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Via libera da Palazzo Chigi

Jobs Act,Matteo Renzi dice addio ai co.co.co. Restano i licenziamenti collettivi e il demansionamento

Jobs Act,Matteo  Renzi dice addio ai co.co.co. Restano i licenziamenti collettivi e il demansionamento

Il Consiglio dei ministri ha approvato i quattro decreti legislativi di attuazione del Jobs act sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali caso di occupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati e per il riordino delle tipologie contrattuali e quello in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. I decreti legislativi sul Jobs Act non hanno subito modifiche sostanziali: i contratti a progetto, come previsto, andranno in soffitta dal 2016, e rimane la norma su demansionamento, anche se chi ha lavorato al dossier preferisce parlare di "rimansionamento". La norma consente alle imprese di modificare i compiti e i ruoli assegnati a un dipendente, qualora si verificasse un processo di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale. Nessuna modifica anche sui licenziamenti collettivi, che sono rimasti così come sono entrati nella riunione.

L'addio di Renzi - Su Twitter Matteo Renzi ha esultato: "Oggi è il giorno atteso da anni. Il Jobs Act rottama i cococo cocopro vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti" ha scritto il premier rilanciando l'hashtag #lavoltabuona per ricordare a tutti il D-day per il Jobs Act. Di fatto cocopro e a cococo, le due sigle che hanno accompagnato al lavoro almeno tre generazioni di italiani, stanno per andare definitivamente in soffitta, soppiantate dal nuovo contratto a tutele crescenti, almeno nelle intenzioni del governo. Di certo, gli ultimi dati disponibili sul numero delle collaborazioni a progetto (relativi a fine 2013), nell’elaborazione di Datagiovani, parlano di uno stock di 502.834 lavoratori occupati con questa tipologia contrattuale, con un reddito annuo medio di poco più di 10.000 euro.

Collaborazioni in calo - I collaboratori a progetto, pur essendo diminuiti di oltre il 22% in un anno (-145 mila lavoratori), costituiscono il 40% circa del totale dei rapporti di lavoro parasubordinato (stessa quota della tipologia che per la prima volta supera i co.co.pro., ovvero gli amministratori e sindaci di società) e rappresentano, dice Datagiovani, il vero 'ago della bilancia' per le dinamiche dei rapporti parasubordinati. Gli unici rapporti parasubordinati che hanno mostrato una dato di crescita sono stati infatti i dottori e gli assegnisti di ricerca universitari (+3,1%), i medici in formazione specialistica (+3,9%), i collaboratori occasionali (+5,7%) e i venditori porta a porta (+3,8%).
In diminuzione consistente risultano anche i rapporti di collaborazione presso la pubblica amministrazione (-12,2%) e gli associati in partecipazione (-18%). A determinare la crisi delle collaborazioni (diminuite dal 2008 di circa il 31%) non è stata solo la crisi ma, secondo gli analisti, anche la ’tagliola' della Riforma Fornero, che proprio sui rapporti di lavoro parasubordinati, e in particolare sulle collaborazioni a progetto, ha imposto vincoli molto più stringenti rispetto al passato. Vincoli che, però, non hanno raggiunto lo scopo dichiarato, quello di contrastare gli usi impropri delle cocopro, che spesso hanno nascosto un lavoro dipendente a tutti gli effetti. E di sostituire questa quota di tipologia contrattuale con lavoro ’tipico'.

Guadagni e contributi bassi - Infatti, i dati sulle attivazioni dei rapporti di lavoro di collaborazione dicono che fino alla prima parte del 2012 si è assistito a una sostanziale stabilità dei rapporti di collaborazione, cresciuti a un ritmo inferiore del 5% annuo. Nel terzo trimestre 2012, invece, si piomba al -21,7% di attivazioni rispetto allo stesso periodo del 2011, e le tendenze negative si sono mantenute dello stesso tenore almeno fino alla metà del 2013. Il 30% dei cocopro italiani ha meno di trent’anni (si tratta di quasi 150 mila parasubordinati) ed è proprio tra questi che si sono verificate le maggiori ’sparizioni' rispetto sia al 2012 (-30%) che al 2008 (-40%): si tratta rispettivamente di circa 65 mila e 98 mila collaboratori in meno. La classe d’età ’regina' è poi anche quella che guadagna meno: nemmeno 5 mila euro in media, il 5,8% in meno rispetto a quanto si verificava nel 2012 e il 13% rispetto al 2008. Poco più della metà degli under 30 con un contratto di collaborazione a progetto nel 2013 aveva avuto un medesimo rapporto anche nel 2013, contro quote molto più rilevanti (intorno a superiori all’80%) per le altre classi d’età, probabile segno che mentre per i lavoratori più maturi la collaborazione risponde a una effettiva esigenza operativa o volontà del soggetto, per i giovani è dettata da situazioni di maggiore estemporaneità o necessità. Infine, essendo di importi particolarmente bassi i redditi medi dei cocopro under 30, sono di conseguenza molto contenuti anche i contributi versati ai fini pensionistici, e in oltre 1 caso su tre non riescono a vedere accreditato nemmeno un mese di contributi, mentre circa il 44% vede accumulati da 1 a 5 mesi di contributi pensionistici.

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Commenti all'articolo

  • arwen

    21 Febbraio 2015 - 13:01

    seebin6. E' inutile fare la solita battutica contro B e scappare. Qui si leggono solo le vostre leziosità, mai un giudizio VERO su ciò che il governo fa, o promette di fare. Questa legge, caro amico, se l'avesse presentata B avrebbe causato un putiferio. girotondi, scioperi, manifestazioni, Repubblica con accuse in prima pagina. Invece, state tutti zitti, a subire da Renzi ciò che negavate a B!

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  • gregio52

    20 Febbraio 2015 - 19:07

    Da questo momento, a dire di "Pinocchio", il mondo del lavoro riprenderà come mai si sia visto negli ultimi venti anni. Finchè ci saranno i genitori a mantenere i giovani tutto andrà ancora avanti poi ... il NULLA !!!! Se guardate bene chi ci governa sono i famosi ex 68, i più "ignoranti" di una società in evoluzione, coloro che se avessero gestito un'azienda l'avrebbero fatta fallire. Infatti.

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    • sebin6

      20 Febbraio 2015 - 20:08

      meno male che prima ha governato berlusconi che non è un sessantottino, con lui l'Italia è andata avanti ( si, verso il baratro), gregio52 poverino era in coma oppure era fatto e non si è accorto di nulla.

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  • Bolinastretta

    20 Febbraio 2015 - 17:05

    e rimane la norma su demansionamento, anche se chi ha lavorato al dossier preferisce parlare di "rimansionamento". La norma consente alle imprese di modificare i compiti e i ruoli assegnati a un dipendente: E RAUS a CASA e in BLOCCO!!! se l'avesse proposto la destra sarebbe caduto il parlamento a ferro e fuoco le città e scioperi generali!! e poi dicono che il Nazzaeno non ha funzionato!! HAHAHAHA

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