più robusti sono incrinati dall’esistenza di minoranze irriducibili. Se Renzi deve vedersela con quel che resta dell’esercito di Bersani, il Cavaliere si trova alle prese con la dissidenza di un Raffaele Fitto che, presto o tardi, dovrà alzare la testa e ribellarsi se non vuole essere decapitato.
Il caos ha partorito il Governo dei Due Premier, una novità assoluta nell’intero orbe terraqueo. Uno, il Renzi, governa, o almeno così pare. L’altro, il Berlusconi, lo sostiene con i suoi voti e gli consente di comandare. Erano una doppia debolezza per quel che riguarda i conti del Senato e della Camera. Adesso, per lo meno sul terreno dei numeri, abbiamo di fronte una doppia forza. Che promette di resistere a lungo, poiché non esiste vincolo maggiore dello stato di necessità. E potrebbe aprire la strada a un regime da paura.
Non so dire quanti altri lo temano. Ma il Bestiario confessa di toccare ferro. Renzi e il Cavaliere sono mossi da un interesse esistenziale. Il primo per durare, il secondo per non morire. Insieme diventano un’accoppiata imbattibile. E infatti nessuno li batterà. Appariranno invincibili per un tempo lungo. Daranno vita a un regime autoritario che costringerà molti italiani senza potere a farsi una domanda angosciosa: viviamo ancora in una democrazia o no?
Per il momento i Due Premier sembrano avere un obiettivo limitato, ancorché importante. È quello di mandare al Quirinale un presidente della Repubblica che si prenda cura delle esigenze espresse dalla nuova Ditta. Renzi vuole un capo dello Stato che obbedisca ai suoi ordini, controfirmi tutto quello che il leader del Renzismo deciderà, porcate comprese. Berlusconi pretende dal successore di Giorgio Napolitano il regalo che aspetta da tempo: la grazia e la possibilità di ripresentarsi a pieno titolo sulla scena politica.
Siamo di fronte a un uso privato del potere pubblico. Purtroppo l’Italia è un paese snervato dalla crisi economica, impaurito dal proprio futuro, senza più fiducia nella partecipazione politica, come dimostrano i numeri sempre più ridotti degli elettori che vanno ai seggi. I giovani, poi, sono in pieno marasma. Pensano di vivere in un paese nemico. E prima o poi cominceranno a combattere. Non certo per il Califfato nero, ma contro i califfi della Casta italiana. Quale rimedio può essere in grado di scongiurare questa tragedia?
Al momento ne vedo un solo. È quello di mandare al Quirinale un presidente in grado di tenere testa ai Due Premier. Possiamo sperare soltanto in un uomo o in una donna che sia consapevole dei propri doveri. E rifiuti di diventare il passacarte di Palazzo Chigi. Sappia dire molti no e pochi sì. E si ritenga il difensore dei cittadini che, ancora una volta, non hanno potuto votarlo. Capisco che non sarebbe un successo da poco. Il capo dello Stato viene eletto dall’ammucchiata dei partiti e non dagli italiani senza potere. E tutto congiura affinché sia mandata al Colle una figura debole, poco più di un fantasma. Pronta a inchinarsi al potere governativo e non a fargli argine. Ma come sappiamo, la speranza è sempre l'ultima a morire.
Uno dei presidenti della Repubblica che ho conosciuto meglio e ho raccontato più di una volta è il socialista Sandro Pertini. Non immaginava di diventare il Capo dello stato. Ma nel 1978 i candidati di Bettino Craxi venivano scartati uno dopo l’altro. Il leader del Psi non voleva Pertini al Qurinale. Lo considerava troppo bizzoso e indipendente. La truppa del Psi aggiungeva che era troppo vecchio. Il 25 aprile di quell’anno, invitato a Parma per ricordare la Resistenza, mentre parlava in piazza aveva perso la dentiera ed era stato costretto a fingere un malore.
Pertini era un osso da mordere. Irascibile e battagliero, se la prendeva con mezzo mondo. Un giorno arrivò a licenziare il suo bravo addetto stampa, Antonio Ghirelli, per un errore inesistente. Insomma, una vera carogna e capace di apparire anche peggio. Un giorno mi spiegò perché la cattiveria era la qualità indispensabile di un presidente della Repubblica italiano.
Disse: «Sto al Quirinale per volontà dei partiti che mi hanno eletto. Ma non sarò mai il loro maggiordomo. Sono diventato presidente a 82 anni e ci resterò per tutto il mandato. Andrò via quando ne avrò 89. Sai perché riesco sempre a schivare le trappole destinate a mandarmi in pensione prima del tempo? Perché so essere più brutale e feroce di loro. Assomiglio a mia madre che è scampata tantissimo e ha sempre fatto vedere i sorci verdi a tutti. Anche in carcere ero un galeotto che non s’inchinava a nessuno. Mi sono sempre attenuto alla regola: a brigante, brigante e mezzo».
Già, essere più carogna dei due Premier. Ma nel carnevale dell’Italia 2015 esiste un soggetto così, maschio o femmina che sia? Temo di no. Siamo in un’epoca dove il tipo umano che va di moda è il quaquaraquà. Tuttavia, è opportuno non mettere limiti alla Provvidenza. Presto sapremo chi andrà al Quirinale. E conosceremo il destino che ci aspetta: vivere sotto una dittatura in guanti bianchi o in una repubblica di uomini liberi.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • sarudy

    27 Gennaio 2015 - 19:07

    IL VERO VEGLIARDO IN QUESTA STORIA E' COMUNQUE IL "PANSA" CHE SAREBBE ORA CHE ANDASSE IN PENSIONE. IL SUO ASTIO E ODIO TIPICO DEI VEGLIARDI LO RENDE ILLEGIBILE. SE POI SI TRATTA DI PERSONE DI SUCCESSO LA BILE E IL LIVORE GLI SALGONO AGLI OCCHI. POVERUOMO !!!

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  • giancarlobarbone

    27 Gennaio 2015 - 17:05

    Ci tocca Be.Re. questo amaro calice attinto da una botte piena piena, che durerà a lungo. La penso come Pansa.

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  • laghee

    27 Gennaio 2015 - 16:04

    Pansa sarebbe un ottimo presidente, ma non sarebbero d=accordo i partigiani !

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  • lonato47

    27 Gennaio 2015 - 16:04

    Pansa come è bravo a scrivere è bravo a fantasticare. È ossessionato dal duo anche se ora sempra aver abbandonato l'ipotesi di un colpo di stato che gli era apparso in sogno. Io proporrei di sostituire al duo un altro duo : Grillo e Salvini oppure facciamo un referendum per diventare una provincia di Putin o della Merkel cosi Pansa sarai più sereno.

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