Cerca

I ritratti

Silvio Berlusconi, Ruby in Cassazione: l'ombra delle toghe rosse sul verdetto

Ilda Boccassini

In «ansia» e non poteva essere diversamente. Il lunedì di Silvio Berlusconi, il primo da “cittadino libero” dopo un anno ai Servizi sociali, non è stato come avrebbe voluto. Ad Arcore, dove si trova da dieci giorni, il Cavaliere ha ricevuto prima i figli, poi Franco Coppi e gli altri avvocati, che gli hanno prospettato scenari funesti. Oggi, infatti, approda in Cassazione il ricorso contro la sua assoluzione nel processo Ruby. Quel “successo” giudiziario che lo aveva rimesso in campo potrebbe schiantarsi oggi sulla richiesta dei pm milanesi di riaprire il processo. «È una persecuzione, una cosa indegna», si è sfogato ieri, al telefono con un dirigente Fi.

A trasmettergli brutte sensazioni non è soltanto «il clima generale», ma i profili - tracciati dai legali - dei magistrati della Sesta sezione penale della Cassazione che potrebbero rimandarlo dritto nel tritacarne: Presidente è Nicola Milo, giudice relatore Orlando Villoni. I due togati sono sì di grande esperienza, ma pure considerati vicini a Magistratura democratica, la corrente più a sinistra. L’unico dato positivo è che il verdetto potrebbe arrivare già oggi, mettendo fine a quella che, secondo un fedelissimo dell’ex premier, è «un’attesa angosciosa che gli impedisce di concentrarsi sul resto». Il nuovo possibile sgambetto delle toghe ha interferito sull’atteggiamento che Fi terrà oggi al momento del voto sulle riforme. Il testo fu scritto da Maria Elena Boschi, ma gli azzurri avevano condiviso alcune modifiche col Pd. Dopo che il Cavaliere ha annunciato domenica il «voto contrario», ieri sera l’assemblea dei deputati doveva discutere e ratificare la decisione.

All’incontro convocato dal capogruppo Renato Brunetta si sono però presentati la metà dei 69 “invitati”. Ad aprire la riunione è stato proprio il capogruppo: «Non possiamo permetterci di essere divisi, equivarrebbe a rinnegare la nostra storia e a ipotecare il nostro futuro», ha detto, finendo per commuoversi. L’ex ministro ha chiesto di votare contro le riforme «non solo perchè Renzi ha tradito i patti», ma anche perchè c’è stata una «precisa richiesta» del presidente, cui gli azzurri dovrebbero «dimostrare vicinanza mentre è in corso una nuova persecuzione giudiziaria». L’appello alla “lealtà” ha dato avvio ad un dibattito che ha restituito l’immagine di una Fi divisa. Daniela Santanchè è stata la prima a parlare: «Io ero contraria al Patto del Nazareno, ma queste riforme le abbiamo scritte anche noi», ha ammesso, garantendo però il suo voto contrario «per lealtà». Idem Elena Centemero: «In Commissione abbiamo migliorato il testo e votare contro rischia di sembrare uno schiacciamento sulla Lega», ha avvertito. Anche la deputata lombarda garantisce però che voterà come chiesto dal Cavaliere. Se i fittiani sono sempre stati contrari al Nazareno (è intervenuto Gianfranco Chiarelli), Stefania Prestigiacomo ha cambiato il “livello” della discussione: «Questo voto deve andare oltre il merito del provvedimento: Berlusconi ci ha chiesto fiducia, quindi dovremmo mettere da parte i dubbi. Uniti gli daremo maggiore forza contrattuale in vista dei prossimi passaggi».

Se Maria Stella Gelmini non era presente, i “verdiniani” hanno chiesto tempo. «Teniamo aperto il dibattito fino a dopo il pronunciamento della Cassazione», ha chiesto Gregorio Fontana. Verdini - che ha gestito per mesi le trattative con Palazzo Chigi - vorrebbe che Fi continuasse a sostenere le riforme. Brunetta ha detto no: «Non è possibile». La riunione si è così conclusa con l’impegno del gruppo a votare no. Molti sospettano che Fi si dividerà, come già in occasione del voto sul Capo dello Stato, e che ci saranno assenti e astenuti. Nel “mirino” di Brunetta ci sono tra gli altri Fontana, Ignazio Abrignani, Massimo Parisi e Monica Faenzi che negano, però, di stare preparando «sorprese».

di Paolo Emilio Russo

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • bettely1313

    10 Marzo 2015 - 14:02

    ormai il destino di Berlusconi sembra segnato negativamente contro lui. speriamo solo che arrivi prima la giustizia divina che impedisca a questi magistrati di decidere contro di lui con un imprevisto che impedisca di condannarlo e gli altri lo percepiscano come avvertimento. Per scaramanzia o meglio "toccamese" le palle e finiamola con questa persecuzione.

    Report

    Rispondi

  • tommaso43

    10 Marzo 2015 - 11:11

    In una Nazione democratica non esiste il potere nel potere.Dunque , la magistratura deve dipendere dal ministero della giustizia!!!

    Report

    Rispondi

    • maxgarbo

      11 Marzo 2015 - 13:01

      sono d'accordo con te!

      Report

      Rispondi

  • routier

    10 Marzo 2015 - 11:11

    Ogni giorno che passa mi convinco sempre più che stiamo vivendo in una "demottatura" (contrazione lessicale di: democrazia/dittatura) dove alcune caste, a dispetto delle elezioni, fanno il bello o cattivo tempo a loro esclusivo interesse e piacimento. Spiace dirlo ma "questa" Italia non ha futuro !

    Report

    Rispondi

  • pestifero

    10 Marzo 2015 - 09:09

    Mancava solo il violino a questo articolo, o uno stralcio di jazz per rendere ancora più imbarazzante questa faccenda tipicamente italiana. Voi siete quelli che o lo assolvono (evviva la giustizia) o la giustizia è deviata. Avete inculcato nel popolo una mentalità agghiacciante

    Report

    Rispondi

    • iltrota

      10 Marzo 2015 - 11:11

      E' l' unica cosa che sanno fare, e lo hanno fatto dal '94 sino ad oggi! E una larga parte del popolo è stata COMPLICE di un mariuolo coi tacchi e il cerone !!!! Al gabbio Silviazzo.....

      Report

      Rispondi

      • colombinitullo

        10 Marzo 2015 - 19:07

        Così parlò l'avannotto, figlio di pesci con sembianze umane ma portatori malati di stupidità cosmica.

        Report

        Rispondi

        • iltrota

          10 Marzo 2015 - 22:10

          “La sentenza della Corte d’Appello ammette che ad Arcore avvenivano fatti di prostituzione con compensi, cosa che non contestiamo nemmeno noi difensori, ma manca, in fatto, la prova che Berlusconi prima del 27 maggio sapesse che Ruby era minorenne” dice il professor Franco Coppi nella sua arringa in Cassazione. Ma non erano solo "cene eleganti", k0glionazz0 bananas di un colombinitullo???

          Report

          Rispondi

blog