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Verso il Colle

Tra silenzi e sviolinate i "quirinabili" tentano l’ultima macumba

Tra silenzi e sviolinate i "quirinabili" tentano l’ultima macumba

Mancano giusto i cornetti e le zampe di coniglio, ma che non li si veda sul proscenio non significa non possano avere un ruolo lontano dalle luci della ribalta. Per il resto c’è tutto: scaramanzie, scongiuri, riti apotropaici, macumbe e via propiziando. Con la grande corsa per il Quirinale ormai agli sgoccioli, papabili - veri, presunti o sedicenti che siano - stanno dando fondo al repertorio degli espedienti per ingraziarsi la buona stella.
Niente di esecrabile, sia chiaro. Essere in ballo per il supremo Colle non è qualcosa che capita tutti i giorni, e la paura di giocarsi tutto per una leggerezza, uno scivolone, un’uscita variamente infelice è più che comprensibile. Il problema, semmai, sono i comportamenti che fanno seguito a questa umanissima preoccupazione.


Si prenda ad esempio Piercarlo Padoan. Non rassegnandosi al toto-Colle che vuole le sue quotazioni in inarrestabile declino per via della pregiudiziale anti-tecnocratica dei contraenti il patto del Nazareno, il ministro dell’Economia non cessa di giocare tutte le carte a disposizione. Espunto dall’agenda tutto l’espungibile alla voce impegni all’estero onde rimanere a Roma a presidiare il teatro delle operazioni, ieri il numero uno di via XX settembre si è dovuto recare a Bruxelles per partecipare all’audizione davanti alla commissione Affari economici del Parlamento europeo. E già che tocca andare, tanto vale provare a cavarci qualcosa di utile. Così, Padoan ha ritenuto di buttare lì una sviolinata ad Angela Merkel che si spiega solo come tentativo - neanche dei meno goffi - di ingraziarsi il capofila delle famose “cancellerie internazionali” sul cui ruolo di grandi elettori occulti tanta letteratura si fa: «Se dobbiamo seguire il modello della Germania? Assolutamente sì», ha dunque detto Padoan, augurandosi che «tra qualche anno» sia possibile «vedere un ciclo della compettitività italiana che vada nella giusta direzione», cioè quella tracciata dalla Germania. Con tanta lisciata, si sarà detto Padoan, la telefonata della signora Angela all’amico Matteo per perorare la causa di questo ministro così conciliante è cosa fatta.


Chi sceglie un profilo più basso è Piero Fassino. Il quale sa di avere più di qualche chance e pertanto si muove con la massima circospezione. Annullati fino a nuovo ordine gli impegni a Torino (di cui pure sarebbe sindaco), l’ex Guardasigilli ha piantato le tende nella Capitale, dove si muove discretamente facendosi aiutare da due ambasciatori d’eccezione: l’ex ministro Cesare Damiano (nominalmente della minoranza, ma in buoni rapporti col quartier generale in seguito all’operazione jobs act) e la moglie Anna Serafini.
Niente di paragonabile al profilo sotterraneo scelto da altri due pretendenti allo scranno più alto della Repubblica: Pier Ferdinando Casini e Franco Bassanini. Diversi in tutto, i due si trovano accomunati dall’avere scelto una strategia dell’assenza che in confronto Mina era una dilettante. Solitamente loquaci coi giornali e presenza fissa a convegni, seminari e tavole rotonde, i due sono spariti dai radar da settimane. Niente interviste, niente dichiarazioni, niente prove in vita: in un momento così delicato, ogni minima cosa può rivoltarsi contro e risultare fatale, e l’unico modo per essere sicuri di non sbagliare resta quello di non fare. Che la tattica in questione sia usata da Casini sorprende poco (l’arte di sottrarsi è pur sempre l’abc del bravo democristiano, e da uno come Pier tutto ci si aspetta meno le lacune sui fondamentali). Più interessante, semmai, notare come a ricorrervi sia uno come Bassanini, che con la Balena mai ha avuto nulla a che fare (ma si sa che nulla è trasversale come la scaramanzia).


C’è infine chi, come Emma Bonino, non si rassegna nemmeno di fronte alla complicazione più grossa. Eliminata prima del via dalla corsa al Colle da un tumore ai polmoni, la leader radicale non ha perso lo spirito combattivo. Agli imprenditori lombardi che, in un sondaggio promosso dalla Camera di commercio di Monza, la indicano come candidato ideale, la Bonino risponde che «non sono handicappata, anche Roosevelt stava sulla sedia a rotelle». L’unico inconveniente è che «sto facendo la seconda chemio e mi devo impegnare su questa in priorità». Perché per le bagatelle tipo il Quirinale la scaramanzia andrà ancora bene, ma davanti alla roba seria per certi giochetti di spazio non ce n’è.

di Marco Gorra

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