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Comunione e liberazione

Brambilla: con Lupi finita storia di Cielle in politica

L'addio di Maurizio Lupi al posto di ministro segna un'altra tappa nel declino politico di Comunione e liberazione. Una presenza fino a pochi anni fa molto forte e che è andata riducendosi a partire dall'addio di Roberto Formigoni alla poltrona di presidente della Regione Lombardia. A descrivere la parabola ciellina è oggi su La Stampa il vicedirettore del quotidiano Torinese Michele Brambilla, lui stesso ciellino. "Dire che tutto si sia risolto in un' occupazione del potere sarebbe ingiusto, perché l' impegno di Cl in politica ha prodotto anche molte cose buone, alcune straordinariamente buone. Ma che ci sia stata una degenerazione, a volte un compiacimento nella gestione del potere, un giustificare tutto in nome della fede, un liquidare le obiezioni con lo slogan 'non facciamo i moralisti', beh, questo è innegabile" scrive Brambilla. Che si iscrive nell'elencco dei "molti ciellini" che "ritengono che un certo modo di stare in politica abbia finito per nuocere al movimento più di qualsiasi nemico esterno. Don Julián Carrón, il successore di don Giussani, pensa con dolore che si è scambiata la testimonianza con l' egemonia, e spiega la differenza con un esempio: testimonianza vuol dire che, se ho il potere di nominare un primario in ospedale, nomino il più bravo; egemonia vuol dire che nomino uno di Cl. C' è da aggiungere qualcosa? No, non c' è da aggiungere niente".

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Commenti all'articolo

  • mariaester

    21 Marzo 2015 - 06:06

    N Lombardia CL ha fatto molte cose buone, a cominciare dalla sanita'. Sono abbastanza vecchia da ricordare la disumanita' in certi ambienti ospedalieri in era pre-Formigoni e l'attenzione al malato negli stessi ambienti con i ciellini alla guida della regione e ,in quanto al personale sanitario io l'ho trovato competente e umano. Brambilla scrive sulla Stampa, appunto.

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  • Anna 17

    Anna 17

    20 Marzo 2015 - 19:07

    E deve finire anche in tutti gli altri settori dove s'è annidata. Una congrega di raccomandati incapaci che hanno distrutto il paese impunemente nel nome di don Giussani.

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