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Scambio epistolare

Raffaele Fitto, la lettera a Maurizio Belpietro: "Kamikaze tra noi? Sì, ma non sono io"

Raffaele Fitto, la lettera a Maurizio Belpietro: "Kamikaze tra noi? Sì, ma non sono io"

Vi riproponiamo lo scambio di lettere tra il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, e Raffaele Fitto, di Forza Italia, pubblicato su Libero di martedì 10 marzo. Di seguito la lettera di Raffaele Fitto. Clicca qui per leggere la risposta di Maurizio Belpietro.

Caro Direttore, nel Suo editoriale di domenica Lei ha parlato di «follia suicida» e di «kamikaze» nel centrodestra italiano. Purtroppo, condivido le dure e impietose definizioni: resta solo da capire chi siano i kamikaze, chi siano gli aspiranti omicidi-suicidi, e chi invece, stia tentando con tutte le forze di evitare altri disastri politici.

Chi scrive ha l’orgoglio di aver difeso e sostenuto Silvio Berlusconi nelle ore più difficili per lui, quando la sua casa era abbandonata da chi aveva ricevuto ogni dono e ogni onore. Era doveroso essergli accanto, così come è doveroso, proprio nella giornata di oggi, augurarsi che venga scritta una pagina di giustizia serena e non vendicativa nei suoi confronti, che ponga positivamente fine a una fin troppo lunga vicenda giudiziaria.

Tuttavia, con la stessa lealtà di chi è abituato a dire le cose con chiarezza, senza inchini e senza genuflessioni, da oltre un anno abbiamo indicato i drammatici errori politici commessi dal nostro partito, cercando in ogni modo di evitarli o almeno di ridurne l’impatto, e ottenendo solo - in cambio - aggressioni e minacce di espulsione. Veniamo ai fatti. È vero o è falso che, negli ultimi anni, manca all’appello di Forza Italia l’enormità di ben 9 milioni di voti di nostri elettori indecisi e astenuti? Sono in larga misura elettori del Nord, lavoratori autonomi, artigiani, commercianti, partite Iva. Da mesi, ci sforziamo di sostenere (con precise e argomentate proposte, insieme a tanti colleghi deputati e senatori, con tanto di coperture e cifre a posto...) una seria linea «meno tasse-meno spesa», mettendo al centro della nostra azione una drastica riduzione del peso dello Stato per favorire il rilancio dell’economia.

E invece, per un anno, la priorità di Forza Italia è stata quella di assecondare Renzi su temi lontanissimi dalle esigenze dei cittadini: riforme istituzionali e cambiamento della legge elettorale, come se gli italiani mangiassero «pane e Italicum». Un autogol ingiustificabile. È vero o falso che, per mesi, abbiamo spiegato in tutte le salse che l’appoggio a Renzi ci stava dissanguando? È vero o è falso che, per un anno consecutivo, abbiamo visto nei tg e nelle trasmissioni i principali esponenti del mio partito dire, con tanto di faccione compiaciuto e sorrisi d’ordinanza, che «eravamo protagonisti insieme a Renzi bla bla bla...»? E più parlavano più perdevamo voti? È vero o è falso che, in questo modo, oltre che aprire un’autostrada a Renzi, abbiamo aperto un’altra autostrada anche a Salvini, il quale fa benissimo il suo mestiere, ma, per evidenti ragioni, non può rappresentare tutte le anime del centrodestra italiano?

È vero o è falso che, da mesi, sosteniamo che l’unica via di rilancio (insieme ai contenuti liberali di cui dicevo prima) passa per meccanismi (primarie o comunque democrazia e scelta dal basso) che pongano fine alla stagione dei nominati, ad ogni livello, e consentano a tutti i cittadini, agli elettori delusi e astenuti di cui dicevo prima, di riprendere in mano le chiavi di casa del centrodestra? E infine, è vero o è falso che quando, con un anno di ritardo, anche gli attuali «strateghi» si sono accorti che Renzi li stava ingannando, e hanno proclamato la rottura del «Patto del Nazareno», l’unica conseguenza concreta, nel partito, è stata il commissariamento di tutti quelli che (dalla Puglia al Piemonte, per fare due esempi) avevano condiviso la linea politica poi rivelatasi quella giusta?

Io, con tanti parlamentari, e con un crescente entusiasmo e sostegno in tutta Italia, Regione per Regione, nonostante le censure, mi sono battuto e continuerò a battermi contro questo agire da «folli suicidi» e da «kamikaze», caro Direttore.
Sto cercando, come posso, di battermi perché il centrodestra abbia un futuro, e ritrovi connotati (semplificando direi: reaganiani e thatcheriani) che a lungo si sono appannati.

Questa è la mia e nostra battaglia culturale e politica, non certo una guerra di carte bollate, che compariranno solo (e spero proprio che nessuno sia così folle da renderlo necessario!) se qualcuno, nelle sette regioni che vanno al voto, penserà di escludere illegittimamente dalle liste dirigenti e militanti che hanno tutti i titoli per competere.

Certo, Direttore, concordo con Lei: il nome stesso di Forza Italia è legato indissolubilmente a quello di Silvio Berlusconi, nell’immaginario collettivo. E chi lo nega? Ma cosa diremmo, cosa scriverebbe ad esempio Libero, se il Partito democratico non rispettasse in nulla il suo Statuto, se avesse organi (dal centro alla periferia) totalmente privi di legittimazione democratica, e pretendesse perfino di escludere manu militari un pezzo del partito, quello che - per inciso - ha azzeccato la linea politica?

Non eravamo un partito liberale? O forse siamo diventati una caricatura stalinista, dove chi dissente viene eliminato perfino dalle fotografie? Sono certo che Libero, per la sua storia e il suo stesso nome, non possa stare dalla parte di chi esclude e censura. Conto invece sull’aiuto dell’informazione libera per animare un grande dibattito di idee e proposte. Il centrodestra italiano non deve avere paura di discutere: deve solo avere paura di questa agonia e di deludere i suoi elettori, che meritano uno schieramento capace di contrastare Renzi con proposte coraggiose e serie.

di Raffaele Fitto

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Commenti all'articolo

  • Vittori0

    20 Marzo 2015 - 10:10

    Il sig EMILIANO ha già vinto.Fitto stai sereno!

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