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Il doppio gioco della Boschi sulle banche popolari

Senza scomodare l’esistenzialismo di Stefano Ricucci e la sua massima su quanto sia facile fare certe cose con le chiappe degli altri, limitiamoci a dire che (anche) nel Pd very smart e really cool di Matteo Renzi funziona così. Prendiamo il premier stesso e il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi - che di questi tempi, se nessuno si offende, è come dire la Sacra famiglia - e schiacciamo il tasto rewind sino al novembre 2013. Si parlava, allora come oggi, dei rapporti un po’ così tra certi ministri e certi finanzieri-imprenditori e del fatto che un governo e un partito seri non possono permettersi di far circolare simili dubbi tra gli elettori. E dunque: chi erano i mastini più feroci col polpaccione del Guardasigilli Annamaria Cancellieri, azzannata perché in un’improvvida conversazione telefonica si era impegnata ad ottenere la scarcerazione di Giulia Ligresti, figlia dell’imprenditore Antonino? Indovinato. All’epoca Renzi e la Boschi non stavano al governo, ma erano all’opposizione nel partito e un po’ anche in Parlamento. Da lì, corroborare il teorema di Ricucci era comodo e divertente: giù botte sul ministro e chi la difendeva, anche se i pm si tenevano alla larga da lei. Era una questione di «prestigio delle Istituzioni», di credibilità delle riforme, dicevano: problemi che in queste ore, intenti a vivere felicemente dall’altra parte della barricata, non perdono tempo a porsi.

Segniamoci certe frasi, che lette adesso sono ancora più belle. Le prime le pronuncia il 7 novembre proprio Renzi, giorno in cui apre il fuoco contro il Guardasigilli del governo Letta, e dunque contro lo stesso Enrico e Pier Luigi Bersani. La platea è quella giusta: Servizio Pubblico, trasmissione di Michele Santoro. La migliore è questa: «Il Pd deve fare una solenne promessa che di fronte alle regole del mondo dell’economia la politica non è più succube degli interessi delle famiglie e degli amici degli amici, ma prova a fare un percorso in cui la legge è uguale per tutti». La Cancellieri? «Avrebbe fatto un favore al Paese se si fosse dimessa». Bersani? «Io, fossi stato il segretario del Pd, non l’avrei difesa». «Facile parlare ora», gli risponde a caldo l’aspirante smacchiatore di giaguari. Profetico, almeno quella volta: il difficile infatti sarebbe parlare adesso, ma a chiedere le dimissioni della Boschi sono solo quelli di Fratelli d’Italia, qualche leghista e un pugno di forzisti, malgrado la difesa di costei consista nel fatto che «il governo su proposta di Banca d’Italia ha commissariato Banca Etruria. Smetteranno di dire che ci sono privilegi?» (e ci mancava solo che Renzi dicesse no al governatore, caro ministro).

Non era una questione giudiziaria: in ballo c’erano cose più importanti, come la credibilità del governo e delle sue riforme. Lo spiegava proprio Renzi il 19 novembre, che più chiaro di così non si poteva: «Sono per le dimissioni indipendentemente dall’avviso di garanzia». La Cancellieri, infieriva il sindaco di Firenze, «non si deve dimettere perché ha ricevuto o no un avviso di garanzia», ma perché «ha perduto l’autorevolezza necessaria a esercitare la funzione di ministro». «Ne faccio una questione di prestigio delle Istituzioni», scriveva Renzi con abuso della maiuscola. Già: la fiducia nello Stato, argomento killer di ogni obiezione. L’importanza di essere credibili. «Con questo ministro», sentenziava il futuro premier, «qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della Giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani».

Tema interessante ma pericoloso, se riproposto oggi che il governo insiste con la riforma delle banche popolari: che giudizio ne devono dare gli italiani, viste le indagini che la procura di Roma e la Consob hanno aperto sulla Popolare dell’Etruria, della quale la Boschi è azionista, il padre vicepresidente e il fratello dipendente?

Di certo è un’altra persona rispetto alla Boschi di allora, che affilava la lama della ghigliottina e sussurrava dolce: «Il ministro Cancellieri deve dimettersi. Non pare ci siano profili di illegittimità nella sua condotta, ma ha dato l’idea profondamente sbagliata di un sistema in cui solo se conosci qualcuno riesci a vedere tutelati i tuoi diritti». Ecco, appunto.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • TOMMA

    24 Febbraio 2015 - 17:05

    Quando anche "Striscia la notizia" farà servizi come questo, Berlusconi la smetterà di prendere in giro gli italiani e chi lo ha votato per venti anni. In politica non si fanno prigionieri. E se ci si sente deboli per poterlo fare, allora è meglio farsi da parte.

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  • tatanu

    24 Febbraio 2015 - 17:05

    Tralascio tutte le altre verità dell'articolo, ma quella di essere "azionista ......con 1000 euro di azioni è veramente ridicola. Tanto pela cronaca anche io sono azionista di Generali ne posseggo ben 100 che valgono 180 euro...meo male che io non sono al governo!!!!!

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  • lallalalla

    20 Febbraio 2015 - 01:01

    è un episodio infame della repubblica e dire che controllano ancora le olgettine ed i Marò so no là E que che ha rubato d'Alema e di cui nessuno parla ? e il povero Lusi ? dormiremo la notte ?

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  • frankie stein

    14 Febbraio 2015 - 16:04

    'Azz.. Renzi e Boschi 'inchiodati'...Vabbè, ma non vedo i chiodi...forse magia, suggestione?

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    • arwen

      14 Febbraio 2015 - 18:06

      No, quelli ce li hanno messi in ....tasca a noi....

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      • ilsognodiunavit

        14 Febbraio 2015 - 19:07

        mi hai fatto ridere,non avevo capito subito che ti riferivi ai chiodi

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