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La ricostruzione

Maria Elena Boschi, il giallo della Banca di famiglia: dov'era quel 20 gennaio?

Maria Elena Boschi

Un giallo attorno al ministro Maria Elena Boschi. La domanda è semplice: dove si trovava il 20 gennaio mentre il Consiglio dei ministri approvava la trasformazione delle banche popolari in società per azioni? Una domanda importante. Già, perché lei - stuzzicata dal Fatto Quotidiano - spiegò al giornale stesso in una lettera che era impegnata in Parlamento nel percorso di riforme costituzionali e sulla legge elettorale. Peccato però che la verità sembrerebbe essere un'altra: i resoconti stenografici di Camera e Senato, infatti, non riportano alcuna traccia della presenza della Boschi.

La premessa - Per capire meglio la questione è necessaria una premessa: nel corso del Consiglio dei ministri nel mirino è stato approvato un decreto che riguardava Banca Etruria, l'istituto vicediretto dal papà della Boschi, Pier Luigi, e poi commissariato da Bankitalia (nella banca lavora anche il fratello della Boschi, Emanuele). Nei giorni che hanno preceduto l'approvazione del decreto, sulle popolari e più di tutte sull'Etruria, si concentrò una pioggia di acquisti anche dall'estero. Secondo il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, le plusvalenze potenziali erano dell'ordine di 10 milioni di euro. Un fatto che ha spinto l'autorità che vigila sugli scambi borsistici ad accendere un faro e la Prrocura di Roma ad aprire un'indagine.

Conflitto di interessi - Il punto è che la Boschi, in questo caso - considerato il ruolo della sua famiglia in Banca Etruria - vive un conflitto di interessi. E il conflitto di interessi potrebbe destare qualche sospetto se la Boschi avesse partecipato al CdM in cui si decideva proprio sulle Popolari. Lei ha affermato che alla riunione dell'esecutivo non c'era, ma come detto risulta assente dai luoghi in cui ha affermato di essere. Al Fatto Quotidiano aveva spiegato: "Caro direttore, il suo quotidiano si rammarica del fatto che io non mi sia astenuta durante il voto in CdM sul decreto legge che riguarda la trasformazione delle Banche Popolari in Spa. Non mi sono astenuta, è vero, ma prima di gridare allo scandalo basterebbe capire il perché non mi sono astenuta, semplicemente perché non ero presente a quella riunione. E non ho partecipato perché ero impegnata in Parlamento nel percorso di riforme costituzionali e sulla legge elettorale". Una circostanza che però viene messa in dubbio dai resoconti stenografici del 20 gennaio. Quel giorno, nelle aule di Camera e Senato, non è stata registarata.

La ricostruzione - L'assenza si era fatta notare, tanto che alcuni deputati dell'opposizioni si erano lamentati. Tra loro Arturo Scotto, capogruppo a Montecitorio di Sel, che tuonò: "Il governo ci dica, visto che sono due giorni che non vediamo da queste parti la Boschi, se si stia già ragionando sul Renzi-bis". E carta canta: al Senato la seduta si è aperta alle 16.31, e stando al resoconto stenografico è stata sospesa dalle 16.34 e aggiornata alle 17.34. La Boschi è intervenuta in aula alle 17.40, e il Consiglio dei ministri, che si è svolto a Palazzo Chigi, a breve distanza dal Senato, si è aperto alle 15.45 e si è chiuso alle 17.20. Per certo il ministro era impegnato in altre riunioni, ma allora non si comprende perché disse che era in Parlamento. Stando alle agenzie stampa, nel primo pomeriggio del 20 gennaio la Boschi si trovava a Palazzo Madama insieme a Renzi per incontrare i parlamentari Pd. Poi, come rileva sempre Il Fatto, ha rilasciato due breve interviste. Successivamente il portavoce ha confermato che il ministro, nonostante non fosse in aula, era comunque in una stanza di Palazzo Madama dove è rimasta fino alla ripresa dei lavori.

La rivolta - Resta insomma qualche dubbio sulla ricostruzione. tanto che Fratelli d'Italia ha chiesto le dimissioni del ministro. Da par suo Forza Italia minaccia le barricate, mentre i deputati della Lega Nord hanno presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo di conoscere "le ragioni del commissariamento (di Banca Etruria, ndr), anche in funzione di possibili incompatibilità, o conflitti di interesse, che esistevano, per questioni parentali, tra un componente del consiglio di amministrazione di Banca Etruria e un componente del governo". Dopo questo polverone, insomma, il Cdm potrebbe rendere pubblico il verbale della riunione del 20 gennaio e dissipare ogni dubbio. Già, perché come scritto, nel frattempo Banca Etrura - mercoledì 11 febbraio - è stata commissariata da Bankitalia per "il grave deterioramento del patrimonio". E il fatto che provvedimento sulle Popolari (poi trasformato in decreto solo pochi giorni prima del Cdm) possa rivelarsi un prezioso aiuto per la popolare desta qualche sospetti.

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Commenti all'articolo

  • allianz

    16 Febbraio 2015 - 07:07

    E che domande fate?Era al tavolo ad assistere suo padre mentre con tutta la banda pianificava la truffa sotto la regia del Venditore di Pentole e carabattole varie.Elementare...no?

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  • vacabundo

    14 Febbraio 2015 - 15:03

    Insomma,gira e rigira la minestra è sempre la stessa.Tutta disonestà

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  • daniele iannone

    14 Febbraio 2015 - 14:02

    Macchina del fango o metodo Boffo. Fate voi...

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  • roccadimontorsoli

    14 Febbraio 2015 - 13:01

    ALDO MORO lo chiamava ""l'arroganza del potere "" sembra proprio che san pio pelculo e le suffragette questa regola la amino molto

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