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Le grandi interviste di Perna

Augusto Minzolini: "Sono passato dal Pci a Forza Italia per colpa dei pm"

Augusto Minzolini: "Sono passato dal Pci a Forza Italia per colpa dei pm"

La stanzetta dove mi accoglie il collega Augusto Minzolini, che è poi il suo ufficio di senatore Fi, è molto laica. Non ha il crocifisso, non un ritratto del presidente Mattarella, non bandiere, né c’è il solito calendario dei carabinieri appeso alle pareti. Minzolini è un tipo che basta a se stesso e non ha miti. Neanche il proprio. Mancano infatti le immancabili foto taglia nastri che i politici disseminano nei loro uffici a uso del visitatore: sorridenti con papa Wojtyla, parlottanti con Andreotti, a braccetto con Sarkozy. Non c’è neppure Silvio Berlusconi che è il suo leader. Dunque, stanza spoglia se non desolante. Ma sfido chiunque ad accorgersene. Basta e avanza Minzolini per riempire qualsiasi vuoto. È un torrente in piena, una Piedigrotta di idee, rabbie e passioni che gli frullano nella testa calva e gli escono di bocca irrefrenabili.

«Augusto» gli dico a un certo punto «smettila di parlarti addosso...». «Dico però cose importanti», interrompe. «La regola è» riprendo io «che le domande spettano a me, a te le risposte. Se no, parli parli, ma il grosso si perde». «Vai», concede lui che, nonostante i cinquantasei anni, parla come si faceva a scuola. Così torniamo a quello che gli avevo chiesto all’inizio e cioè perché aveva deciso di riprendere il mestiere di giornalista appena scaduta la legislatura invece di farsi rieleggere. «Il giornalismo è una passione» dice. «Ho cominciato a 18 anni, quindici giorni dopo la maturità. Era luglio. Avevo vinto una borsa per l’agenzia di stampa, Asca, e per non perderla ho rinunciato alle ferie, malgrado lo stress degli esami». «Ti sono bastati pochi anni per stufarti della politica», osservo. «Ho trovato invece intrigante questa esperienza. Una cosa ho capito: il nome di peones dato ai parlamentari è quello giusto. Si brancola molto e decide poco. Ho poi afferrato la differenza tra la Prima Repubblica, che ho tanto seguito da cronista, e la crisi attuale. Prima, la politica era oscura e bisognava decrittarla. Dietro però c’era una logica perché i suoi protagonisti sapevano dove andare. Oggi, al contrario, la politica è un magma che non ha un senso in sé e ci si deve sforzare di darglielo», sentenzia.

«Dalla sponda opposta di cronista parlamentare hai frequentato per decenni i politici. Come sono, visti dalla stessa parte?», chiedo. «Il riflesso della società, com’è ovvio essendo eletti dalle sue componenti. Hai persone serie, il furbo, il passionale e chi vuole arrivare a fine legislatura solo per la pensione. Il vero vizio è però l’ipocrisia. Si parlano addosso tacendo verità che conosciamo tutti e falsando così ogni discorso. L’ipocrisia è la chiave di lettura di tutto ciò che ci sembra di non capire», afferma eccitato come se avesse trovato la lampada di Aladino. «Nostalgia dei politici del passato?», domando. «Sì» risponde pronto. «Quando li trovo più personaggi come Arnaldo Forlani che ti diceva: “Posso parlare ore senza dire niente”? O la personalità prorompente di Bettino Craxi, la furbizia di Andreotti, l’ascetismo di Enrico Berlinguer? L’unico oggi è Berlusconi che ha una vera storia e che, come gli altri, è infatti durato vent’anni». Gli chiedo: «Hai fatto i tuoi primi passi nel Pci. Come sei finito a destra?». «Non nel Pci, nella Fgci, i giovani comunisti. Erano gli anni del IV e V ginnasio, quelli delle occupazione fine anni ’70. Dopo ho votato in modo vario, radicali e altro. È stato il garantismo a farmi cambiare trincea. Il meccanismo scattò col lancio delle monetine contro Craxi. Mi infastidiva pure che, dopo il crollo del Muro chi aveva avuto torto - il Pci - andasse al governo e chi ragione - gli anticomunisti- fosse messo ai margini». «Donchisciottismo?». «Sono sempre dalla parte del più debole. Con Craxi in auge, gli stavo contro. Ma da rifugiato ad Hammamet, sono andato a intervistarlo», ricorda e, come per vincere la malinconia, riparte in quarta con intemerate varie che, visto che è incapace di autoregolarsi, interrompo brutalmente.

Il centrodestra balla sull’abisso?
«Il centrodestra ha un’indiscussa egemonia culturale, in senso gramsciano. Tutti i temi del dibattito sono infatti quelli posti da Berlusconi. Ma politicamente è in crisi e invece di chiedersi perché fa altro».

Cioè?
«Se la prende con la furbizia di Renzi, con le urla di Salvini e non si accorge di essere afono e condannato alla marginalità dalla sua stessa mancanza di voce».

Come se ne esce?
«Recuperando credibilità. Se hai fatto il patto del Nazareno con certe persone e hai capito l’errore, devi cambiare. Ma non puoi farlo con gli stessi di prima, come invece avviene».

Il Nazareno è stato il grande errore del Cav?
«Come era già avvenuto con Scalfaro si è fatto fregare da Renzi. In politica non contano le promesse ma i rapporti di forza. E questi nascono dal consenso. Il suicidio è stato abbandonare il consenso per stringere il patto».

Il Cav si circonda della gente giusta?
«No. È un gruppo con scarsa capacità di elaborazione. Una volta c’erano Colletti, Urbani, Pera, Melograni, lo stesso Tremonti. E anche Antonio Martino dov’è? Sì al rinnovamento. Ma in base al merito».

Il Cav non sa scegliere gli uomini?
«Indebolito com’è dai guai, fa prevalere la fedeltà sul merito».

Toti, Brunetta, Verdini, tre molto vicini. Che ne pensi?
«Toti è un tattico. Guarda alle mosse altrui e fa proposte senza che sia chiaro a quali bisogni degli italiani si riferisce. Brunetta, giustamente, cerca di recuperare gli elettori disorientati dal Nazareno. Verdini ha peccato di furbizia. Per stringere il patto, ha sottovalutato la perdita dei consensi».

Matteo Salvini?
«Ha dato voce al ceto medio incaz..to e fatto a pezzi da anni. Il tipico elettorato di centrodestra. Ma Fi che fa? Storce il naso perché Salvini urla. E intanto si fa depredare da lui e dall’altro Matteo».

Matteo Renzi è il migliore?
«Il più politico. Ha la capacità di rischiare che gli altri non hanno, Berlusconi compreso».

Il quale se ne impipa anche della bancarotta di Fi piena di debiti.
«È disamorato. Ora è al bivio. O amministra l’esistente per sopravvivere, e sarà un declino amaro. O, ricordando che ha già un posto nella Storia, usa le maiuscole fino all’ultimo, rilanciando la sua rivoluzione».

Tu intanto, quando sarà, te ne torni in Rai dove ti sei fatti più nemici di belzebù.
«Ho fatto il direttore del Tg1 da giornalista, dicendo la mia. Non ho accettato il giornalismo paludato. I miei editoriali, tanto criticati, sono attualissimi: sulle agenzie di rating, i cui danni stanno ora emergendo; sull’economia germanizzata; sulle ambiguità della cosiddetta trattativa Stato-Mafia».

L’accusa di peculato per il tuo uso abnorme della carta di credito aziendale?
«Abnorme un corno. Ne ho fatto l’uso diligente cui era abituato con le carte di credito dei giornali in cui ho lavorato. Mi hanno assolto il giudice di primo grado, la Corte dei Conti, l’Ordine dei giornalisti e il Giudice del Lavoro ha ingiunto alla Rai di ridarmi i soldi che le avevo restituiti per tagliare corto».

In Appello sei stato però mazzolato.
«Tra assoluzioni e condanna, c’era stata in mezzo una sola cosa: una mia richiesta di impeachment di Napolitano. Che abbia dato fastidio?».

Sei anche accusato di abuso d’ufficio per avere spostato la mezzobusta Tiziana Ferrario.
«Questa è la Rai. Mi incolpano di un reato perché ho tolto a una collega una conduzione che durava da 28 anni! Nota che dopo di me ci sono stati altri due direttori del Tg1, nessuno dei quali ha ridato a Ferrario la conduzione, tenendosi invece stretti quelli che avevo scelto io al suo posto».

Consolati pensando ai tuoi lauti guadagni col Tg1.
«Con quello che ho dovuto pagare, e pago, di avvocati per quella esperienza sono più al verde di prima».

Il grande Guido Quaranta dell’Espresso fu il tuo mentore. Lo vedi ancora?
«Sì, ogni tanto e sento in lui la passione e la delusione di chi ha dato al Pci la vita».

Schierandoti col Cav hai perso amici nel giornalismo benpensante di sinistra?
«Mai stato inserito nella tribù giornalistica. Essere un cane sciolto mi ha dato libertà».

Di te che pensi?
«Che rifarei tutto quello che ho fatto».

intervista di Giancarlo Perna

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Commenti all'articolo

  • jborroni

    10 Marzo 2015 - 15:03

    attento minzio che se continui a fare il voltagabbana fra poco non ti resta nessun altro carro sui cui salire e le colazioni a base di ostriche te le dovrai pagare con la tua carta di credito!!

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  • imahfu

    08 Marzo 2015 - 19:07

    Toti un tattico ? Cacofonia. Ma che stupidaggine. E che tattica ha, quella di Inzaghi..., più perdi e meglio vai? Povero ex cdx. non ha persone né all'altezza né alla bassezza.

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  • imahfu

    08 Marzo 2015 - 19:07

    Richiesta di enpeachement peer una carta di credito con soldi non tuoi.Ma vaffa.

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  • imahfu

    08 Marzo 2015 - 19:07

    Le balle del menzognero Minzolini sono ridicole. ''L'unico è Berlusconi che ha una vera storia'' Ruby, Polanco D'Addario, una ragazzina a quasi 80 anni ecc.., Bravo Minzo. Che speri soldi da Silvio? Sottolineo: articolo in prima persona non firmato.. bravi.

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    • ammunition

      28 Marzo 2015 - 09:09

      Certo te donne non ne hai ne giovani ne vecchie crepa di invidia

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