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Renzi e i guai del Pd: quello strano fronte comune tra Bersani, Brunetta e Landini

Renzi e i guai del Pd: quello strano fronte comune tra Bersani, Brunetta e Landini

Bersani guida la rivolta dei dissidenti, Renato Brunetta e Forza Italia addirittura intonano un "forza Pier". E Maurizio Landini prepara la sua campagna di marzo. "Renzi non sta più così sereno", nota con ironia Franco Bechis su Libero di sabato 28 febbraio. E Stefano Folli su Repubblica sottolinea come "due fronti sono troppi per il premier". Il primo, naturalmente, è quello aperto subito dopo l'elezione del presidente Mattarella con la rottura del patto del Nazareno con Silvio Berlusconi. Il secondo, esploso più violentemente del previsto, è quello che ormai va avanti da mesi più o meno sotto traccia con la minoranza del Pd. 

La conta dei nemici Pd - Venerdì al Nazareno è andata in scena la conta interna ma a far parlare di sé sono stati soprattutto gli assenti. La riunione con i parlamentari infatti è stata un mezzo flop: 220 presenti, come sostengono i renziani, o appena 80, come dicono gli altri? Di sicuro, si sa quali big hanno disertato Pier Luigi Bersani (che ha scandito la vigilia a suon di "Non siamo figuranti" o "Basta con gli slogan"), Gianni Cuperlo, Pippo Civati ("Ho judo", aveva anticipato con un tocco di surreale ironia alla Elio e le Storie Tese), Stefano Fassina, Alfredo D'Attorre, Rosy Bindi. C'erano invece tre esponenti di spicco dei ribelli: Cesare Damiano (intercettato da Bechis e decisamente polemico con Renzi), il capogruppo Roberto Speranza (se fosse mancato, il caso sarebbe diventato istituzionale), il lettiano Francesco Boccia. In ballo ci sono molti fronti: il Jobs Act, la legge elettorale, la riforma costituzionale. Uno tira l'altro, perché se Renzi non mollerà su qualcosa difficilmente otterrà il via libera per il resto. Si andrà ad uno scontro frontale che potrebbe fare molte vittime, a meno che con molta spregiudicatezza il premier non decida di tornare sui suoi passi e chiedere una mano a Berlusconi. 

Le mosse di Landini - In quel caso, però, molto probabilmente il Pd non riuscirebbe più a reggere la botta. Il governo andrebbe avanti, forse, ma di sicuro lo smottamento democratico andrebbe ad unire le proprie forze con quanto sta succedendo fuori dal Parlamento. In questo senso, il tempismo del segretario Fiom Landini suona sospetto: manifestazione in piazza a Roma il 28 marzo, quando le cose saranno un po' più chiare. E chissà che allora la sua "coalizione sociale" non diventi un po' più politica: in questo mese esatto il combattivo Maurizio avrà modo di fare la sua  campagna elettorale in giro per l'Italia, parlerà ad operai, iscritti al sindacato, oppositori di Renzi, austerità, Bce. E, in fondo, anche a Bersani, Civati, Vendola e compagnia.

di Claudio Brigliadori
@Piadinamilanese

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Commenti all'articolo

  • moustaky

    28 Febbraio 2015 - 12:12

    Un patto immondo tra i disonesti che non vogliono cambiare nulla e i pazzi esagitati che vogliono cambiare tutto! Col solo fine di non lasciar fare le riforme che ci renderanno un Paese normale.

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