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Il commento del direttore

Maurizio Belpietro: Raffaele Fitto e Flavio tosi, i due kamikaze del centrodestra

Maurizio Belpietro: Raffaele Fitto e Flavio tosi, i due kamikaze del centrodestra

L’ultima puntata della guerra dei Roses scoppiata nel centrodestra pare riguardi il logo di Forza Italia. Raffaele Fitto per ottenere ciò che Silvio Berlusconi non gli vuol dare, cioè la guida del partito, sarebbe ricorso agli avvocati, cercando di strappare con il codice civile il marchio che l’ex Cavaliere lanciò nel lontano 1994. Statuto alla mano, l’uomo che oltre vent’anni fa fondò Forza Italia non potrebbe né guidare Forza Italia né decidere chi mettere in lista alle prossime elezioni. Dunque l’ex governatore della Puglia chiede che sia la magistratura a pronunciarsi.

Che l’esponente di un partito che dello strapotere dei giudici fece una delle sue principali ragioni di vita alla fine si rivolga ai giudici affidando loro la responsabilità di dirimere una bega politica è già di per sé comico e anche un po’ incredibile. Ma che Fitto lo faccia rivendicando per sé e non per Berlusconi il diritto di usare il simbolo di Forza Italia è ancora più comico e surreale. Per un motivo semplice: Forza Italia è Berlusconi. I voti, tanti o pochi che siano rimasti, sono voti di Berlusconi. Dunque estrometterlo a suon di articoli statutari non solo è bizzarro, ma è soprattutto una follia. Anzi, un atto di autolesionismo politico. Lo scontro dentro quello che un tempo era il partito più votato dagli italiani credo infatti che abbia raggiunto il suo punto più basso. Peggio di così sarà difficile fare. Soprattutto dopo questo, sarà difficile trovare elettori che siano disposti a dare il loro voto ai protagonisti di battaglia combattuta all’ultimo colpo basso.

Ma se Forza Italia è ridotta male, non meglio sta la Lega, che pur essendo salita nei sondaggi rischia di regalare il Veneto alla sinistra perché i suoi capetti litigano. Tutto nasce dal conflitto fra l’attuale governatore Luca Zaia e il sindaco di Verona Flavio Tosi. Il secondo ambiva a prendere il posto del primo sulla base di promesse passate al pubblico non del tutto note.Tuttavia, quando si è trattato di decidere la scelta è caduta su Zaia, forse per calcolo interno, forse per non regalare a Tosi una tribuna che poi gli consentisse la scalata al partito. Bega Nord l’abbiamo soprannominata noi di Libero. Sta di fatto che il bocciato non ci sta e minaccia di candidarsi contro Zaia, mettendo insieme una sua lista appoggiata da Ncd, Italia Unica (il movimento fondato da Corrado Passera) e altri. Nella guerra di Kramer contro Kramer, una battaglia fra fratelli coltelli, ovviamente rischiano di rimetterci tutti e due, consentendo alla candidata del Pd di trionfare. Un risultato che regalerebbe al partito del premier una vittoria inattesa e donerebbe alla sinistra una regione che di sinistra non è mai stata, neanche nella prima Repubblica, dove anzi la Dc stravinceva facendo incetta di voti a mani basse.

Il risultato di questa bella operazione porterebbe a rendere ancor più ininfluenti di quanto già ora non siano i partiti di centrodestra. La Lega nonostante le sia attribuito un consenso che dalla sua nascita non è mai stato nemmeno sfiorato, sarebbe fuori da quasi tutto, dal governo e, fatta eccezione per la Lombardia, dalle regioni del Nord, cioè avrebbe meno voce in capitolo di quando aveva il cinque per cento. Stesso risultato per Forza Italia, che, se perdesse la Campania, dove per il Pd corre Vincenzo De Luca, ossia un osso duro, non disporrebbe di un solo governatore in tutta Italia. Per non parlare poi di Ncd e Fratelli d’Italia, ovvero delle formazioni minori, che si troverebbero schiacciati, i primi da Renzi e i secondi da Salvini. Insomma, un capolavoro, che forse soltanto impegnandosi si potrebbe raggiungere.

Ora, può darsi che tutto ciò risponda a un disegno, ma io non riesco a intravedere quale sia e temo che con me non lo vedano neppure gli elettori. A che serve dividersi e litigare per il logo o la leadership se poi si finisce fuori da ogni gioco? I protagonisti di queste guerra all’ultimo dispetto capiscono che così consegneranno il Paese a Renzi per i prossimi vent’anni e cancelleranno per altrettanti la possibilità che in Italia esista un centrodestra? E se lo comprendono perché insistono su una linea che porta solo alla disfatta di un’intera area politica? Possibile che personalismi e ambizioni riescano a prevalere su tutto e l’idea di uno schieramento moderato che rappresenti la maggioranza venga invece dopo di tutto?

A queste domande, non mie ma di gran parte degli elettori che votano o hanno votato Forza Italia e Lega, mi piacerebbe che rispondessero i protagonisti di questa guerra dei Roses formato italiano. Non sono io a dover spiegare ma loro. Per questo motivo mi aspetto che, in una pausa tra una bega e l’altra, qualcuno si faccia vivo. Altrimenti dovrei concludere che i litiganti sono già morti.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • alfa553

    10 Marzo 2015 - 10:10

    Ma non scrivete cazzate, FI e di quei canzoni che l'hanno votata, quindi anche fitto puo usare il logo, lui e in FI ,Berlusconi puo andare pure a farsi una canna alle maldive.

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  • zydeco

    10 Marzo 2015 - 06:06

    Raffaele Fitto e Tosi due emeriti stronzi megalomani. Degni eredi di Fini e Alfano. Quando la destra comincia a prendere quota saltano fuori questi ridicoli personaggi. Per me li paga la sinistra.

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  • iltrota

    09 Marzo 2015 - 23:11

    Belpeder, hai capito che la disfatta è iniziata, oppure ancora credi a Babbo Natale e al "Cav" che ribalterà i sondaggi e porterà ancora Farsa Italia a (s)governare il Paese??!! Bananas.....

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  • carpa1

    09 Marzo 2015 - 20:08

    Dice Belpietro: "Possibile che personalismi e ambizioni riescano a prevalere su tutto e l’idea di uno schieramento moderato che rappresenti la maggioranza venga invece dopo di tutto?" E non solo, questo farebbe capire agli elettori che voterebbero cdx quanto lor signori se ne freghino di come la pensano gli elettori mettendo nero su bianco anche di quanto se ne freghino della salute dell'Italia.

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