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Lega Nord, perché Matteo Salvini ha rotto con Tosi e ha deciso di giocarsi tutto in Veneto

Lega Nord, perché Matteo Salvini ha rotto con Tosi e ha deciso di giocarsi tutto in Veneto

Libero domenica ha titolato "I kamikaze del centrodestra", alludendo tra gli altri a Tosi e alla sua minaccia di uscire dalla Lega Nord. Oggi, con il sindaco di Verona cacciato dal segretario del partito e, anche se ancora non lo dichiara, pronto a fondare una lista personale per contendere alle elezioni di maggio al governatore uscente Zaia la guida del Veneto, verrebbe da chiedersi se il kamikaze non sia in realtà Salvini. Molto da perdere ha infatti il leader leghista se a causa di questa scissione dopo vent'anni la Regione tornerà sotto il governo della sinistra. Una sconfitta in Veneto, non è un mistero, potrebbe riaprire la questione della segreteria e cambiare gli equilibri in tutto il centrodestra. È confidando in questo che Tosi presenterà la sua lista di disturbo. Ma dietro l'azzardo ci sono un calcolo, una strategia, dei sondaggi e una guerra di potere la cui soluzione non poteva più essere rimandata.

Al di là delle posizioni ufficiali, per cui Salvini sostiene di «aver fatto di tutto per trovare un'intesa» e Tosi replica di essere stato messo con le spalle al muro da «un dittatore Caino e sleale», da mesi le posizioni e il comportamento del sindaco erano incompatibili con la linea politica e gli obiettivi del segretario. Chi bazzica la Lega sa che le ambizioni di Tosi non si limitavano alla fattura delle liste per il Veneto. Il sindaco mira attraverso la sua fondazione, di cui Salvini aveva intimato lo scioglimento, a estendere il proprio consenso personale oltre la Lega, agli elettori di Alfano, a quelli potenziali di Passera e a quelli berlusconiani, per poi puntare da posizioni di forza a contendere al segretario la leadership del Carroccio e in futuro, magari, a correre per quella di tutto il centrodestra. Il tutto con accordi, uomini, programmi e parole d'ordine quasi antitetici a quelli della Lega di oggi. Laddove il segretario è populista e vuole una Lega dura e pura, antieuro, lepenista, pragmatica, di portafoglio e di pancia, il sindaco è moderato e vuole un partito votato al compromesso, filoeuro, alfaniano, concettuale, di salotto e di tasca.

Tosi accusa Salvini di avere in testa una Lega a vocazione minoritaria, che seppure è data nei sondaggi al 16%, quota mai raggiunta prima, è destinata a restare nel ghetto e non governare mai. Salvini accusa Tosi di avere lui una visione minoritaria della Lega, ferma al dicembre 2013, quando il partito era a pezzi, valeva il 3%, si era valutato che l'unico spazio di sopravvivenza fosse come satellite di Forza Italia nella galassia del centrodestra e sotto l'egida di Maroni si era affidata a Matteo la segreteria e a Tosi la promessa di una candidatura nelle futuribili primarie di coalizione. Ma in un anno tutto è cambiato: è partita la grande corsa di Salvini, che cavalcando i temi anti-euro, anti-clandestini e anti-casta e sposando le battaglie per il lavoro e la pensione dei ceti meno ricchi ha quintuplicato i consensi, è riuscito a penetrare a Roma e nel Mezzogiorno e ora non vuole spartire onori e oneri con nessuno. Tanto meno con chi è sospettato di essere il terminale di poteri esterni che vorrebbero normalizzare la Lega e porre fine alla sua segreteria.

La decisione di rompere proprio ora, che Salvini ha maturato dopo un giorno di riflessione solitaria, è innanzitutto bossiana. Il fondatore, che ieri ha definito Tosi "un pirla se va con Passera", non ha mai avuto paura di cacciare chi contestava troppo la sua linea o tentava di costruirsi un potere alternativo, si chiamasse anche Gnutti, Rocchetta, Comencini o Comino. E ha sempre avuto ragione, l'espulsione si è immancabilmente rivelata una condanna all'irrilevanza. Ma anche l'esempio di Renzi ha forse avuto il suo peso: quando un leader ha una posizione di forza non deve aver paura di usarla tutta per guidare il partito dove vuole lui e liberarsi degli avversari interni, anche a costo di correre grandi rischi.

I sondaggi in mano alla Lega dicono che, anche con una Lista Tosi al 10%, Zaia resterebbe otto punti davanti alla candidata del Pd, Alessandra Moretti. Meglio dunque non rimandare i regolamenti di conti se si ha il vento in poppa perché in politica tutto può cambiare rapidamente, e chi come Bersani pazienta riparte ogni volta da una posizione di maggiore svantaggio. Anche perché la campagna elettorale è già iniziata e non si può fare a due voci. Salvini si impegnerà in prima persona in Veneto, aprendo punti-Lega in trecento piazze e sostenendo di persona tutti i candidati. Userà toni forti che non si prestano a controcanti né specificazioni.

Infine c'è la questione delle alleanze, presenti e future: un leader non può consentire che altri al posto suo stringano intese politiche né tollerare che ciascuno si coltivi il proprio orticello di referenti. Ed è proprio quello che sta facendo Tosi, che come Matteo ha iniziato a fare puntate anche al Sud per costruirsi un consenso personale a livello nazionale. Le elezioni in Veneto, che ha un elettorato leghista duro e puro e un'opinione pubblica che condivide molti dei cavalli di battaglia di Salvini, sono state ritenute l'occasione giusta per marcare la leadership, che quanto alla prospettiva nazionale, se non teme la corsa lunga e ha presente che il Front National ha avuto bisogno di ben più di un anno per arrivare a contendersi l'Eliseo con speranze di vittoria, ricorda anche che a Bossi bastò il 3,9% per portare al governo e al ministero dell'Interno un partito fieramente secessionista e anti-Stato.

di Pietro Senaldi
@PSenaldi

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Commenti all'articolo

  • CARLINOB

    16 Marzo 2015 - 08:08

    Salvini punta tutto sul Veneto perchè è convinto che . .. siamo i più ignoranti , al suo livello culturale ! No all'euro , no al welfar e all'accoglienza e discorsi da subcultura!! Bene . noi non siamo così . Cacciano dalla Lega Tosi , uno dei migliori , da svolta intellettuale : Tosi non è Bossi , nè Salvini nè il superbalordo padre del Porcellum , tutti personaggi culturalmente zero!

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  • Alvise Mocenigo

    15 Marzo 2015 - 19:07

    Tosi ha iniziato due anni prima a far puntate verso sud. Salvini fa copia-incolla. La posizione di Tosi sull'EURO è chiara da tempo, Salvini oltre lo slogan non riesce a balbettare un progetto di come uscire e soprattutto che scenari ci aspettano dopo l'uscita. Da veneto voterò Tosi.

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  • brunom

    15 Marzo 2015 - 17:05

    Salvini e' un boom nei sondaggi, sara' un flop nelle votazioni.

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  • c.camola

    15 Marzo 2015 - 09:09

    Siete in tre e non vi accordate e volete governare! Ma!

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