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Verso il voto per il Colle

L'incontro Silvio Berlusconi-Matteo Renzi: come lo vede Maurizio Belpietro

L'incontro Silvio Berlusconi-Matteo Renzi: come lo vede Maurizio Belpietro

In parecchi storcono il naso all’idea di vedere Giuliano Amato seduto sul Colle più alto di Roma. E non meglio va con Pier Ferdinando Casini, altro esponente politico della prima e seconda Repubblica dato per quirinabile. I due, Amato e Casini, sono alcuni dei nomi più gettonati in quella specie di ruota della fortuna che ogni sette anni decide da chi debba essere rappresentata l’Italia. I loro nomi non sono i soli, perché insieme con quelli dell’ex presidente del Consiglio e dell’ex presidente della Camera se ne citano spesso anche altri: da Sergio Mattarella, già ministro dc e oggi giudice della Corte costituzionale, ad Anna Finocchiaro, un tempo magistrato ma da tempo in Parlamento per il Pd. A differenza del fratello di Piersanti, politico assassinato dalla mafia, e della signora in rosso del Senato, i nomi che suscitano più indignazione restano però quelli di Amato e Casini, i quali vengono visti dagli elettori di destra e sinistra come il peggio che passa il convento. Perché tanta acredine nei confronti dei due? Una ragione c’è: essendo entrambi delfini, nel senso che sono cresciuti all’ombra di un politico più famoso di loro (Craxi per Amato, Forlani per Casini), tutti e due sono considerati voltagabbana. Il dottor Sottile oltre ad aver «scippato» un po’ di soldi dai conti correnti degli italiani ( cosa che lo ha reso indimenticabile) è infatti ritenuto uno che ha girato le spalle a Bettino proprio nel momento in cui l'ex segretario socialista aveva bisogno di qualcuno che gliele coprisse e questo non è perdonato dalla ristretta cerchia che ancora venera il capo del garofano. Per quanto riguarda Pierfurby, il rimprovero riguarda più l’atteggiamento che il leader dell’Udc ha avuto con chi lo salvò dal naufragio della Balena bianca, ossia Berlusconi. Senza il Cavaliere probabilmente Casini sarebbe affondato insieme col suo partito e col suo mentore Arnaldo, ma il numero uno di Forza Italia una volta sceso in campo gli lanciò una ciambella di salvataggio, consentendogli di mettersi al riparo su una zattera scudo crociata. Tutto ciò non ha impedito a Pierfurby di dire addio a Silvio nel 2008, durante la campagna per le politiche, lasciandolo alla mercé di Fini.

Naturalmente sia Amato che Casini sono reperti archeologici di un’era geologica passata, sopravvissuti a stento al disastro dei loro partiti. Dunque si può capire l’irritazione popolare che li vede ricandidati, dopo trent’anni e più che calcano la scena parlamentare, a ricoprire un incarico di primo piano come quello di presidente della Repubblica.

E però, se da un lato ci sono molte ragioni a giustificare un no secco alla nomina dei due vecchi arnesi, bisogna anche considerare l’alternativa. Se non passa uno dei due, è probabile che arrivi un terzo che è peggio di loro. Amato non piace, Casini neanche? Tuttavia, dietro non si affaccia solo gente del calibro di Sergio Mattarella, ci sono anche Piero Fassino, Walter Veltroni e Romano Prodi. L’area della sinistra più radicale per far saltare il patto del Nazareno è disposta a tutto, anche a nominare capo dello stato uno che ci ha messo in mutande consegnandoci alla Troika. Già, il paradosso di chi si oppone a Renzi contestandone le politiche restrittive ma anche la sua ubbidienza a Bruxelles è che per fargli dispetto gli ultra della sinistra (tra i quali oltre alla minoranza Pd e a Sel si possono includere anche certi esponenti dei Cinque stelle) sono pronti a votare il professore Mortadella. In odio al patto del Nazareno, che li taglia fuori da ogni decisione affidando a Renzi e Berlusconi ogni cosa, perfino qualche dissidente di Forza Italia pare sia disposto a mettere la crocetta sul nome dell’ex presidente della Ue, ex premier ed ex tutto. Come spesso accade, pur essendo divisi su ogni cosa, a volte gli estremi si toccano. O meglio: si toccano e si uniscono gli interessi. E in questo caso l’interesse massimo è mandare a gambe all’aria l’intesa fra il presidente del Consiglio e il Cavaliere, perché tagli fuori tutti gli altri. Certo, dopo nessuno è in grado di prevedere cosa possa accadere. Perché una volta che i franchi tiratori avranno fatto secco il governo e i suoi alleati , non c’è chi possa prevedere che cosa accadrà. Ve li immaginate i nemici dell’Europa e quelli che dicono esserlo della sinistra, con Prodi al Quirinale? Con lui sul Colle potrebbero cantare vittoria in odio a Renzi e Berlusconi, ma poi?
Mai un suicidio di massa potrebbe sembrare più perfetto.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • etano

    28 Gennaio 2015 - 09:09

    A parte Casini e Amato tutti gli altri sono sinistracciari. L'articolo cita i due "vecchi arnesi" ma Napolitano cosa è? Ha nuociuto all'Italia per oltre 70 anni da attivista comunista, da membro del Parlamento, da senatore e da presidente della repubblica, né vogliamo uno simile? No grazie quindi fuori Veltroni, Finocchiaro, Prodi e tutti gli altri compagni di merende al concime.

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  • andresboli

    28 Gennaio 2015 - 08:08

    parole parole parole, i finti destrorsi se la devono mettere via, Amato sarà l'ennesimo presidente di sinistra!!

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  • CARLINOB

    28 Gennaio 2015 - 08:08

    L'unico incontro che conta è questo : quello tra i due dirratorini ! Quelli di ieri sono stati fatti da Renzi per dare una parvanza agli stupidi di consultazioni democratiche . Noi cittadini ormai da tempo non contiamo più nulla . se poi ci propineranno uno fra Casini ed Amato , bene a questo punto che cosa ci rimane da fare!! Ci organizzeremo in gruppi di neo partigiani per una guerra giusta di l

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