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L'ex ministro fa lo gnorri

Antonio Di Pietro, un danno da 1,5 miliardi. Ma lui: "Non mi ricordo nulla..."

Antonio Di Pietro

L’altro ieri sera, al minuto 104 della trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro (visionabile sul sito de La 7) si è verificata una scena da Mezzogiorno di fuoco. In tv l’imprenditore ed ex politico Chicco Testa illustra come migliorare il sistema degli appalti pubblici ed esclama: «Bisogna eliminare gli arbitrati!». Santoro chiede perché non si faccia: «Perché il potere politico è molto debole, quanti ministri sono passati…», risponde Testa, cercando l’approvazione dell’ospite d’onore Antonio Di Pietro che di quel dicastero è stato al vertice dal 2006 al 2008 e in più occasioni, comprese molte interviste, aveva annunciato l’abolizione dei costosissimi giudizi privati «che non garantiscono trasparenza e penalizzano sempre la pubblica amministrazione». Ma l’ex pm l’altra sera non ha raccolto l’assist di Testa ed è rimasto immobile, con lo sguardo fisso davanti a sé.

In quel clima surreale da spaghetti western, ai due pistoleri del Fatto presenti in studio, Marco Travaglio e Marco Lillo, di solito infallibili nell’impallinare di domande il politico di turno, si è inceppata la favella. Ma una domandina, una sola, sarebbe stata opportuna. Visto che proprio il giorno prima la Corte d’appello di Roma ha inviato alla procura regionale della Corte dei conti gli atti di un lodo arbitrale che costa all’erario pubblico 1.258.990.183,91 euro, per la precisione. Un giudizio privato fortemente voluto dall’allora ministro Di Pietro, nonostante il fermo parere contrario dell’Avvocatura dello Stato e dell’allora direttore generale dell’edilizia statale Celestino Lops. Quello strumento venne scelto per dirimere tre diversi contenziosi (costati in tutto alla pubblica amministrazione 1,5 miliardi di euro) con l’imprenditore Edoardo Longarini, riguardanti altrettanti piani di ricostruzione postbellica mai realizzati.

La Corte d’appello di Roma ha criticato la decisione di «attribuire a un collegio arbitrale il compito di liquidare un così rilevante danno, nonostante la sostanziale incensurabilità della decisione in sede giurisdizionale» e per questo ha chiesto l’intervento dei giudici contabili. Ovviamente, dopo che l’ordinanza del tribunale capitolino ha confermato il pignoramento di 821 milioni di euro del ministero delle Infrastrutture presso la Banca d’Italia, mettendo a rischio il trasporto pubblico locale (a cui erano destinati 600 milioni), 12 importanti opere pubbliche (tra cui la Torino-Lione) e 40 mila posti di lavoro (fonte lo stesso ministero), a noi un po’ di curiosità è venuta. E le domande che a Servizio pubblico hanno preferito risparmiare all’"amico" Di Pietro, abbiamo provato a rivolgergliele noi.

Ecco la trascrizione del brevissimo duello al sole. Buonasera onorevole Di Pietro, sono Giacomo Amadori, un giornalista di Libero. «Ah, sì, sì». La disturbo? «Mi dica, mi dica». Vorrei un suo commento sulla decisione della Corte d’appello di Roma di inviare gli atti del lodo Longarini alla Corte dei conti. «Non so nulla, sono in campagna a Montenero di Bisaccia». Rammenta i tre lodi Longarini? «Non mi ricordo niente, mi scusi». Erano quei tre arbitrati decisi quando lei era ministro. «Mi dispiace, ma non mi ricordo proprio niente». Ah, non se li ricorda? «Non so di che cosa sta parlando in questo momento. Mi ha beccato in campagna. Mi scusi. Buonasera».

L’implacabile fustigatore di costumi altrui ha completamente perso la memoria. Ripercorre nei dettagli la guerra che fece quando era ministro nei confronti di Ercole Incalza, l’ex capo della struttura di missione per le Grandi opere arrestato nell’inchiesta "Sistema" della procura Firenze, mentre di quegli arbitrati che sono costati all’erario pubblico 1,5 miliardi non ha reminescenze. Chissà se ora la Corte dei conti gli curerà queste amnesie. E se i giornali, sovreccitati per il rolex regalato al figlio dell’ex ministro Maurizio Lupi, dedicheranno almeno un trafiletto al racconto del buco miliardario causato anche da Di Pietro.

di Giacomo Amadori

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Commenti all'articolo

  • lucianaza

    23 Marzo 2015 - 14:02

    ma si ripulisca casa sua!

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  • BO45MARPASS

    22 Marzo 2015 - 16:04

    forse l'eta',forse altri pensieri hanno annebbito la memoria di questo personaggio ,comunque quando e ospite di qualche talksoow politico non da questan inpressione

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  • routier

    21 Marzo 2015 - 19:07

    Di Pietro ? E pensare che a suo tempo ha avuto il consenso elettorale di moltissimi elettori. (poi ravveduti).

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  • Vittori0

    21 Marzo 2015 - 19:07

    il sig in questione ha tanto da fersi perdonare non solo in termini economici ma morali.Quante vite distrutte .Quanti punti oscuri ,quante domande senza risposte e risultati risibili.

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    • bruno osti

      22 Marzo 2015 - 17:05

      17 inchieste dale quali ne è SEMPRE uscito pulito. Oltre ad aver incassato svariate decine di migliaia di euro per aver subito diffamazioni da Il Giornale "...“Il Giornale” di famiglia Berlusconi e’ stato condannato per ben tre volte in pochi giorni a fronte di tre querele per diffamazione... E la giustizia ha sconfessato nettamente i giornalisti in questione, condannando la proprietà..."

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